Il personaggio del mese di dicembre: la giovane stilista  cresciuta a Sarteano Giulia Mariani, che è stata scelta per uno stage da una grande casa di moda, rivendica di essere arrivata a questo traguardo grazie ai suoi studi e al suo lavoro. E all’ amore dei suoi genitori e non alle loro conoscenze politiche. Entrambi sono legatissimi a Berlusconi che Giulia sente come uno “zio ricco”, come uno di famiglia fin da bambina. Ma mai si avvicinerà alla politica. Il suo sogno? Diventare direttore creativo di Dior

Di Francesca Andruzzi

 

Giulia Mariani è una bella ragazza di ventiquattro anni che, fisicamente, ne dimostra anche meno. Ma solo fisicamente. Il suo atteggiamento, la sua determinazione, la sua educazione, le risposte date alle domande che le vengono rivolte, fanno dimenticare di avere davanti una ragazza. Giulia Mariani è, a tutti gli effetti, già una donna. Matura, manierata, intelligente, ironica, ambiziosa, si dichiara onorata di essere stata scelta quale protagonista della nostra rubrica mensile e spera che quanto emergerà dall’intervista possa chiarire le idee ai molti convinti che la realizzazione negli studi e nel lavoro dipenda dalle conoscenze dei suoi genitori, Danilo Mariani e Simonetta Losi (il primo, attualmente, Consigliere di opposizione del Comune di Sarteano, carica già rivestita dalla moglie), entrambi amici del Presidente Silvio Berlusconi.

D.: Qualcuno sostiene che da adulti camminiamo sulla strada che altri hanno asfaltato nella nostra infanzia e nella nostra adolescenza. Due periodi fondamentali per la crescita. Che ricordi ha di questi periodi della sua vita?

R.: In generale, posso risponderle bellissimi! Sono cresciuta a Sarteano, dove i miei si sono stabiliti quando io avevo quattro anni. Gioia e amore sono stati gli ingredienti della ricetta con la quale sono stata cresciuta. Ho ricevuto tanto amore, anzi, sono stata inondata di amore da parte dei miei genitori, dai nonni, sia paterni che materni. Non sono mancati i momenti difficili, ma l’atteggiamento di mamma e papà e il loro amore mi hanno aiutata a superarli, pure con gioia. Perché quando si è amati e si ama tutto è più facile, persino il dolore diviene sopportabile. Pensi che ho subito una operazione chirurgica molto seria quando ero bambina, ma non ha rappresentato un peso stare tanto tempo in ospedale. Avevo sempre vicini i miei genitori che hanno reso tutto quasi un gioco. Mamma mi diceva che una fatina buona doveva ricucire il mio cuoricino e io ho un ricordo sereno anche di quel periodo. Così come con serenità ho affrontato la malattia di mia mamma, che ha portato grande preoccupazione a tutti in famiglia, ma ripeto, è importante il modo in cui le cose si affrontano. Quando una famiglia è unita da tanto amore, questo amore mitiga il senso di disperazione nel quale si rischia di cadere. A casa mia nulla rappresenta un trauma, tutto viene vissuto con serenità. 

D.: I suoi genitori sono persone molto conosciute a Sarteano e impegnati politicamente.  

R.: Non mi sono mai interessata di politica e mai me ne interesserò. Rispetto le scelte dei miei genitori, ma io ho sempre vissuto al di fuori dell’ambito politico. Eppure pensi che ho anche perduto delle amiche per l’impegno politico dei miei, sembra incredibile, non crede? Però ritengo sia stata una fortuna. Evidentemente non erano amiche. Quelle vere, sono rimaste accanto a me e, cosa che può sembrare altrettanto incredibile, politicamente parlando, la pensano in maniera diametralmente opposta ai miei genitori. La mancanza di sensibilità non ha colore politico. Personalmente penso sia da ignoranti giudicare le persone per il lavoro che svolgono o per le idee che hanno. Certo, non le nascondo che nel passato ne ho sofferto, oggi sorrido. Ma occorre pensare che ci si può anche trovare di fronte a persone fragili, che possono risentire di giudizi dati senza cognizione di causa, senza magari avere mai neppure frequentato un soggetto che la pensa in maniera diversa. Le parole possono essere armi, anche letali.   

