Il personaggio del mese di maggio 2018: il “Comitato Genitori Sarteano” che si occupa di due tipologie di iniziative, quelle di raccolta fondi e quelle a scopo educativo. “Il fiore all’occhiello – dice la Presidente Sara Francavilla – è l’ iniziativa “PIEDIBUS” realizzata quest’anno. Il Comune di Sarteano ci ha dato la gestione di questo simpatico e utile servizio. I genitori possono scegliere come mandare i figli a scuola, vale a dire con il bus o…a piedi! Insegnare ai bambini, ai ragazzi a recarsi a scuola anche a piedi è estremamente formativo ed istruttivo”.

di Francesca Andruzzi

In questo mese di maggio, nel quale si celebrano tutte le mamme d’Italia, incontriamo il “Comitato Genitori Sarteano”, con la voce del Presidente, Sara Francavilla, sarteanese per parte di madre, padre pugliese, una laurea in logopedia, un’altra in arrivo in Scienze della educazione e della formazione, sposata da otto anni, due figli, un lavoro da Operatrice Sanitaria. E’ una bella ragazza Sara, restìa a parlare di sé (“il personaggio è il Comitato, detesto i protagonismi, mi limito a dare voce a tutti i genitori che ne fanno parte”), una bellezza rinascimentale e una mente estremamente calata nel presente, impegnata nel sociale, due occhi che esprimono serenità, anche se ogni giorno guardano alla sofferenza di un prossimo che ha bisogno di cure e di amore. Proprio come i bambini che sono al centro dell’attenzione del Comitato che presiede. 

D.: Nel 2012 nasce a Sarteano il Comitato dei Genitori. A distanza di sei anni, quale bilancio?

R.: Direi positivo, anzi…positivissimo! Non nascondo le difficoltà iniziali. Tra i promotori Mario Marrocchi, Donatella Patanè (attualmente assessore alle politiche giovanili e all’istruzione, ndr) e Nadia Straccali, che hanno creduto in un progetto ambizioso e non si sono demoralizzati dinanzi la diffidenza che ciò che è novità sempre incontra. Io sono entrata a farne parte solo due anni dopo e nel 2017 mi hanno voluta Presidente. Le confesso che preferivo fare l’operaia, anche perché non amo che il Comitato venga identificato in una persona. Un conto è il risvolto giuridico, un altro quello umano. Il Comitato siamo tutti noi, tutti i genitori impegnati ogni giorno per il bene dei nostri figli, per la loro crescita, in sinergia con una Scuola che rappresenta un’altra famiglia. In questo bilancio positivo, poi, un aspetto che vorrei evidenziare è quello del continuo ricambio dei partecipanti. Ogni anno, infatti, entrano nuovi genitori che portano nuove idee, nuovi contributi, soprattutto la consapevolezza che per essere utili occorre offrire qualcosa e non puntare l’indice su ciò che non funziona.

D.: Parliamo delle iniziative del Comitato in questi anni. Quale ha portato maggiori risultati e soddisfazioni?

R.: Due tipologie di iniziative, quelle di raccolta fondi e quelle a scopo educativo. Tra le prime la Lotteria di Natale, interna alla scuola, dove i premi sono costituiti da prodotti locali, offerti dai commercianti di Sarteano, del valore da dieci a cento euro. Il 31 ottobre, poi, la festa delle Zucche magiche, in collaborazione con gli Arrischianti. Ma anche la Pesca di beneficenza, per la cui realizzazione un esercente mette a disposizione del Comitato un bel locale, che allestiamo con oggetti donati dalla popolazione. Anzi, approfitterei per lanciare un appello a chi ancora non fosse al corrente: se avete oggetti ancora in buono stato che non vi occorrono, essi potrebbero diventare i premi per questa pesca benefica. Il ricavato delle iniziative viene donato alla scuola, per tutte quelle esigenze che altrimenti non potrebbero essere realizzate per insufficienza di fondi. Come dire… invece di lamentarci, collaboriamo fattivamente per una scuola migliore. Poi le feste di Carnevale, una delle quali si svolge al palazzetto dello Sport, quella per i più piccoli, una eredità della Pro Loco, alla quale abbiamo aggiunto un nostro tocco personale, e l’altra, per i ragazzi delle scuole medie, che ha un fine educativo, poiché organizziamo per loro una sorta di discoteca nella quale imparano che il divertimento non significa esagerazione o sballo. E non voglio dimenticare che abbiamo aderito alla iniziativa comunale “adotta una aiuola”, prendendo in carico il giardino delle scuole medie. Insomma, molte iniziative, tante soddisfazioni. Ma mi dia cinque minuti per illustrare il nostro fiore all’occhiello. 

