Il personaggio del mese di gennaio 2019: Marina Kim .Di origini russe, insieme al marito, Giuseppe, Marina porta avanti “La Selvella” ,un agriturismo alle porte di Radicofani, secondo canoni che rispettano la terra, i suoi frutti, le sue regole.“Qui coltiviamo tutto noi. Sono vent’anni – racconta -che ci impegniamo per la crescita di questo luogo e, finalmente, possiamo dire di aver raggiunto il nostro scopo”. Qui le galline si fanno il bagno nella cenere e si ammirano in uno specchio, un capriolo è allattato da una capretta e ci sono anche un paio di asinelli maremmani che rischiano l’estinzione

Di Francesca Andruzzi

Marina Kim è una quarantenne che dimostra neppure trent’anni, con una figlia di venti, Elisa, che studia all’estero, una madre pittrice che vive circondata da testi letterari della Russia natìa. Dall’amore della madre russa per un italiano – più precisamente un toscano, proprietario del podere, poco distante da Radicofani,  ove oggi sorge l’azienda agricola “La Selvella”, che decise di adottare la bella Marina – prende origine la favola. Tra il podere del padre e quello, appunto, limitrofo vi era stata negli anni precedenti una collaborazione: uno aveva il forno, l’altro il pozzo. Il pane e l’acqua, uno scambio che da secoli crea collaborazione. Poi il podere limitrofo venne acquistato da Giuseppe che diverrà il marito di Marina e come nelle storie del tempo che fu, quando i matrimoni servivano per unire le terre, le due proprietà diventano una, dando origine a “La Selvella”. Con una differenza, però. Il matrimonio tra Marina e Giuseppe è un matrimonio d’amore, un amore che dura da più di vent’anni, esattamente il tempo che si è reso necessario per rendere questo agriturismo, alle porte di Radicofani, una delle eccellenze del territorio. Perché per arrivare all’eccellenza occorre tempo e, soprattutto, amore. Inutile tentare di descrivere “La Selvella”. Deve essere vista e vissuta. Un noto filosofo ha spiegato la differenza tra l’emozione, istintiva, e il sentimento, che può nascere solo dalla frequentazione.

D.: Signora Kim, cos’è “La Selvella”?

R.: Un agriturismo nel vero senso del termine. Azienda agricola e attività ricettiva per i numerosi ospiti, secondo canoni che rispettano la terra, i suoi frutti, le sue regole. Sessanta ettari produttivi, trentatré posti letto, divisi tra camere e appartamenti, arredati grazie al sapiente lavoro di artigiano del legno di mio marito Giuseppe. Qui coltiviamo tutto noi. Sono vent’anni che ci impegniamo per la crescita di questo luogo e, finalmente, possiamo dire di aver raggiunto il nostro scopo. 

D.: Avete fatto tutto da soli?

R.: In realtà con mio marito siamo sempre stati convinti che l’unione fa la forza. È stato l’insegnamento dei nostri antenati, quello della storia dei due poderi che hanno dato vita a “La Selvella”. Ad un corso di aggiornamento abbiamo conosciuto altri soggetti impegnati, come noi, nell’amore per la terra, per l’eco-sostenibilità, ed è nata Biomavo  (BIO, Monte Amiata, Maremma e Val d’Orcia), una rete che, insieme a Sant’Alberto & Osteria, Corte della Quercia, Roberto Rossi e Palazzo di Geda, offre prodotti naturali, dall’olio alle zuppe, dai legumi ai fiori della Val d’Orcia e molto altro. Non siamo una cooperativa o un consorzio, siamo proprio una “rete” e ci tengo a questa distinzione, perché nella rete ognuno di noi diventa parte di un tutto. 

D.: Rispetto per la tradizione, ma anche uno sguardo alle nuove tecnologie?

