Arezzo:Pierluigi Pollice ha festeggiato i 20 anni della sua pizzeria ‘O Scugnizzo  

La Pizzeria ‘O Scugnizzo di Pierluigi Police ha compiuto vent’anni il 14 febbraio 2020. Un traguardo che il patron e pizzaiolo dello storico locale aretino ha voluto festeggiare  nella sua amata Arezzo, con i clienti storici, con vecchi e nuovi amici. Pierluigi Police è ormai un’istituzione in città e ha portato ad Arezzo i premi più ambiti per la categoria. Tre volte Tre Spicchi Gambero Rosso, cuoco dell’alleanza slow food, inserito nella classifica 50 Top Pizza, tre pizze nella Guida l’Espresso, è un pizzaiolo amato dalla città dell’oro, che con lui si è appassionata alla pizza napoletana.Una serata animata da circa 250 presenze che si sono susseguite nel locale di Via De’ Redi, per omaggiare quello che ormai è un pezzo di storia cittadina e toscana. Dopo il pomeriggio dedicato ai giornalisti, alle 20.20 spaccate gli ospiti hanno calcato il red carpet e posato per la foto di rito, prima di entrare in un locale completamente trasformato. Via tavoli e sedie, la musica di Deejay Gabriele  Parri ha animato una serata festosa e divertente.  Pizze, sfornate di continuo, la Mezzo Metro di Pizza, come le altre, consumata in piedi e condivisa, fetta dopo fetta, fino all’annuncio delle due nuove reinterpretazioni della storica ricetta del Sartù: la Pizza Sartù e il Sartù di Pizza, accolte con molta curiosità dai presenti. Un omaggio alla città di Arezzo e alla cucina napoletana.  Per il 20° anniversario della Pizzeria ‘O Scugnizzo, Pierluigi Police ha ideato una pizza che riprende uno dei grandi classici della cucina partenopea: il Sartù. Dal francese sour-tout, il Sartù, nella trasposizione napoletana, è un timballo di riso che racchiude uno scrigno di ingredienti. Il riso, giunto a Napoli nel XIV secolo con gli Aragonesi, non era molto amato dai napoletani, che lo consideravano uno sciacquapanza (sciacqua pancia), cioè un cibo poco gustoso e adatto ai malati, tanto da essere usato come medicamento se consumato in bianco in caso di disturbi gastrointestinali. Al Sud il riso non ebbe molto successo e prese la via del Nord Italia, dove iniziò ad essere coltivato.Il sartù nacque nel 1700 con il Regno delle Due Sicilie,  quando Ferdinando I sposò Maria Carolina d’Austria che non era un’amante della cucina partenopea. Così a corte furono chiamati i cuochi francesi: i Monsù (trasposizione napoletana di Monsieur), chiamati poi Monzù. A causa della poca simpatia che i partenopei nutrivano per il riso, i Monsù inventarono un modo per render loro piacevole questo ingrediente. E vennero il pomodoro, i piselli, le uova sode, la mozzarella, i fegatini e le polpettine. Così il riso divenne uno scrigno all’interno del quale erano custoditi i colorati e gustosi ingredienti. Pierluigi Police rende sua questa maestosa ricetta napoletana e la interpreta in doppia chiave: la Pizza Sartù e il Sartù di Pizza.Il Sartù  di riso è un contenitore fatto con del riso con all’interno una farcia di funghi, piselli, mozzarella, pecorino… La Pizza Sartù è una pizza aperta, ha una splendida combinazione cromatica e dona morsi diversi l’uno dall’altro. Il Sartù di Pizza è un calzone, una pizza chiusa, che sostituisce l’involucro fatto con il riso con l’impasto della pizza, la farcia del Sartù è racchiusa in una crosta di pizza.