I “Grandi dell’Amiata” : Padre Ernesto Balducci di cui quest’anno si celebra il centenario dalla nascita. Fu animato dal più profondo cristianesimo
Di Antonio Pacini
Cento anni fa nasceva Padre Ernesto Balducci. La sua storia è una storia scomoda, invisa a certi ordini costituiti, comune a quelli che vogliono il bene dell’umanità. E’ una storia che comincia a Santa Fiora, un paesino dell’Amiata immerso nel silenzio, da un padre minatore tra la gente povera alla quale il presbiterio rimarrà sempre legato. Laureato in lettere e appartenente all’ordine degli Scolopi , Padre Balducci fu animato -a parere dello scrivente- dal più profondo cristianesimo, un cristianesimo che non accetta compromessi con il potere e che mira a smascherare le ipocrisie, gli appetiti, le diseguaglianze che nella storia una parte del mondo ha sempre esercitato verso un’altra parte. Queste due parti più o meno sono il mondo opulento e quello povero. Certo il suo messaggio doveva rimanere molto indigesto a certi membri della Chiesa Cattolica non risparmiata di fronte allo sfacelo, ai genocidi spesso compiuti sotto il segno della Croce. Ciò che non si dice di lui è che sia stato un filosofo : infatti il suo pensiero lo rende tale, capace di leggere il mondo senza illusioni e di capire con largo anticipo la fine della modernità. Per Balducci non esiste futuro per la modernità, per il modello che una minoranza vuole imporre a tutto il resto dell’umanità e che invece non può essere accolto. La sfida dell’uomo non è più tra una civiltà ed un’ altra perché in palio non c’è più la conquista di terre e ricchezze bensì c’è la possibilità o meno di sopravvivere come specie. Se non capiamo questo andiamo verso l’estinzione. Da qui nasce l’uomo planetario, un uomo che si sente accomunato a tutte le culture del pianeta ma non per questo rinuncia alla sua, un uomo disposto alla “mutua fecondazione delle culture” che non va confuso con l’annichilimento delle culture particolari auspicate dal globalismo. Per Balducci esistono due tipi di uomo: l’uomo edito e l’uomo inedito. Egli ci dice che le catastrofi le ha sempre compiute l’uomo edito, mentre l’uomo inedito è venuto fuori poche volte nella storia, ma ci dice anche che “conosce veramente l’uomo colui che crede nelle sue facoltà ancora inedite” e che davanti alla messa alla prova della storia l’uomo saprà reagire con queste segrete facoltà. Oggi più che mai siamo messi alla prova dalla storia e sarebbe da chiedersi che cosa penserebbe della situazione attuale, dove il delirio sembra inarrestabile e ci sta portando alla catastrofe più grande di sempre. Il prete amiatino ha lasciato testimonianze incontrovertibili su ciò che sia l’appartenenza ad una “tribù” e quindi ad una terra con parole tra le migliori mai scritte verso l’Amiata e la sua gente. Per lui il volto nuovo dell’Amiata già oltre trent’anni fa rappresentava un punto finale, di innesco delle rappresaglie naturali messe in moto dal dominio tecnico. La via intesa da Balducci si avvicina a quella di Gandhi, di San Francesco e di altre uomini inediti; è una via che profetizza la “civiltà del villaggio” e non certo della metropoli. La sua attività di scrittore, giornalista e conferenziere lo hanno reso celebre ma il suo messaggio non è stato assolutamente ascoltato. Tra i paesi amiatini stessi non sono molti i cittadini che lo conoscono e che hanno idea della portata del pensiero dell’autore in questo momento. Noi nel nostro piccolo invitiamo a fare luce sulle oscurità di noi stessi, sulle brutalità che accadono prendendo come guida anche i testi di Balducci che andrebbero letti nelle scuole, affinché tutti si sentano responsabili delle sorti planetarie. «Agisci in modo che nella massima delle tue azioni il genere umano trovi le ragioni e le garanzie della propria sopravvivenza.» (da La terra del tramonto). «Mi sono spesso domandato che ne sarebbe stato di me se fossi nato in una città chiassosa e illuminata, in una tranquilla famiglia borghese. Ma sono nato nel silenzio di un paese medioevale, sulle pendici di un vulcano spento e in una cornice umana dove era difficile discernere il confine tra la realtà e la fiaba. Sono cresciuto avvolto in un silenzio che mi dava spavento e mi avvezzava ai contatti col mistero. È stata una grazia? È stata una circostanza casuale che ha condizionato la mia libertà per sempre? Queste domande si spengono nel silenzio e cioè nel giusto posto» (E. Balducci. da Il cerchio che si chiude)