R.: Necessariamente. Il passato deve servire come punto di riferimento, ma occorre stare al passo con i tempi, senza rinnegare il passato. Qui a “La Selvella” è tutto naturale e nello stesso tempo tecnologico. Qui riscaldiamo e refrigeriamo con il fotovoltaico, per farle un esempio. Ma chi viene da noi non deve avere paura di sporcarsi le scarpe! Nella nostra fattoria didattica gli animali vivono e vengono allevati con tecniche antiche e naturali e questo entusiasma soprattutto i bambini, i figli dei nostri ospiti, che qui possono ammirare il capriolo che è stato allevato dalla capretta Carmela, o le galline che si fanno il bagno nella cenere del caminetto per pulirsi dagli acari. Abbiamo anche uno specchio nel pollaio. Sapeva che le galline sono vanitose? Se hanno uno specchio a disposizione, lì si ammirano e fanno più uova e più buone. 

D.: Incredibile! Se non avessi visto con i miei occhi non avrei creduto che potesse esistere un posto come questo. E quegli asinelli?

R.: Belli vero?, Uno di loro è l’asino maremmano, una rarità, poiché sta rischiando l’estinzione. Sono stati il regalo di “San Valentino” da parte di mio marito. Che vuole, le altre donne ricevono monili dai mariti per la festa degli innamorati, io questi due asinelli e un pony. Sono una donna fortunata. 

D.: Avete qualcuno che vi aiuta nella gestione dell’accoglienza dei turisti?

R: Secondo lei potremmo mai fare a meno di Mario e Gigliola? Sono i nostri pilastri. Lui è la figura maschile di riferimento. Non c’è lavoro che non sappia fare. E Gigliola è una cuoca sopraffina…. Assaggi, assaggi questo dolce che ha preparato proprio oggi… 

D: Eccellente! Ma torniamo ai vostri ospiti. Chi sono?

R.: Molti romani, ma vengono un po’ da tutta Italia e anche dall’estero. Qui si tengono corsi di cucina, di yoga, di fotografia, visite guidate in azienda, ove si possono ammirare tanti attrezzi, delle epoche antiche, usate per l’agricoltura e non solo. E poi vacanze trekking. Collaboriamo con la scuola americana di pittura, teniamo stage per l’Università dell’Arizona. Insomma, non vorrei dire di più per non togliere la curiosità a chi legge, ma noi seguiamo la linea del turismo “esperienziale”. Vogliamo trasformare il soggiorno degli ospiti in una esperienza di vita e di cultura. 

D.: Però, direi più che interessante. Il vostro fiore all’occhiello?

R.: Quando penso alla mia, alla nostra azienda, è un tripudio di fiori all’occhiello. Mi lasci tuttavia dire che la coltura delle piante officinali ci sta donando particolare soddisfazione. 

D.: La sua azienda fa anche parte dell’Associazione “Pera Picciòla”…

R.: Partecipiamo con questa Associazione alla salvaguardia sia della pera picciòla che della mela piatta e di tanti altri frutti tipici della regione toscana, poco conosciuti ai più, ma di gran pregio. 

D.: Madre russa, padre, sia pur adottivo, italiano, da ventiquattro anni lei vive e lavora in Italia. Cosa pensa dell’Europa come unione politica?

R.: Tutto il bene possibile. Ci sarà anche qualcosa da correggere, per carità, ma se “La Selvella” esiste è grazie all’Europa unita. 

D.: Cosa le manca della sua Russia?

R.: Il profumo dei castagni in fiore! Però, poco male. Qui è la mia casa, qui sono i miei affetti. Non ho rimpianti.

D.: Lei ha dichiarato più volte che la cucina toscana è la sua preferita. Quale piatto in particolare?

R.: Le zuppe di legumi. Naturalmente con i nostri legumi! 

D.: Domanda “fantastica”… Putin, Trump, Merkel, Macron, May e il nostro Conte le chiedono di organizzare un pranzo. Lei accetta, ma chiede loro di svolgere prima un lavoro all’interno dell’azienda. Cosa sceglie per ognuno? 

R.: (sorride divertita) A Putin farei tagliare la legna, a Trump assegnerei il compito dell’accoglienza degli ospiti, la Merkel indiscutibilmente cuoca, la May al controllo delle camere, Macron curerà le piante officinali e per il nostro Premier… penso a un piccolo reddito, con il quale potrà fare ciò che vuole….