Il personaggio del mese di Novembre 2018: è proprio il mese di “Novembre” che abbiamo intervistato e che ci dice :” sono un mese che invita alla riflessione sulla dimensione ultraterrena, ne vado fiero. Se proprio fossi costretto a scegliere un’altra posizione nel calendario, allora le dico che vorrei essere Dicembre, il mese che parla del Natale, un passaggio inverso, quello di un Dio che si cala nella dimensione terrena, per amore dell’essere umano.”

Di Francesca Andruzzi

E’ un mese particolare “Novembre”. Da qualche tempo si è sostituito ad “Ottobre” dai toni maggiormente primaverili, un tempo appannaggio della Capitale, con le sue famose “ottobrate romane”. Da sempre, tuttavia, segna il passaggio tra la fase autunnale e quella invernale, dove Dicembre è padrone, con il Natale, gli addobbi, le luminarie, quasi a portare una felicità fatta di scintillìo, a sequela del predecessore “Novembre”, carico di transizione e di una certa mestizia, in quanto dedicato alla celebrazione dei Defunti. Ed in omaggio ad essi, dedichiamo una intervista “fantastica” proprio a… “Novembre”.

 

D.: Con il suo avvento sta per chiudersi un altro anno. Un piccolo bilancio?

R.: Che dirle, sempre positivo, perché ogni anno che passa porta con sé un arricchimento, nel bene e nel male. Purtroppo le cronache ci hanno raccontato  un gran numero di fatti dolorosi e violenti, che non avremmo voluto conoscere. A fine ottobre, l’ennesimo caso di violenza su una donna, anzi, una bambina, cui voglio dedicare il mio primo giorno. E poi ancora tante guerre in corso, tanti rancori, tanto male. Spero vivamente che il mio collega, Novembre 2019, possa raccontare più bontà, più pace, più fratellanza tra i popoli.

 

D.: Due giorni importanti nel suo seno, uno lo ha appena ricordato, il primo, quello dedicato a tutti i Santi; poi, il secondo, per i Defunti. I luoghi in cui sono conservate le spoglie dei nostri cari saranno meta di pellegrinaggio…

R.: Sì, i cimiteri, quelli che a me piace chiamare “Santi Campi”, conosceranno maggiore affluenza da parte di chi è rimasto. Però, mi lasci citare una esortazione che Santa Monica, la madre di Sant’Agostino, rivolse ai suoi figli, poco prima di morire, “seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore”. Ecco, penso che la celebrazione, il ricordo, la preghiera, qualsiasi tipo di preghiera, da dedicare a chi non è più in questa dimensione terrena, siano opportuni e dovuti in tutti i giorni dell’anno e in ogni luogo, non solo a novembre nei Santi Campi.   

D.: Il culto dei Defunti, dunque, lo divide volentieri anche con gli altri mesi dell’anno?

R.: Assolutamente sì. Il corpo è involucro di qualcosa di più grande, la vecchiaia ne è la dimostrazione. Un bel pacco che contiene un regalo si stropiccia quando viene scartato e poi gettato via. Ciò che conta, ciò che resta, è il contenuto di quel pacco. E’ solo un esempio, naturalmente, per spiegare come la visita al cimitero sia più utile a chi rimane. Un luogo dove sentirsi vicini agli affetti che crediamo lontani e che invece, paradossalmente, sono ancora di più accanto a noi. 

D.: Che significa “di più accanto a noi”?

R.: Le spiego con un esempio. Un giorno, naturalmente in novembre (sorride), ascoltai la preghiera di una donna sulla tomba del padre. Ebbene, lo ringraziava, poiché da quando il genitore aveva lasciato la dimensione terrena, le cose nella vita della ragazza andavano meglio, lei si sentiva più serena, il lavoro era finalmente arrivato, il rapporto con il marito era migliorato. I genitori si preoccupano dei figli quando sono in vita. Vuole che non lo facciano da un’altra dimensione, con maggiori …possibilità? 

D.: Perciò occorrerà sfatare quel mito che la vuole mese pregno di tristezza?

R: Per dirla tutta, come si fa a non essere tristi quando si subisce una perdita? E’ naturale, fisiologico, inevitabile. Poi, però, subentra la consapevolezza che quella perdita è solo materiale e che la parte spirituale resta sempre con noi. Ci sono persone più sensibili di altre, che avvertono ancora la presenza di chi non è nella dimensione materiale. 

D: Ci sono delle perdite inevitabili. Doloroso, ma fisiologico che i genitori premuoiano ai figli. Ma quando accade il contrario, quando a morire è un figlio, come si può accettare o almeno metabolizzare tale perdita?

R.: Vede, anche per i non credenti, Gesù è comunque un personaggio storico, come Maria, la Madre. La storia di Gesù parla della sua morte quando Maria era ancora viva e nelle Scritture si legge delle “sette spade” che hanno trafitto il cuore della Madonna. Le stesse “sette spade” che trafiggono il cuore di ogni donna che perde un figlio. Mi lasci dire, però, anche di ogni padre, poiché San Giuseppe non viene citato in relazione a questo dolore, ma solo perché era già morto quando il figlio fu crocifisso. E sulla croce, Gesù affidò a Maria il discepolo che più aveva amato, San Giovanni. E’ un insegnamento grande. Pur con il cuore trafitto, ogni madre può trovare un altro figlio da amare, che siano i figli rimasti in vita, i nipoti, i figli meno fortunati di altre persone. L’importante è continuare ad amare, anche in costanza di un grande dolore. 

D.: E quando a morire è una persona cosiddetta “cattiva”?

R.: La storia insegna sempre. I Romani avevano pietà per i corpi dei nemici. Anche da questo dovremmo imparare. La cattiveria significa prigionia e tutti si dovrebbero adoperare per la liberazione dei cattivi quando essi sono ancora in vita. Provare compassione, poi, anche per loro, dopo la morte, è un atto di misericordia. 

D.: Cosa pensa della pena capitale?

R.: Penso che mi rende felice sapere che molti Stati l’hanno abolita e mi rattrista dover constatare che, ancora oggi, alcuni Paesi, anche quelli cosiddetti “civili”, continuano ad applicarla. Uno Stato non può punire chi sbaglia con la vendetta, perché la pena di morte è vendetta, non è giustizia. La pena giusta deve essere afflittiva, certo, ma nello stesso tempo rieducativa, altrimenti perde il significato che le è proprio. Quando sento dire “hanno giustiziato Tizio” inorridisco! Un vero e proprio ossimoro. 

D.: Se potesse cambiare la sua posizione nel calendario, quale mese vorrebbe essere?

R.: I miei undici compagni di viaggio sono tutti fantastici, ognuno con le sue caratteristiche, ma…resterei Novembre. Sono un mese che invita alla riflessione sulla dimensione ultraterrena, ne vado fiero. Se proprio fossi costretto, allora le dico che vorrei essere Dicembre, il mese che parla del Natale, un passaggio inverso, quello di un Dio che si cala nella dimensione terrena, per amore dell’essere umano. A prescindere dal credo di ognuno, penso sia una storia bellissima, ricca di insegnamento. E il bello appartiene a tutti, viene apprezzato da tutti, inevitabilmente.