Chiusi: comitati “Aria”, “Il Riccio” e “Difesa del territorio”, “presto potremmo trovarci a dover fare i conti con la riproposizione del carbonizzatore”

Dal Comitato ARIA (Chiusi), dal Gruppo Ecologista “Il Riccio” (Città della Pieve) e dal  Comitato Spontaneo  “Difesa del territorio” (Cetona)  riceviamo un comunicato congiunto e un paio di foto che pubblichiamo

 

“Queste le due foto che abbiamo ricevuto qualche giorno fa e per le quali ci sono sorte alcune domande ma anche qualche certezza. Sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che Ingelia Italia, la  società che ha messo a punto la tecnologia con cui ACEA Ambiente aveva intenzione di realizzare il carbonizzatore e che dovrebbe collaborare alla sua costruzione, stia conducendo (o abbia appena terminato) una campagna di indagini archeologiche nell’area ove il Piano Operativo prevede la realizzazione di un’opera indispensabile  per la messa in sicurezza da rischio di inondazioni di tutta l’area dell’ex frigomacello (quella dove doveva essere costruito il carbonizzatore). I cartelli però sono incompleti e quindi il Comitato  ha inviato  una richiesta formale al Comune tramite PEC, per avere le informazioni mancanti sui cartelli ma obbligatorie per legge, in modo da capire meglio il tipo di indagini e quale sia il loro scopo. Accanto a queste domande però c’è una conferma: la vicenda carbonizzatore è tutt’altro che conclusa e che le cose, anche se non visibili, procedono. Presto potremmo trovarci a dover fare i conti con la riproposizione del carbonizzatore. Da cosa nasce questa constatazione?  1. ACEA Ambiente, per ora, ha investito sul carbonizzatore non meno di 2,8 mln di €. E’ da escludere una sua rinuncia volontaria al progetto; 2. Ingelia avrebbe un contratto di ingegneria con ACEA Ambiente per diverse centinaia di migliaia di €. Se il carbonizzatore non si farà Ingelia potrebbe perdere quei  soldi; 3. Le indagini archeologiche (così indicate nei cartelli di cantiere) sono probabilmente motivate dalle richieste di approfondimenti fatte a suo tempo dalla Soprintendenza per i ritrovamenti di reperti archeologici in aree limitrofe; 4. La costruzione della cassa di laminazione costituisce condizione preliminare e ineludibile per qualsiasi intervento nell’area dell’ex frigomacello, quindi in attesa che il progetto venga ripresentato … si portano avanti con il lavoro. Le popolazioni di questi territori hanno dimostrato con ragioni solide e documentate la loro opposizione a qualsiasi iniziativa che trasformi Chiusi in un polo interregionale di trattamento dei rifiuti. Attendiamo fiduciosi la risposta dall’Amministrazione Comune che, speriamo, abbia fatto tesoro dell’esperienza dell’Inchiesta Pubblica, e la smetta di trattare da sudditi i propri cittadini. “