Chiusi: il consigliere regionale Scaramelli (Italia Viva) , presentando il suo libro “Chiudi la finestra-la sfida invisibile al Covid” ha preso l’impegno a battersi perché gli anticorpi monoclonali usciti dal laboratorio di Rino Rappuoli e che curano il virus siano sperimentati su larga scala
Di Leonardo Mattioli
Il paradosso è che gli anticorpi monoclonali messi a punto dal laboratorio di ricerca della Tls di Siena dello scienziato di Rino Rappuoli ( lo scienziato di Radicofani in odore di premio Nobel) per curare il Coronavirus ci sono ma non vengono sperimentati come si dovrebbe in Italia. Problemi legati alla burocrazia delle Asl, probabilmente, ma non solo. Insomma una cura c’è in Italia ma non viene portata avanti come si dovrebbe. Un paradosso che Stefano Scaramelli, già presidente della Commissione sanità della regione Toscana, e ora vicepresidente del consiglio regionale, e capogruppo di Italia Viva, si è impegnato a superare perché la sperimentazione venga portata avanti nel nostro paese su larga scala per sconfiggere il virus. Scaramelli ha preso infatti l’impegno a battersi perché già fin dai prossimi giorni, quando si terranno delle riunioni a livello regionale, le autorità sanitarie prendano atto che questo farmaco non sia più inutilizzabile come ora.E lo ha fatto presentando a Chiusi, di fronte a circa 200 persone arrivate da tutto il territorio senese, il suo ultimo libro “Chiudi la finestra–la sfida invisibile al Covid”. Con lui lo scienziato Rino Rappuoli che ha curato la prefazione e il giornalista Pino Di Blasio che ha moderato il dibattito: Un libro che prende lo spunto dal fatto che proprio Scaramelli, la moglie Francesca e la figlia Maddalena, l’anno scorso presero il virus e si rinchiusero per 49 giorni in casa in attesa di diventare negativi. Unico “superstite” dal virus fu il piccolo figlio Lorenzo che, proprio nell’intento di salvare la famiglia, chiedeva al padre di chiudere la finestra per non fare entrare la malattia. Di qui il titolo emblematico del libro. Scaramelli e la sua famiglia furono dunque i primi “testimoni” a prendersi il Coronavirus in Italia( era il marzo 2020) ma poi furono anche “protagonisti” del nuovo farmaco perché , una volta guariti, donarono il sangue che fu alla base del progetto degli anticorpi monoclonali di Rappuoli. Lo scienziato che, come ha informato lui stesso durante la presentazione del libro, sta per partire alla volta delle Filippine e del sud America, per portare avanti le sue sperimentazioni dell’anticorpo che ha un costo ”democratico” di circa 200 dollari a dose contro i duemila di altri preparati stranieri e che sono stati già sperimentati nel nostro paese. Ecco il paradosso: in Italia c’è una cura efficace ma , per una serie di motivi probabilmente legati alla difficile burocrazia che governa questo paese, non viene sperimentata come si dovrebbe. C’è da indignarsi. Ecco perché l’impegno di Scaramelli: “non accetterò che in questo territorio non ci possano essere le sperimentazioni come si dovrebbe. Nei prossimi giorni mi misurerò con chi di dovere e sicuramente chi non prenderà questo impegno – ha avvertito- poi avrà difficoltà a farsi riconfermare”. Rispetto a questa scadenze Rappuoli si è detto “abbastanza ottimista” annunciando che per il prossimo autunno “sarà quasi possibile avere questo farmaco. Dobbiamo sviluppare un monoclonale che costi di meno e venga dato a tutti in modo semplice. Un monoclonale che fino ad oggi ha retto anche tutte le varianti che sono nate”. “Dobbiamo divulgare questa possibilità- gli ha fatto eco più volte Scaramelli -, questo messaggio deve diventare virale, di condivisione a favore di questo progetto che è l’unico a livello europeo”. “Sono stato stupito dal dialogo con Scaramelli- ha raccontato Rappuoli alla presentazione del libro – . Aspettavamo tutti che guarisse. È stata un’esperienza che ho vissuto da lontano, una famiglia che di trova coinvolta all’inizio della pandemia. Adesso sembra che sia tutto finito, che ci siamo dimenticati di ciò che è successo. Ecco, il libro ferma nella memoria quanto è accaduto e che dovremmo tenere sempre ben presente. Questa infezione, difficile, nel libro viene raccontata in modo gentile ed educativo per non sottovalutarla”. E Scaramelli :”non era piacevole dire di essere malati. Sono un personaggio pubblico, era giusto farlo . Tenendo chiusa quella finestra il più piccolo di casa, Lorenzo, voleva farsi carico di proteggere la sua famiglia. Siamo stati tra i primi tamponati, i primi ad isolarci per salvare gli altri in un contesto in cui non esistevano ancora nè distanziamenti né mascherine. Oggi ricordarlo e scriverlo è stato importante, quasi terapeutico. Il messaggio è che aver chiuso quella finestra è stato importante, una volta guarito forse è stato straordinario aprire quella finestra e donare il sangue per la sperimentazione del farmaco a base di anticorpi monoclonali creato a Siena grazie a Tls e a Rino Rappuoli”.