D.: Di che si tratta?

R.: Della iniziativa “PIEDIBUS”, pensata cinque anni fa e finalmente realizzata quest’anno. Il Comune di Sarteano ci ha dato la gestione di questo simpatico e utile servizio. I genitori possono scegliere come mandare i figli a scuola, vale a dire con il bus o…a piedi! Insegnare ai bambini, ai ragazzi a recarsi a scuola anche a piedi è estremamente formativo ed istruttivo. Coprire la distanza da casa a scuola con le proprie gambe significa anche apprezzare maggiormente il paesaggio. Per adesso i volontari adulti che accompagnano gli alunni sul percorso, lungo il quale vi sono delle vere e proprie fermate, sono gli stessi genitori, ma speriamo che possano aderire anche molte altre persone.  Basta recarsi in Comune ogni martedì e offrire la propria disponibilità per l’iscrizione alla lista degli accompagnatori, tramite la compilazione di una semplice modulistica. Penso anche ai molti pensionati ancora attivi che magari non si sentono più utili. Una buona occasione, non le pare? 

D.: Direi proprio di sì. Si intuisce l’ottimo rapporto con le Istituzioni locali…

R.: Già, ottimo è dire poco. Una vera sinergia. Il Comune ha compreso quale risorsa possa rappresentare il Comitato e il Sindaco Landi ha saputo utilizzare, nel migliore dei modi e nel senso migliore del termine, la fattività dei nostri componenti. L’intelligenza di un amministratore pubblico si misura dall’importanza che sa conferire a quello che viene denominato “terzo settore”, cioè l’associazionismo, il volontariato, indispensabile a fungere da integrazione, senza viverlo come un competitor, ma come un alleato. 

D.: E i rapporti con le altre associazioni presenti sul territorio?

R.: Altrettanto ottimi. Le dicevo prima della collaborazione con gli Arrischianti, ma anche con la SarteanoViva. E poi Sarteano conta numerose associazioni e noi che siamo un semplice Comitato catturiamo l’affetto e la disponibilità di tutti, perché dietro ai genitori ci sono i bambini…come si fa a dire di no ai bambini? 

D.: Qual è oggi il senso della genitorialità?

R.: Non so se sono in grado di rispondere a una domanda così difficile. Ci provo. Vede, la società è cambiata, le richieste dei bambini sono cambiate. Io ho quarant’anni, appartengo a quella generazione che ha subìto dei “no” senza motivazione, che ha subìto scelte genitoriali all’epoca incomprensibili. Vero è che sia quei “no”, sia quelle “scelte”, oggi si sono rivelate anche utili e proficue. Ma non è valido, oggi, dire ai nostri figli quella famigerata frase “…ai miei tempi, i miei genitori….”. Penso che occorra ragionare con i nostri figli, magari per arrivare ugualmente ad un “no”, perché non si può permettere che i minori prendano decisioni che spettano solo agli adulti, non fosse altro per le conseguenze che ne derivano, ma è necessario presentare loro tutte le strade percorribili, affinché capiscano che quella che i genitori scelgono per loro è la migliore, quella più adeguata. E poi penso all’importanza di insegnare ai figli la differenza tra bene e male, tra utile e inutile. Naturalmente non solo a parole, anche con l’esempio. Ma mi lasci dire una cosa che per il Comitato è fondamentale. I rapporti dei genitori con la scuola, con gli insegnanti, rappresentano una esplicazione della genitorialità di massima importanza. Troppo spesso le due posizioni sono in conflitto, come emerge anche dai recenti fatti di cronaca. Sarteano è un’isola felice, ma noi ci impegniamo e ci impegneremo sempre affinché genitori e insegnanti rappresentino per i figli-alunni due facce della stessa medaglia, una famiglia nella famiglia. 

