Il personaggio del mese di aprile 2018: Roberto Esposito, vincitore del “pizza world cup 2016”, perito chimico, cita Aristotele e ha un fisico da sportivo. “Si fa presto a dire …pizzaiuolo! Grazie ai miei studi – dice convinto – ho imparato a dosare gli ingredienti, mescolarli in maniera tale che non nuocciano alla salute. Oggi ci vuole una elevata professionalità in qualsiasi lavoro, soprattutto quello che ha a che fare con la salute della gente”

Di  Francesca Andruzzi

Il locale è famoso in quel di Chianciano Terme. Si può gustare un’ottima pizza, ma tanto altro, dalla carne al pesce e si può anche fare la spesa nel mini market. In pratica i clienti acquistano ciò che vogliono e ciò che desiderano mangiare viene preparato per loro dalle sapienti mani di Roberto Esposito che, in fatto di pizza, non foss’altro per le sue origini partenopee, è una vera e propria autorità. Vincitore del “pizza world cup 2016”, perito chimico, cita Aristotele e ha un fisico da sportivo, perché, come dice lui, per fare la pizza “occorre anche una notevole forza fisica”. La dimostrazione che mente e corpo sono perfettamente in sintonia anche quando si tratta di preparare il gustoso e famoso alimento.

                                                                                                 

D.: Il suo locale “ROSSO VIVO” ha molto successo a Chianciano e attira molti avventori. Ha svolto altri lavori prima di diventare imprenditore?

R.: A dire il vero ho fatto molti lavori, ho anche gestito compagnie alberghiere e mi sono occupato di politica. Però nel mondo della ristorazione posso dire di essere nato, perché da bambino, nel tragitto da casa a scuola, mi trovavo a passare davanti ad una pizzeria e trascorrevo il tempo libero con i figli del titolare. Fare la pizza è il mio primo e grande amore. Ho lavorato a Napoli, mia città natale, e anche a Roma. All’età di vent’anni ero già molto quotato e ricercato come pizzaiuolo.

 

D.: Da chi è composta la sua clientela e quali fasce di età comprende?

R.: Tutte le età e soprattutto tutte le etnie. Chianciano è una cittadina turistica e non c’è niente come la pizza in grado di far parlare a tutti la stessa lingua. Ma lavoriamo anche fuori sede, se così posso dire. Organizziamo eventi e tra i nostri clienti anche molti personaggi noti, per lo più appartenenti al mondo dello spettacolo.

 

D.: Mi ha tolto le parole di bocca. La pizza nasce a Napoli, ma possiamo definirla “cittadina del mondo”. Quale il segreto di tanto successo?

R.: E’ proprio così! Pensi che il 70% del fatturato mondiale alimentare è quello della pizza! Credo sia perché è un cibo veramente completo. Carboidrati, omega3, sali minerali…E’ proprio il nostro organismo a richiedere tutti i componenti della pizza, che è qualcosa di irrinunciabile. Anche la sua forma, poi, ha contribuito al successo. La pizza è tonda e la forma tonda infonde sicurezza. La nostra, poi, ha qualcosa in più…pensi che ogni porzione conta duecento calorie in meno rispetto ad una pizza normale. Non male, vero?

 

D.: Lei è stato vincitore del “pizza world cup 2016”. Come si è sentito quando ha ritirato il premio?

R.:  L’emozione quando si ritira un premio è sempre immensa, ma, perdoni l’immodestia, io sono abituato al successo. Come le dicevo prima, ero molto giovane, ma già ricercatissimo nel settore.

 

D.: Sta pensando forse di aprire altri… “Rosso vivo”?

R.: No, però un nuovo progetto è in fase di realizzazione. Ad aprile  inaugureremo un altro locale nel centro storico di Chianciano, proprio dove molti anni fa aprii la mia prima attività. Non posso anticipare molto, per non guastare la sorpresa. Posso solo dire che sarà qualcosa di diverso da “Rosso Vivo”, ma la pizza non potrà mancare!

 

D.: E che fa, scusi? Concorrenza a se stesso?

R.: (ride)… proprio così! La concorrenza fa crescere, stimola l’intuito e la fantasia. A parte gli scherzi, saranno due realtà talmente diverse che i fruitori avranno solo l’imbarazzo di scegliere in quale giorno recarsi a mangiare in uno o nell’altro.

