Livorno: il 19 gennaio  il Partito Comunista  festeggia il 98° anniversario della nascita del Partito Comunista d’Italia

Il Partito Comunista sabato 19 Gennaio ,a Livorno, organizzerà il 98° Anniversario della nascita del Partito Comunista d’Italia . Alle ore 10.30 ci sarà un dibattito presso la Compagnia Lavoratori Portuali in Via San Giovanni 13, dal titolo: “Prima il Lavoro; poi un corteo cittadino dalle ore 15.00. La Sez. Valdichiana Senese del Partito Comunista  sarà presente “ in forze –dice una nota -e invita, chiunque voglia, a partecipare per capire meglio quali sono gli strumenti per rivoluzionare il mondo del lavoro: difatti nell’area del mercato comune europeo – come in gran parte del settore industriale – la competizione tra paesi, tra cui Germania e Italia, è un dato di fatto. Il contrasto tra i grandi gruppi infine incrementerà i processi di concentrazione aziendali, con ristrutturazioni e inevitabili ricadute sull’occupazione. Solo incrementando lo sfruttamento del lavoro, diminuendo i costi di produzione e accorpandosi i grandi monopoli riusciranno a competere sul mercato internazionale, compreso quello interno all’area europea. Che fare? Nel dibattito collettivo prende forma l’idea che- aggiunge la nota del partito comunista – l’importante sia tutelare o riportare sotto la nazionalità italiana la proprietà delle imprese. I capitalisti italiani stanno giocando a diffondere un senso comune di perdita di posizioni alimentando un sentimento nazionalista, che punta a unire lavoratori e imprenditori in ottica corporativa. Ma per i lavoratori la questione non è la nazionalità del proprio padrone, se la logica di sfruttamento resta invariata. La proposta della nazionalizzazione è quindi l’unica in grado di assicurare l’occupazione dei lavoratori, la risoluzione del conflitto con l’ambiente e la salute, liberando risorse da sottrarre al profitto privato per il reinvestimento nelle politiche sociali. Si tratta ovviamente di una lotta assolutamente politica, che va oltre una visione meramente sindacale, ma unica in grado di ottenere risultati significativi e duraturi. La nazionalizzazione non muta di per sé il carattere dei rapporti di produzione in uno stato a capitalismo avanzato: non è l’obiettivo finale della nostra azione, la creazione di una società socialista, ma è un risultato ottenibile nell’immediato, che allo stesso tempo caricherebbe quella lotta di nuova forza. Nazionalizzare  significherebbe poter utilizzare milioni di profitti netti fatti dalle grandi aziende nello scorso anno sottraendoli al controllo privato: reinvestendoli in maggiore sicurezza, migliori condizioni di lavoro, potenziamento delle tecnologie per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale e così via. Significherebbe riunificare la produzione, eliminando le esternalizzazioni e garantendo a tutti i lavoratori – compresi quelli a cui proprio oggi è scaduto l’appalto – una garanzia di futuro stabile. Una lotta che va accompagnata con quella per il controllo diretto dell’azienda da parte dei lavoratori, evitando che lo stato ponga al vertice delle società gli stessi manager che entrano e escono da società private, vanificando di fatto ogni reale diversità nella gestione. Questa lotta, partendo da grandi distretti produttivi, metterebbe davvero nuovamente la classe operaia al centro di un movimento più largo e vasto nella società italiana, unico a poter invertire la rotta nel nostro Paese. In primo luogo non è possibile riporre alcuna fiducia in questo governo, che gioca a presentarsi come “governo del popolo” ma in realtà rappresenta interessi di una parte dei capitalisti italiani. Prova ne è l’appoggio esplicito dato alla Lega da Confindustria. La seconda questione è l’attualità di un diverso modello di società. I lavoratori hanno tutte le capacità per portare avanti le proprie aziende senza padroni, senza che qualcuno si appropri del prodotto del loro lavoro. Sappiamo che questa prospettiva appare oggi distante dal pensiero collettivo: è un problema di coscienza, non di possibilità oggettive. Per questo è necessario lavorare in questa direzione, per far avanzare la consapevolezza che il socialismo è possibile, attuale ed è la vera e definitiva risposta alle contraddizioni di questa società. Una società socialista è la sola in cui la produzione e tutta l’economia possa essere realmente posta al servizio dello sviluppo sociale, del miglioramento delle condizioni di vita di tutti. Rivendicando che lo Stato strappi ai privati la proprietà delle più grandi industrie del Paese, lottando per il controllo diretto della produzione, si avanzerebbe davvero verso questa direzione. Accettando l’ennesimo accordo al ribasso i margini di compromesso anche temporanei – conclude la nota -andranno a ridursi sempre di più e il futuro dei lavoratori sarà solo un incremento del loro sfruttamento.”