Il personaggio del  mese di settembre 2019: Elisabetta Pacelli, insegnante di pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Appena può  è a Sarteano dove ha dato vita all’iniziativa “SuoniAmo Sarteano”, masterclass di pianoforte anche nella splendida cornice di Castiglioncello del Trinoro. “I veri “personaggi del mese” – dice – sono i giovani di questa masterclass Simone Spadoni,Gabriele Micheli, Stefano Ziggiotti, Alice Del Rossi, Daniele Saracino, Giacomo Mandarano, Emiliano Manna, Francesco Percuoco, Giulia Casilli. In una settimana con loro ho visto più progressi che in mesi di Conservatorio.

Di Francesca Andruzzi

Elisabetta Pacelli è nata a Roma e insegna nello stesso nobile Conservatorio di Santa Cecilia, dove, nel 1979, si diplomava con il massimo dei voti e la lode, già allieva di Emma Contestabile. Il suo cuore, però, è stato conquistato dalla provincia senese e a Sarteano trascorre il tempo libero e non solo. Proprio quest’anno, dal 26 agosto al 1° settembre, ha dato vita all’iniziativa SuoniAmo Sarteano, masterclass di pianoforte nella splendida cornice di Castiglioncello del Trinoro, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Filarmonica sarteanese e dell’Accademia Arrischianti.

 D.: Romana di nascita, ma non c’è luogo d’Italia che non abbia conosciuto la sua bravura. Il nostro è un Paese meraviglioso, ma quale città porta ancora nell’anima e perché?

 R.: Ha ragione,  il Paese più bello del mondo, anche se, forse, è più apprezzato dai turisti. Come tutti coloro che hanno troppo, noi italiani, spesso, diventiamo esterofili, dimenticando che abbiamo insegnato al mondo in ogni disciplina, abbiamo donato ed esportato arte, cultura…mi scusi, mi lascio prendere dal sentimentalismo, ma vorrei una maggiore considerazione proprio da parte nostra per la bellezza che ci circonda. Per rispondere alla sua domanda, le dirò che sono molto legata a Como, città difficile dal punto di vista umano, ma splendida. Ho vissuto a Como per molto tempo. Io sono romana e, quindi, mi può capire, ho dovuto affrontare, soprattutto all’inizio, la diffidenza della popolazione “nordica” (sorride)…noi romani consideriamo la diffidenza inutile! Però devo anche dire che una volta acquisita conoscenza e confidenza, i comaschi sono anche più accoglienti.

 D.: La sua brillante carriera è cosa nota. Ma per quale motivo una valente pianista, allieva di Emma Contestabile e Fausto Zadra, decide di dedicarsi all’insegnamento?

 R.: Perché insegnare è sempre stata la mia vera passione, il mio primo grande amore. A quattro anni suonavo il pianoforte, a diciotto ero diplomata, ma non sono un’artista “protagonista”. Anche questa intervista, sa? Quando il Direttore Leonardo Mattioli mi ha chiesto di essere “Il personaggio del mese”, ho avuto un attimo di esitazione. Io non amo apparire. Però ho pensato: magari una buona occasione per parlare della Masterclass SuoniAmo Sarteano e allora ho accettato, per dare risalto ai miei ragazzi, che tanto si sono impegnati e che hanno dimostrato di essere dei valenti musicisti. Sono loro i veri “personaggi del mese”, Simome Spadoni, Gabriele Micheli, Stefano Ziggiotti, Alice Del Rossi, Daniele Saracino, Giacomo Mandarano, Emiliano Manna, Francesco Percuoco, Giulia Casilli. Spero che questa iniziativa, che è stata ben accolta e apprezzata, anche grazie al patrocinio del Comune di Sarteano e alla collaborazione della Filarmonica e dell’Accademia Arrischianti, possa proseguire per dare occasione a questi e ad altri giovani talenti di portare la buona musica a chi ascolta e di fornire l’occasione a molti altri di avvicinarsi allo studio di uno strumento.

 D.: I giovani, perciò, al centro della sua vita artistica. Quanto incide, secondo lei, la buona musica sul futuro delle giovani generazioni?

R.: Le dico solo che importanti studi sociologici confermano che il Conservatorio è l’unica scuola dove gli allievi non si lasciano tentare da alcool e da altre sostanze che neanche voglio nominare. Sarà perché sono impegnati full time, il loro sballo è proprio l’impegno, il successo nella ricerca della perfetta esecuzione. Il rapporto con il bello eleva le coscienze e migliora l’essere umano, questo è indiscutibile, e il Conservatorio fornisce una prova inconfutabile.