D.: Studi incentrati sulla moda e specialmente sul costume teatrale. Perché questa scelta?

R.: Ho sempre avuto una passione per gli abiti. Ho una nonna sarta e una mamma che ama la moda, oltre ad essere una artista. Sono cresciuta in mezzo agli artisti e la moda è arte. E poi ho sempre amato disegnare, perciò è stato quasi…fisiologico. Purtroppo non ho mai avuto occasione di lavorare per il teatro, ma mi piacerebbe moltissimo. I costumi teatrali sono quelli della nostra storia, anche attuale. Chissà che un giorno non riesca a disegnare per uno spettacolo. 

D.: Attualmente sta svolgendo uno stage presso una importante casa di moda italiana. Cosa vede nel suo futuro lavorativo?

R.: Per carattere punto sempre in alto e il mio sogno sarebbe quello di diventare l’erede di Maria Grazia Chiuri (direttore creativo di Dior, ndr), perché per me Dior rappresenta il top dell’eleganza, dello stile. E poi conosce la storia dello stilista francese? In pochi anni riuscì ad imporre il suo marchio nel mondo, anche perché morì giovanissimo, a 52 anni, proprio in Toscana, a Montecatini Terme. Considerando che aprì il suo primo salone nel 1948 e morì nel 1957, praticamente in neanche dieci anni dall’esordio è riuscito a creare una maison che ancora oggi è la più famosa nel mondo e che rappresenta veramente il massimo dell’eleganza. Ecco come mi vedo, come uno dei prossimi direttori creativi della maison Dior. E lavorerò duramente per realizzare questo sogno. 

D.: E’ credente?

R.: Non potrei non esserlo, fosse solo perché mia madre è ancora viva! Per me la sua guarigione ha rappresentato un miracolo e ringrazio Dio ogni giorno per averla ancora accanto a me. 

D.: Chi è stata la persona più importante per la sua formazione a livello spirituale? In pratica, chi ha maggiormente contribuito a comunicarle valori?

R.:  I miei genitori, che amo più della mia stessa vita. Mi hanno insegnato l’amore e il rispetto. Se oggi sono la persona che sono, è solo merito loro. 

D.: La sua famiglia è molto vicina al Presidente Silvio Berlusconi. Che rapporto ha con l’ex Premier e cosa pensa di lui?

R.: Per me è sempre stato uno zio. Da bambina, poi, lo vedevo come lo zio … ricco! Ricordo quando andavamo a casa sua in Sardegna, il giardino sembrava un immenso parco giochi! Crescendo ho apprezzato i suoi modi educati e la sua gentilezza. Un uomo d’altri tempi, molto attento alle persone a cui vuol bene, anche molto simpatico. Mi ha vista crescere e il legame che ha con i miei ci porta a considerarlo come un componente della famiglia. Per me, quindi, uno zio, un nonno, un punto di riferimento. Certamente non sono mancati i commenti negativi da parte di molta gente che è arrivata anche a dire che ha comperato la nostra casa o ci ha aiutato in ambito lavorativo, come se ci avesse fatto regali. Guardi, la verità è che i miei genitori hanno sempre lavorato molto e l’unica cosa vera è che avendo avuto la fortuna di lavorare per un personaggio così importante, hanno anche avuto la possibilità di pagarmi una università molto costosa. Avrebbe potuto spendere diversamente i loro soldi, invece hanno fatto sacrifici, perché, ripeto, i miei studi sono stati molto costosi. Mio padre non avrebbe mai accettato soldi che non fossero frutto del suo lavoro, nessuna regalìa. E io sono stata chiamata da una importante azienda italiana per uno stage semplicemente perché molte aziende attingono direttamente dall’università che ho frequentato per scegliere i loro collaboratori. Ho fatto più di un colloquio, ho potuto anche scegliere dove andare a lavorare, ma senza raccomandazione, come a molti piace credere.   

D.: L’ultimo libro che ha letto?