 

D.: Parliamo un poco del suo privato. E’ sposato? Ha figli?

R.: Sposato, sì, e ho una figlia, Giada, ancora piccola. Ha due anni e mezzo, ma fa già la pizza!

 

D.: Sta costruendo tutto questo per Giada, dunque? Spera segua le orme del babbo?

R.: Sarei felice di questo e non lo nascondo. Spero che Giada prenda tutto in mano un giorno, ma non le imporrò nulla. Anche se mi dicesse che desidera fare la ballerina di danza classica, rispetterei la decisione. Nulla andrebbe perduto comunque. Ci sono già molti pronti ad esportare le nostre idee.

 

D.: Pochi giorni fa la scomparsa di un noto conduttore televisivo e di un altrettanto noto calciatore. Entrambi ci hanno lasciati in età premature, nonostante uno avesse il doppio degli anni dell’altro. Mai, forse, era accaduto che il dolore fosse condiviso con tanta emozione e in tutto il territorio nazionale. Secondo lei, per tutti coloro che lavorano grazie al consenso del pubblico, qual è la formula vincente per essere ricordati anche al di fuori dell’ambito familiare e amicale?

R.: Credo la sincerità, prima di tutto essere se stessi. E poi fare le cose con passione. Ma anche dare senza pretendere nulla in cambio. Fornire possibilità agli altri. Io ho sempre dato agli altri il massimo, anche in termini di tecnica e passione. Sono insegnante presso istituti alberghieri e non ha mai nascosto nulla ai miei allievi. Un vero cuoco non ha segreti. I segreti sono indice di insicurezza.

 

D.: Che ne pensa allora dei reality culinari?

R.: Per alcuni versi sono positivi, perché avvicinano la gente all’arte della cucina. Sui docenti, invece, esprimo qualche riserva. Un cuoco vince le proprie sfide all’interno del proprio ristorante, con il consenso dei propri clienti.

 

D.: Perché ha scelto Chianciano per fare impresa?

R.: Quando avevo vent’anni feci una vacanza qui e sono rimasto talmente affascinato da questo posto che non l’ho più lasciato.

 

D.: Tutto bello? Ci sarà qualcosa che desidererebbe cambiare?

R.: Non nascondo che Chianciano avrebbe bisogno di un profondo cambiamento, anche se, debbo ammettere, da tre anni a questa parte le cose sono migliorate. Vedo un’amministrazione comunale più aperta, più fattiva, maggiormente propositiva.

 

D.: Quale sport preferisce? E quale pratica personalmente?

R.: Quando ero più giovane mi sono dedicato al karate. Oggi il lavoro e la famiglia sono i miei impegni principali. E poi quando preparo la pizza…faccio sport. Ci vuole una notevole forza fisica. Da buon italiano amo il calcio e naturalmente tifo Napoli, ma non sono un patito, non vado allo stadio. Preferisco seguire le partite nel salotto di casa, magari mentre mangio una bella pizza!

 

D.: Amore e cibo, amicizia e cibo, anche sport e cibo. Il cibo è sempre stato posto in parallelo con i rapporti umani, perché simbolo di convivialità. E’ d’accordo con questa analisi o pensa che il cibo possa essere anche solitudine?

R.: Aristotele diceva che l’uomo è un animale politico. Abbiamo bisogno di stare in branco e dunque anche di mangiare in compagnia. A dire il vero si può essere felici anche quando si mangia da soli, soprattutto quando si tratta di cibi complicati…penso ai bucatini…(sorride)

 

D.: Visto che da poco si sono svolte le elezioni, se dovesse preparare una pizza per i politici, che ingredienti userebbe per il condimento?

R.: Molte cipolle e molto sale. Una focaccia un poco pesante ed indigesta. Tanto per far capire loro come si sente oggi il popolo. Solo quando ci si cala nelle realtà degli altri, si riesce a comprendere le esigenze.

 

D.: E quale tipo di pizza suggerirebbe ad un uomo che vuole conquistare una donna?

R.: Abbiamo una pizza creata proprio per le donne. Si chiama “sapori del sud” e richiama una focaccia barese molto gustosa. Pomodoro, rucola, burrata e tartufo. Sicuro che il corteggiatore… non potrà ricevere un rifiuto dopo una pizza così.

 

D.: Che rapporto ha con i suoi dipendenti?