D.: Crede sia più facile “essere” e “fare” il genitore in una cittadina di provincia che in una grande città?

R.: Per quanto essere e fare il genitore sia il mestiere più difficile del mondo, sicuramente una realtà come la nostra aiuta e non poco. Qui c’è, tra l’altro, una maggiore tranquillità, meno pericoli, più solidarietà. Anche questo aiuta ad essere genitori migliori. 

D.: L’associazione STARE FRA sta promuovendo da tempo corsi per l’affido familiare, un istituto giuridico che prevede la possibilità per coppie e singles di occuparsi di minori che provengono da famiglie con gravi difficoltà. Pensa vi sia la possibilità che i componenti il Comitato manifestino disponibilità?

R.: Sicuramente porterò all’interno del Comitato l’iniziativa dei corsi di formazione della Associazione Stare Fra. E’ chiaro che le decisioni su argomenti tanto delicati sono e restano personali, ma mi auguro che in molti decidano di aderire per dare una possibilità a ragazzi meno fortunati dei loro figli e …perché no, anche per darsi una possibilità…sono esperienze di crescita per tutti, affidati e affidatari. 

D.: Gli esperti del settore affermano che l’infanzia e l’adolescenza sono l’asfalto sul quale cammineremo per il resto della nostra vita da adulti….

R.: Allora spero proprio che il Comitato Genitori Sarteano possa essere sempre una bella e grande …betoniera! D’altro canto, le assicuro che abbiamo sperimentato quanto sia importante per i bambini vedere i genitori impegnati in ambito scolastico, per migliorare la scuola stessa. Si appassionano di più allo studio, alla socialità. 

D.: Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i genitori nel rapporto con i figli?

R.: Credo proprio riuscire a far capire loro che ci sono tante strade e aiutarli a scegliere quella giusta, nel rispetto delle potenzialità e delle inclinazioni dei ragazzi. Ogni figlio è diverso dagli altri, ogni alunno è diverso dagli altri. Occorre trovare messaggi condivisi e messaggi personali. Un bel lavoro, difficile, ma bello. 

D.: Le famiglie cosiddette allargate sono una realtà in continua crescita. Quali accorgimenti ritiene sia utile adottare nei confronti dei figli minori per un approccio sereno con i nuovi partners dei genitori?

R.: Anche se separati, i genitori restano genitori. Certo è che in caso di convivenza con un nuovo o una nuova partner, occorre anche il rispetto per l’adulto che si rapporta nella quotidianità. Si tratta di mediare, evitando i due estremi, vale a dire che il nuovo partner sostituisca il genitore o che si senta rispondere non ti ubbidisco perché non sei mio padre o mia madre. E poi è fondamentale la cooperazione tra genitori separati, che debbono continuare a condividere, per quanto possibile, la crescita del figlio. Mi rendo conto che in linea teorica sembra molto facile, ma penso che con l’amore si possano superare tante incomprensioni. E l’amore per un figlio è qualcosa di talmente grande…

D.: Nel nostro ordinamento non è ancora consentita l’adozione alle coppie omosessuali. Tuttavia non è infrequente che in una coppia convivente formata da persone delle stesso sesso, una di esse possa avere un figlio nato da una precedente relazione. Sono forse gli adulti a porsi troppi problemi su queste tematiche?

R.: Ecco, mi ha tolto le parole di bocca! Le nostre generazioni hanno sofferto condizionamenti. I bambini sono sempre stati semplici, spontanei, attratti dall’amore. Che vi siano due babbi o due mamme credo proprio che a loro importi molto poco, anzi nulla. L’importante per un bimbo è vedere che coloro i quali lo crescono si amino e si rispettino. Forse in questi casi nulla deve essere spiegato. L’amore parla da solo, non ha sesso, ma non è neanche neutro…è semplicemente assoluto. 

D.: Internet…risorsa o disvalore?

R.: Risorsa, indubbiamente. Vede, io penso che tutto sia una risorsa. Altra cosa è l’utilizzo della risorsa. La mancanza di testa e di coscienza può trasformarla in un disvalore.

 D.: Uomini che uccidono le donne e che, perciò, spesso uccidono le mamme. Figli che debbono fare i conti con un duplice lutto: la morte fisica di un genitore e, potremmo dire, la morte civile dell’altro. Come pensa che un bambino  possa superare tutto ciò?