R.: “Lasciami l’ultimo valzer” di Zelda Fitzgerald. Interessante, anche perché autobiografico. Era certamente una donna sottomessa al marito e in questo romanzo, peraltro l’unico che ha scritto, realizza quella libertà che le è mancata in un rapporto matrimoniale che la vedeva incapace di operare delle scelte. Una specie di riscatto. Mi ha fatto pensare a tutte quelle donne che non vivono un rapporto paritario nel matrimonio e che soffrono per questo. Mi ha dato speranza che per loro possa esserci una possibilità. 

D.: A proposito, è da poco trascorso il giorno dedicato a tutte le donne vittime di maltrattamenti. Se dovesse disegnare un vestito dedicato a loro, che modello sceglierebbe e di quale colore?

R.: Sceglierei il colore azzurro e un modello morbido, leggero e svolazzante. Tutti simboli di libertà. Perché per me la donna è libera e tutte le donne hanno un potenziale immenso. Purtroppo viviamo in una società ancora maschilista.

D.: Come immagina l’uomo che avrà accanto?

R.: Che sappia cucinare! Io non sono brava nelle attività domestiche. Non sto dicendo che mi piacerebbe un “casalingo”, no, per carità! Dovrebbe lavorare anche lui e contribuire anche economicamente. Ma se sapesse cucinare, penso che mi innamorerei all’istante (sorride). Poi vorrei che non si spaventasse dei miei successi lavorativi, anche perché ho notato che spesso le donne in carriera rimangono sole. E dovrebbe essere intelligente, amante del lavoro, avere dei principi e romantico…come il mio papà! 

D.: Come pensa di conciliare famiglia e lavoro nel prossimo futuro, magari quando diventerà madre?

R.: Per il momento non penso ad avere figli, forse perché sono troppo giovane, forse perché non ho ancora un compagno, forse perché sono timorosa al pensiero di fare un figlio. E poi non so se le mie ambizioni lavorative siano conciliabili con l’idea di un figlio. Rischierei di trascurarlo. Penso che puntare ad una attività lavorativa ad un certo livello imponga una scelta, altrimenti si rischia di fare male il proprio lavoro e anche la madre. Oggi la penso così. Domani chissà…. 

D.: Lei è figlia di genitori felicemente sposati e da molti anni. Una mosca bianca, potremmo dire, in una società dove la maggior parte dei giovani come lei sono figli di genitori separati. Qual è il segreto per una unione felice e duratura?

R.: La complicità. Mio padre e mia madre sono una persona sola. Le scelte di uno non escludono mai l’altra e viceversa. Anche nei momenti difficili, vedono il lato positivo della vita e riescono a trovare una soluzione comune. Stare insieme significa pensare per due. 

D.: In un futuro, anche lontano, ritiene possibile seguire le loro orme in politica?

R.: Assolutamente no, nemmeno morta! Ho un fegato e voglio tenermelo caro. L’ho detto e lo ripeto. Questa passione dei miei ci ha creato dei problemi e io li ho visti soffrire troppo, anche a causa della maldicenza. 

D.: Crede nell’amicizia tra donne? E tra un uomo e una donna?

R.: Tra donne sì. Le mie amiche sono come sorelle. Tra un uomo e una donna penso che sia una questione di gestione. Mi spiego meglio. Penso che anche alla base dell’amicizia vi sia una attrazione. E’ normale, perciò, che possa capitare che l’attrazione amicale nei confronti dell’altro sesso si possa trasformare in qualcosa di più. Se c’è corresponsione, nascerà un amore. Se non c’è, le strade sono due. O si rinuncia alla frequentazione, o si fa appello alla parte razionale, come farei io.  Se una persona è valida e può essere utile, nel senso migliore del termine, alla nostra crescita, alla nostra vita, perché rinunciare ad essa solo perché non corrisponde un innamoramento? Un amico, un’amica sono sempre dei tesori preziosi. 

D.: Le propongono di trasferirsi all’estero per lavoro. Quale Paese sceglie?

R.: Me lo chiede? La Francia, Parigi, ca va sans dire! A Parigi c’è Dior…. 

D.: Se dovesse rinascere nei panni di….

R.: …Audrey Hepburn, una donna bella,  elegante, raffinata, chic e molto attiva nel sociale. E’ stata lei a dire “sono molto lontana dall’essere umano che vorrei essere, ma ho deciso che dopo tutto non sono poi così male”. In questa frase mi rispecchio.