R.: Credo ottimo, ma bisognerebbe chiedere anche a loro! Riconosco di essere estremamente pignolo e ciò può farmi apparire qualche volta estremamente esigente, ma quando si lavora con il pubblico occorre tendere alla perfezione. Io poi sono proprio perfezionista ed esteta. Faccia un po’ lei…comunque ho molta stima delle persone che lavorano con me e credo proprio di essere ricambiato. So per certo che in me vedono un leader. Il mio lavoro è una ricerca continua della tecnica migliore e cerco di coinvolgere anche chi lavora con me in questa impresa.

 

 

D.: Nell’era della tecnologia più avanzata, nella quale basta una “app” per fare arrivare la pizza a casa, pensa che prepararsi, uscire e recarsi al ristorante con amici per gustare questo speciale prodotto, possa ancora fare la differenza?

R.: E me lo chiede? Le “app” ci hanno sicuramente semplificato la vita, ma, per certi aspetti, anche inaridita

 

D.: La sua attività ha risentito della crisi o, secondo lei, per il cibo e per la pizza in particolare, i soldi si trovano sempre?

R.: Guardi, il nostro prodotto è studiato per essere “anticrisi”. La pizza è il pasto del popolo. E come la gente, è semplice, genuina, irrinunciabile. L’anno scorso abbiamo chiuso con 80.000 pizze. Un bel traguardo direi!

 

D.: Supponiamo che domani decida di cambiare lavoro. Quale alternativa prenderebbe in considerazione?

R.: Mi piacerebbe occuparmi di marketing nel settore turistico. L’ho fatto in passato e mi riusciva bene.

 

D.: Torniamo alla pizza, felicità di grandi e piccini, soprattutto dei bambini. Quale pizza confezionerebbe per tutti quei bimbi che soffrono a causa delle guerre e dei maltrattamenti?

R.: Una pizza margherita, semplice, vera ed essenziale come loro, sperando che possa riconciliarli con questo mondo che, a volte, è davvero ingiusto. E per cambiare le cose penso che l’unica ricetta, a parte la pizza margherita, sia la solidarietà. Prima le dicevo quanto sia importante dare. I gesti di amore rivolti a queste creature possono contribuire ad un mondo migliore.

 

D.: Restiamo tra i giovani. Che consiglio sentirebbe di dare a chi volesse fare impresa nel suo campo?

R.: Prepararsi bene, studiare e soprattutto una buona gavetta. Non so se lo sa, ma io ho studiato chimica e microbiologia. Si fa presto a dire …pizzaiuolo! Grazie ai miei studi ho imparato a dosare gli ingredienti, mescolarli in maniera tale che non nuocciano alla salute. Oggi ci vuole una elevata professionalità in qualsiasi lavoro, soprattutto quello che ha a che fare con la salute della gente. E il cibo buono ed equilibrato è salute.

 

D.: Che rapporto ha con la natura, la stessa natura che le fornisce i meravigliosi ingredienti per la preparazione dei suoi piatti e della pizza in particolare?

R.: Ho scelto Chianciano per vivere e lavorare proprio perché amo la natura. Amo il biologico, il biodinamico. E sono convinto della importanza di lavorare sulla prevenzione. Quante malattie si possono prevenire mangiando meglio e mangiando prodotti sani! Io consiglio il made in Italy, che costerà pure qualcosa in più, ma non molto se paragonato ai benefici in termini di salute.

 

D.: L’ultima domanda, lo sa bene chi segue questa rubrica, stimola la fantasia…tra mille anni sarà chiamato a presentarsi alle porte del Paradiso e San Pietro le chiederà di aprire una pizzeria con forno a legna per il gaudio degli angeli. Come pensa di organizzarsi?

R.: Devo dire che una domanda come questa proprio non me l’aspettavo, però… mi metterei subito al lavoro. Intanto dovrei cercare dei collaboratori e penso che li troverei tra i Santi che lì sono molti. Comunque dovrei formarli con un corso, prima di aprire l’esercizio paradisiaco. Naturalmente il discorso non varrebbe per San Gennaro, l’unico a non avere necessità di studiare il metodo per fare una buona pizza. E poi l’allestimento. Vediamo… direi tavoli rigorosamente all’aperto! Per il forno a legna…beh, per quello penso che suggerirei a San Pietro di rivolgersi…alla concorrenza dei piani inferiori!