Agricoltura: la Cia celebra i 40 anni e guarda al futuro. «Innovazione, reddito e accesso alla terra – dice il presidente Luca Brunelli – per un nuovo rilancio rurale»

Rispetto a quaranta anni fa l’agricoltura toscana ha perso il 40 per cento della superficie agricola utilizzabile (Sau), quella italiana il 33 per cento. Sempre nel 1977 gli occupati in agricoltura in Italia erano il 16,7 per della forza lavoro ed il peso che aveva il settore primario nel pil nazionale era del 10,62 per cento. Già, altri tempi, altri numeri. Era il 1977 quando oltre alla Pac (Politica agricola comune) nacque la Cia – oggi Cia Agricoltori Italiani – che a Firenze nel prestigioso ‘tempio’ dell’agricoltura dell’Accademia dei Georgofili ha celebrato, in modo sobrio e con uno sguardo rivolto al futuro, il quarantennale dell’organizzazione di categoria.«L’immagine dell’agricoltura rispetto a quaranta anni fa è totalmente cambiata – ha sottolineato il presidente di Cia Toscana Luca Brunelli -. Allora il ‘contadino’ era visto come l’ultimo nella scala sociale, praticamente emarginato. Oggi essere agricoltore è di tendenza, ha un’immagine positiva e sempre più giovani vedono nella terra una concreta opportunità per il futuro. Ma a questo status non corrisponde un valore economico adeguato, serve un processo che parta dalla politica e che porti una giusta remunerazione alle aziende agricole italiane. Ma il futuro non lo scrivono gli agricoltori, per questo serve un’agricoltura più forte in un’Europa più forte e coesa. Nelle nostre aree rurali dobbiamo vivere dignitosamente e non sopravvivere; ma serve di dare quel valore all’agricoltura, quel valore che noi contadini gli diamo tutte le mattine quando andiamo in un oliveto o in una stalla».L’incontro dei Georgofili è stato moderato dal direttore della Cia Toscana Giordano Pascucci che ha ricordato: «quanto sia importante proseguire con i valori culturali che ci hanno permesso di arrivare ai 40 anni della Confederazione e che rappresentano il punto di partenza per guardare al futuro dell’agricoltura con rinnovato ottimismo, senso di appartenenza, puntando su innovazione, progettualità e quella dose di coraggio per affrontare e vincere le nuove sfide di mercato».Le conclusioni sono state affidate al presidente della Cia Agricoltori Italiani Dino Scanavino, che ha spiegato ai presenti come sia doveroso «nel cambiamento innovare la rappresentanza agricola». Favorire il ricambio generazionale: «Per fare l’agricoltore non dovrebbe essere necessario acquistare la terra – ha detto Scanavino – perché oggi, per un giovane, acquistare la terra, un mandria o un parco macchine, non è oggettivamente possibile». Inoltre è fondamentale utilizzare i nuovi mezzi tecnologici: «Trasferire la conoscenza dalle università e dai centri di ricerca agli agricoltori, oggi i mezzi a disposizione ci sono».