 D.: E allora cosa pensa della musica… molto moderna?

R.: (sorride) Immagino si riferisca a quella musica ripetitiva…non vorrei sembrare démodé…ma la trovo brutta! Vede, la ripetitività è alienazione….

D.: …però il Bolero di Ravel…

R.: Un’altra musica, non confondiamo, me lo lasci dire! Nel Bolero c’è un crescendo che solo all’orecchio meno attento può sembrare ripetitività. Io mi riferivo alla ripetitività ossessiva, quella che aliena la mente.

D.: Il suo autore preferito?

R.: Non esiste. Mi spiego meglio. Quando penso agli autori, non mi fermo alle loro opere. Li considero come artisti, ma anche come persone, con un vissuto dal quale non si può prescindere. Beethoven, per farle un esempio, mi suscita tenerezza; quando penso a Mozart, ho in mente la grandezza. Sono le loro vite a commuovermi, più delle loro opere. Se non si conosce la vita di un grande artista, diviene impossibile anche apprezzare il lavoro.

D.: Quale strumento è, ingiustamente, poco considerato dai più?

R: L’arpa. Ha un bel repertorio ed è necessaria nell’orchestra. All’estero vi sono anche uomini che si dedicano a questo strumento, che in Italia sembra rimanere appannaggio femminile. Ma amo anche il fagotto e l’oboe.

D.Un bilancio della SuoniAmo Sarteano?

R.: Quale bilancio migliore della felicità di questi ragazzi! La vita insieme, il condividere esperienze anche al di là della musica. In una settimana ho visto più progressi che in mesi di Conservatorio.

D.: Letture preferite?

R.: E qui tocchiamo un tasto dolente, perché il mio tempo è assorbito dai miei allievi e dalla famiglia. Quando posso, però, leggo e rileggo i classici.

D.: Allora torniamo alla musica. Un mondo dove esiste la parità di genere?

R.: Esiste il rispetto di genere, la base per la parità. Debbo dire che anche nella direzione d’orchestra sono stati fatti indiscutibili passi avanti.

 D.: Prima ha accennato alla famiglia. E’ sempre stata di supporto per la sua vita professionale?

 R.: Mio padre suonava il violino e mi iniziò al pianoforte per avere una… complice! Mio marito è musicista, perciò, che dirle, più supportata di così! Abbiamo condiviso tutto, siamo due creativi, ci piace stare in mezzo alla gente, soprattutto far stare bene le persone. Non so se riusciamo, ma almeno ci proviamo. E poi ci sono i nostri figli, la nostra gioia, il nostro più grande successo. La più grande, Beatrice, ci ha resi nonni e il più piccolo, Tommaso, che comunque ha 23 anni, ha studiato la batteria e quest’anno si è avvicinato al violoncello. Mi lasci dire che Tommaso è nato con un cromosoma in più ed è la persona più felice che io conosca. Lo dico per tutti quelli che ancora credono nelle “diversità” che, invece, non esistono. Tra Beatrice e Tommaso ci sono nove anni di differenza e lei è stata sempre non solo una sorella, ma anche una seconda mamma.

D.: Musica e anima. Mozart disse che tutto era già scritto. Pensa anche lei che sia così? E qual è il suo rapporto con la spiritualità?

R.: Sono una donna concreta, ma questo non esclude la spiritualità. Anzi, io vedo la spiritualità proprio nella concretezza. Se Dio è Amore, allora vale Amore = Dio, forse così si riesce maggiormente a capirne l’onnipresenza. Come le dicevo sono pragmatica, la meditazione non fa per me, preferisco fare per gli altri. Credo che anche questo sia spiritualità.

 D: Domanda fantastica: Ha la possibilità di incontrare un grande compositore del passato. Chi sceglierebbe e cosa vorrebbe chiedergli?

R.: Ora lei si aspetta che dica Chopin…invece io vorrei incontrare quella che è stata la mia insegnante di pianoforte prima di iniziare il Conservatorio, Anna Angelini Gregori, che fu allieva prediletta di Carlo Baiardi. Mi piacerebbe avere un colloquio con lei, ora che sono adulta anch’io. Era una donna molto avanti per quei tempi, ma dovette rinunciare alla carriera a causa della forte emotività che le impediva di esibirsi al pubblico. Vorrei il suo giudizio sul mio insegnamento.