Cetona: scomparso Guido Ceronetti; un ricordo personale di Mario Gazzeri dell”antipatico’ Ceronetti

Di Mario Gazzeri

Era antipatico, come solo un autentico intellettuale anticonformista può essere. Lo si vedeva apparire ogni mattina in Piazza Garibaldi a Cetona, l’eterno basco in testa e il bastone in mano, e dirigersi verso l’unica edicola del paese, gestita dai miei amici Stefano e Nicoletta, dove sfogliava una copia di tutti i quotidiani italiani e stranieri senza mai comprarne una. Soffriva di una seria forma di artrosi deformante che lo portò, negli ultimi tempi, a camminare con l’ausilio di un ‘passeggino’ e l’amorevole attenzione di una badante o di un’amica.La mia casa a Cetona ha due finestre che affacciano sulla via Roma, proprio dirimpetto a quelle di Guido Ceronetti, l’intellettuale dal multiforme ingegno che si è spento ieri alla veneranda età di novantadue anni. Dire che lo conoscessi bene è una esagerazione ma ci scambiavo ogni tanto due o tre parole e lo salutavo sempre. Lui, educatamente, rispondeva e mi guardava spesso con malcelato stupore, chiedendosi forse chi mai fosse a rivolgergli sempre quel mattutino saluto. Ora che non c’e’ più, i ricordi si affollano nella mia testa, come sempre accade. Anni fa, ad esempio, mi recai nella sala grande del Comune in occasione del conferimento allo scrittore, poeta, teatrante e filosofo, della ‘cittadinanza emerita’ di Cetona (un gradino in più rispetto a quella ‘onoraria’). Dopo i consueti interventi, un misto di sincera ammirazione e di  curiosità, delle Autorità comunali, fu data la parola allo scrittore, una delle più singolari voci ‘fuori dal coro’ della letteratura italiana.Dopo un lungo silenzio, che alcuni temettero potesse tradursi in un ‘gelo’, Ceronetti esordì così: “la prima volta che misi piede a Cetona…fui travolto dall’immediato desiderio di scappare!”. E allora sì che il gelo cadde nella sala. Ma durò poco. Lo scrittore spiegò che, arrivato sulla Piazza Garibaldi (il ‘salotto’ buono di Cetona),un gruppetto di ragazzini gli mosse incontro sparando con le pistole giocattolo e provocando quasi un infarto al ‘poveruomo’, allora già quasi ottantenne. In quegli anni, andava spesso a Roma e a Torino (per anni collaborò a ‘la Stampa’) poi, col passar degli anni, le sue uscite da Cetona si diradarono. Tuttavia a volte tornava nel capoluogo piemontese accompagnato da Enrico Giulianelli, simpatico e paziente titolare dell’unico autonoleggio del borgo toscano.La presenza a Cetona di Ceronetti, per quanto di poche parole e perso nei pensieri di quella fucina creativa che era la sua mente, ha dato lustro al paese in provincia di Siena, uno spessore culturale diverso da quello che negli anni ’80 gli avevano assicurato volti noti del cinema (Monicelli, Giuliano Gemma, l’assidua presenza di Alessandro Gassmann, che aveva una casa nella vicina San Cascino dei Bagni)) e del giornalismo (da Sandro Viola e Miriam Mafai fino a Tiziana Ferrario, per citarne alcuni). Ma il lascito a Cetona di Ceronetti, non è affidato solo ai ricordi. Al creatore del ‘Teatro dei Sensibili’, molto deve anche la gioventù locale che, grazie a lui e alle sue iniziative, volle e seppe avvicinarsi al teatro e alla cultura. Pochi anni fa, a Ferrara per una mostra al Palazzo dei Diamanti, entrai nella libreria Feltrinelli e, un po’ incuriosito, mi misi a sfogliare un libretto di sue poesie pubblicato da Einaudi. Io, che ho il brutto vizio di giocare con i versi, rimasi sorpreso dalla sensibilità e dalla nostalgia che permeavano le sue poesie. Ne ricordo in particolare una, che tra il malinconico e lo scherzoso, ricordava la Guerra d’Etiopia e gli anni passati in divisa. C’era, appunto, la nostalgia di un periodo ormai inesorabilmente passato. E non che Ceronetti fosse ‘nostalgico’ o ‘fascista’. Era solo la poesia di un uomo libero. Un uomo che rimpiangeva la sua giovinezza.