R.: Di primo acchito mi verrebbe spontaneo dirle che non sono esperienze superabili. Forse l’unica possibilità sta nell’inondare quel bambino di amore, finché divenuto adulto possa dire che, nonostante tutto, è stato amato. Sento il mio cuore scoppiare se solo penso a quanto bimbi hanno sofferto e soffrono per situazioni di violenza. Un certo tipo di uomo è violento perché vittima di se stesso. Cattivo significa prigioniero, non a caso. 

D.: Sempre in tema di realtà che necessitano di un cambiamento,  educare i propri figli all’onestà, al rispetto, all’amore per tutti gli essere viventi, potrebbe bastare per ottenere una società migliore? E con quali mezzi?

R.: Sa che le dico? Mi sembrava una domanda retorica e invece, a pensarci bene, non lo è. Ma sa quanti pensano che insegnare ai figli l’onestà, la correttezza, il rispetto, equivalga a renderli deboli, a gettarli nella fossa di fiere furbe e scaltre, che vengono percepite come forti? In realtà essere onesti, corretti e rispettosi presuppone essere dei combattenti, quindi forti. Combattenti che usano armi peculiari come, appunto, l’onestà, la correttezza e il rispetto. Con un’arma segreta, un asso nella manica. L’amore. Che tutto vince. 

D.: Parliamo del rapporto del suo Comitato con la spiritualità. E’ importante educare i figli ad una idea in tal senso, sempre nella consapevolezza della libera scelta in tema di credo individuale? In una parola, pensare che l’essere umano non è solo materia, può essere di ausilio non solo per i figli, ma anche per gli stessi genitori?

R.: Nel Comitato convivono molte posizioni a livello confessionale e nel rispetto reciproco. Personalmente ritengo che anche chi si professa ateo o agnostico percepisca la spiritualità, che può essere anche… allungare lo sguardo. Chi abbraccia una religione lo allunga verso il proprio Dio, che magari è sempre uno, gli altri dove vogliono, ma sempre verso dei valori. Il rispetto per il prossimo, poi, ha lo sguardo lungo, soprattutto nel tempo. Pensare che se faccio il furbo qui, qualcuno muore di là, che se mi comporto bene ora, domani qualcuno raccoglierà i frutti… è un pensiero spirituale. 

D.: Quando pensa ad un padre o a una madre da portare quale esempio per questi ruoli, per i quali non esiste una scuola, chi le viene in mente?

R.: Come padre, Adriano Celentano, per via della canzone, ricorda…e intanto il tempo se ne va e non ti senti più bambina…era dedicata alla figlia. Ogni volta che l’ascolto mi vengono i brividi. Con il mio babbo ho avuto in passato un rapporto conflittuale, poi quando sono diventata madre ho capito tante cose. Come madre…mi scusi, non è per irriverenza…Marge Simpson! E’ un cartone animato, ma rappresenta una madre e una moglie nel giusto compendio dei due ruoli. Accetta i difetti dei suoi familiari e li perdona grazie all’amore che prova per loro, ma senza un atteggiamento passivo.

D.: Per l’ultima domanda, i nostri lettori affezionati lo sanno, ci spingiamo un po’ in là……le pongo una domanda che una bambina di tre anni, con il candore tipico di quella età, realmente rivolse ai suoi genitori davanti al presepe, davanti alla grotta che conteneva Giuseppe, Maria e il Bambinello, posta all’interno di un paesaggio fatto di case adagiate sulle montagne di cartapesta: “…ma con tutte queste casette a disposizione, perché proprio dentro una grotta doveva nascere Gesù?

R.: (sorride…)Eh già…perché? Perché Gesù è stato un grande insegnante, un vero insegnante. Se fosse arrivato sulla terra in un bellissimo palazzo, nel lusso e nella massima comodità, sarebbe stato un po’ come certi professori che salgono in cattedra e parlano solo a se stessi. Un bravo insegnante, un vero insegnante si cala nella realtà dei suoi alunni, nelle loro sofferenze, li comprende e condivide con loro tutto. E sono proprio questi gli insegnanti che sono maggiormente rispettati dagli alunni, perché il loro insegnamento è fatto di esempio. Ecco, penso che risponderei così….