Cortona: 100 bambini delle scuole elementari assieme per il progetto “Fuori dal guscio” per entrare in armonia con il compagno disabile in un percorso di formazione sportiva

A Cortona 100 bambini delle scuole elementari assieme per il progetto “Fuori dal guscio” che parte dalla volontà di voler creare opportunità di reale integrazione tra i bambini normodotati ed i loro compagni affetti da patologie quali l’autismo o disabilità intellettive. “Gli studenti coinvolti, dichiara il dirigente dell’Istituto Comprensivo Cortona 1 Alfonso Noto, saranno circa 100, tra di essi 7 bambini con disabilità autistica o intellettiva. L’idea progettuale è quella di integrare il bambino diversamente abile, attraverso uno sport (come il nuoto) all’interno del gruppo classe.”.“Abbiamo accolto con entusiasmo, ha dichiarato Francesca Basanieri Sindaco di Cortona, questo progetto che entra nel solco della grande tradizione di interventi a sostegno delle fragilità che la nostra comunità attua da tempo. Credo che il ruolo di un ente locale sia proprio quello di sostenere progetti come questo e dobbiamo essere grati alla Scuola che lo ha promosso e a quanti con forza e convinzione lo stanno sostenendo. In pratica “Fuori dal Guscio” è una valida alternativa alla classica ora di educazione fisica, un’attività sportiva a carattere terapeutico, da inserire nel progetto abilitativo-riabilitativo dei bambini e ragazzi affetti da autismo e grave disabilità intellettiva, durante l’orario scolastico. L’idea che ha guidato tutti i promotori è quella di rompere gli schemi (il guscio) di dimostrare che azioni vere di inclusione sono possibili, che partendo da un’attività divertente come lo sport (in questo caso il nuoto) tante barriere possono cadere e non solo tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti ed in particolare tra le famiglie spesso chiuse nei loro problemi e nelle difficoltà.” “I bambini autistici e con disabilità intellettive, dichiara Andrea Laurenzi Presidente dell’Associazione Autismo Arezzo, normalmente hanno difficoltà nella comunicazione verbale e non verbale, nelle interazioni sociali, nelle attività legate al tempo libero ed al gioco, nell’integrazione con il gruppo dei pari. La malattia rende loro difficile comunicare con gli altri e relazionarsi con il mondo esterno. In questo modo il soggetto con difficoltà, grazie all’aiuto di un operatore specializzato TMA, sarà integrato, una volta a settimana, con tutto il suo gruppo classe (seguiti da un istruttore di nuoto), all’interno dei normali corsi di scuola nuoto. Questo è il progetto “Fuori dal Guscio”, che ha l’intento di livellare l’immenso divario che c’è tra “patologia” e “normalità”, proponendo un concreto strumento sociale, come il nuoto.”- “I bambini, dichiara Maria Novella Papini di TMA Group,  imparano a nuotare e nello stesso tempo lavorano su aspetti emotivi e cognitivi che interferiscono con la possibilità di inserirsi efficacemente nel gruppo dei pari.

Visto che in acqua ci saranno i compagni di classe, questo aiuterà il bambino a relazionarsi con i suoi pari in un ambiente ludico e ricco di stimoli percettivi.La sperimentazione e l’apprendimento di nuove abilità producono un effetto a cascata sulle competenze sociali attraverso la valorizzazione di sé e nella relazione con gli altri. Aumenta la fiducia in sé e l’autostima favorendo e facilitando l’apertura alla relazione, aumentando la disponibilità a mettersi in gioco. Per fare ciò l’attività seguita sarà la TMA (Terapia Multisistemica in Acqua) sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) con un modello teorico di riferimento e una metodologia strutturata attraverso fasi, che utilizza inoltre metodiche cognitive, comportamentali, relazionali e senso motorie. Tale terapia si rivolge ai soggetti con autismo, disturbo pervasivo dello sviluppo e disturbi della comunicazione. Il fine ultimo della terapia non è l’insegnamento del nuoto, né l’uso di quest’ultimo per svago o ricreazione, anche se il gioco e lo stare bene insieme vengono utilizzati come elemento facilitante la relazione e la gestione delle emozioni. Il nuoto, conclude Maria Novella Papini, è utilizzato come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare il processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari. Il bambino che impara a nuotare durante l’intervento può ridefinire le relazioni con il terapeuta e con gli altri bambini.”Per la prima volta i compagni “normodotati” potranno vivere una vera esperienza sportiva e di vita con i loro compagni disabili senza imbarazzi o freni,  in uno spirito di totale armonia.E’ un progetto innovativo e mai attuato in Italia: tutta la classe vive in sintonia con il compagno disabile in un percorso di formazione sportiva che non crea disparità.  Con il nuoto e la T.M.A., si porteranno fuori dall’ambiente scolastico e riabilitativo le esigenze del bambino ed anche della famiglia, per poi tornare nell’ambiente scolastico e in famiglia con un bagaglio di competenze e di piacevoli esperienze.  Il progetto partirà giovedì 8  marzo e si concluderà con la fine della scuola nel mese di giugno. Al termine di questa esperienza verranno valutati i risultati in quanto la speranza è di poter riproporre il progetto anche nei prossimi anni scolastici.