La provincia di Arezzo e i suoi 158 giorni di Covid. I casi Covid ogni 1.000 abitanti sono stati 1,99 in provincia di Arezzo contro il 2,81 in Toscana e il 4,10 in Italia.  I dati illustrati dalla Direttrice Sanitaria Simona Dei e commentati dal Direttore generale Antonio D’Urso

Meno della media regionale, la metà di quella nazionale. I casi Covid ogni 1.000 abitanti sono stati 1,99 in provincia di Arezzo contro il 2,81 in Toscana e il 4,10 in Italia. In valori assoluti, tra il 24 febbraio e il 31 luglio 2020,  si sono verificati ad Arezzo 683 casi. Simona Dei, Direttrice sanitaria della Asl Tse, ha illustrato stamani in conferenza stampa i dati Covid per la provincia di Arezzo.  Anche la percentuale dei guariti ha registrato una situazione migliore della media. In Italia è stata di quasi l’81% e in Toscana dell’85,49%. Nella provincia di Arezzo i guariti sono stati 615 con una percentuale del 90,04%.Anche la dolorosa statistica sui decessi, conferma lo sforzo di contenimento della diffusione del Covid: 49 casi che rappresentano il 7,17% del totale dei casi. In Toscana si è arrivati al 10,82% e in Italia al 14,20%. Alla data del 31 luglio, la provincia di Arezzo registrava ancora 18 casi positivi. In percentuale il 2,64% contro il 3,69 regionale e il 5,02% nazionale.  La “trincea” anti Covid è stato, in questa provincia, l’ospedale San Donato. Fondamentali anche gli altri ospedali della provincia di Arezzo con i pronto soccorso e i punti di Osservazione Breve Intensiva. Il San Donato si è caratterizzato  per l’Obi Covid, la separazione degli spazi, le tende pre triage, i percorsi dedicati, la sospensione delle attività programmate. E un potenziamento dei posti letti in malattie infettive e in terapia intensiva.  In quest’ultimo reparto sono stati disponibili 22 posti letto e altrettanti sono stati attivabili in 48 ore: quindi un totale di 44 posti letto. In malattie infettive e pneumologia, i posti letto dedicati sono stati 70 con altri 50 attivabili in 48 ore per un totale di 120. Complessivamente il San Donato ha avuto una capacità di risposta pari a 164 posti letto.  In malattie infettive, sempre nel periodo 24 febbraio – 31 luglio, sono stati ricoverati 137 pazienti con una degenza media di poco inferiore al 14 giorni. 8 i ricoverati in terapia intensiva con una degenza media di quasi 18 giorni. Ci sono poi i pazienti che sono stati ricoverati in entrambi i reparti: 34 con  una degenza complessiva media di 28 giorni. In sintesi nell’ospedale di Arezzo sono state ricoverate 179 persone con una degenza media tra i 16 e i 17 giorni. Il momento peggiore è stato il 4 aprile quando al San Donato sono stati ricoverati 64 pazienti: 55 in malattie infettive e 9 in terapia intensiva. A proposito di giorni “neri”, quello con il più alto numero di contagi, sempre in provincia di Arezzo, è stato il 14 aprile: 42 casi. Solo un giorno, ed è stato il 24 aprile, si è registrato più di 1 decesso e sono stati 2.  Lo straordinario impegno del personale sanitario ha avuto il suo prezzo: sono stati effettuati 3.710 tamponi di cui 119 sono risultati positivi. Tutti guariti.  Le strutture che hanno vissuto i giorni più bui sono state le Rsa. Quella di Montevarchi ha registrato 47 positivi, 22 deceduti e 25 guariti. Quella di Bucine 34 positivi, 14 deceduti e 20 guariti.  Dagli ospedali e dalle Rsa al territorio dove hanno operato, e proseguono il loro lavoro, le Usca e cioè le unità speciali di continuità assistenziale che hanno erogato, in provincia di Arezzo,  41.621 prestazioni.  L’albergo sanitario di Arezzo ha avuto una disponibilità di 19 posti letto ed ha ospitato 16 persone con una permanenza media di 10 giorni.  I tamponi. Ne sono stati fatti 41.259 con una media di 120, 41 per 1.000 abitanti. I test sierologici sono stati 28.970 con una media di 84,55 per 1.000 abitanti. L’Asl Tse ha infine attivato numeri verdi per l’emergenza Covid. La provincia di Arezzo ha retto l’impatto con il Covid 19.  Le motivazioni? Il Direttore generale della Asl Tse, Antonio D’Urso, ha ipotizzato quattro motivi principali: “la densità della popolazione e la conformazione del territorio, una cultura organizzativa territoriale della sanità molto forte, un approccio organizzativo dell’ospedale San Donato altrettanto forte e multiprofessionale, uno sforzo eccezionale e di alta qualità del Dipartimento di prevenzione”.  I dati illustrati in conferenza stampa dalla Direttrice Sanitaria Simona Dei hanno fornito i dettagli di questa valutazione: “abbiamo messo in sicurezza il San Donato come tutti gli altri nostri ospedali, potenziate le attività maggiormente coinvolte come malattie infettive, terapia intensiva e pneumologia. Abbiamo lavorato in ospedale ma anche sul territorio con le Usca”.  La storia Covid, ovviamente, è tutt’altro che finita. “Abbiamo valorizzato tutte le competenze e le professionalità accumulate nel  corso degli anni e, contemporaneamente, abbiamo imparato molto – hanno commentato D’Urso e Dei. Il futuro sarà  segnato da dispositivi di protezione individuale e visiere, dalla sorveglianza degli operatori, dai criteri di separazione e flessibilità nell’organizzazione degli spazi ospedalieri, dal concetto di multiprofessionalità. Con i dati forniti oggi voltiamo una pagina ma non chiudiamo certamente una storia. Continueremo a lavorare valorizzando ulteriormente non solo il nostro personale ma anche il rapporto con i cittadini, le comunità locali e i Sindaci che le rappresentano. I risultati positivi sono di tutti e ci spingono ad andare avanti. E lo faremo anche non dimenticando quei pazienti che non ce l’hanno fatta”.