Montepulciano: anche Caterina Ottani Cavina per la giornata conclusiva del week-end in memoria di “Federico il Grande”, cioè di Federico Zeri

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Di Giulia Benocci

 

Al teatro Poliziano di Montepulciano per la giornata conclusiva, del week-end dedicato alla memoria al grande storico dell’arte Federico Zeri, nel ventesimo anniversario dalla sua morte, è intervenuta anche Caterina Ottani Cavina, donna autorevolissima nel campo dell’arte e docente all’Università di Bologna. La Professoressa Cavina si è prodigata in un discorso appassionato, dal titolo “Federico il Grande”, dicendo che il grande Maestro Zeri è stato l’unico che da giovanissimo colpì  Bernard Berenson, che incontrò a Firenze per la prima volta: per lui rappresentava una leggenda vivente ed uno dei più grandi storici dell’arte in vita. E colpì anche  Roberto Longhi, altro importantissimo storico dell’arte.  Zeri riuscì ad avere rapporti con entrambi i personaggi così antagonisti. Nell’intervista “L’occhio. Federico Zeri dialoga con Pierre Rosenberg”, Zeri affermò – “Longhi mi ha insegnato a guardare le opere d’arte e con i suoi modi, mi ha sempre spronato, nonostante sia stata una persona così diversa da me”. “Zeri quando fece costruire la sua villa di Mentana, doveva essere semplice, essenziale e funzionale, doveva essere solo un luogo in cui poteva riporre negli spazi giusti la sua enorme collezione di opere d’arte, sculture , foto e libri – “le sue collezioni non erano una ricerca di capolavori ma piuttosto le vedeva come incontri della propria vita – ha fatto presente la professoressa Cavina – ;la sua struggente malinconia era dovuta al fatto che era stato catapultato nell’oggi, ma le sue radici erano nel mondo pagano, nel mondo lontano”.Il professore voleva sempre vedere con i propri occhi, andare a ricercare le opere in prima persona, infatti fece tanti viaggi, in molti dei quali era presente anche la professoressa Cavina :“uno dei suoi grandi amori –ha ricordato -furono gli anni della contaminazione della cultura, gli anni della decadenza dell’Impero Romano, di incrocio tra oriente e occidente. Per esempio nel viaggio in Sinai volle andare a visitare il Monastero di Santa Caterina”: ha rammentato la  prof.ssa Cavina. Nel viaggio in Sinai vi era anche Mina Gregori, tra le massime autorità internazionali nella storia dell’arte, presente questa mattina al Teatro poliziano per ricordare la memoria del suo amico e collega. “In un altro viaggio – ha ricordato la docente – a Palmira, lui vedeva e immaginava uno spaccato di ciò che era, aveva sempre presente davanti ai suoi occhi un mondo così lontano, che aveva potuto conoscere solo attraverso le scritture degli antichi scrittori latini”. Da questo viaggio riportò tredici sculture, che oggi possono essere ammirate nei Musei Vaticani.“È stata un’iniziativa lodevole, che mi ha fatto conoscere dettagli, che persino io ignoravo di mio zio – ha poi  detto commosso Eugenio Malgeri, nipote del “grande Federico”. Sonia Mazzini, Presidente della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, ha fatto presente, che è sempre un onore avere degli ospiti così illustri e riuscire ad organizzare eventi di una portata simile, grazie anche allo staff dell’organizzazione, che ha lavorato senza sosta per tre giorni. A conclusione ha voluto dare un saluto anche Franco Rossi, Assessore al Turismo e alla Cultura:“il ruolo della cultura in questo paese è molto importante, noi siamo alla fine del nostro mandato, ma credo che dobbiamo impegnarci per Montepulciano come se fosse il primo giorno e continuare ad accrescere il nostro patrimonio culturale, che credo sia il sale della vita. Siamo riusciti a portare a Montepulciano delle personalità di questo livello che ci fanno sentire un piccola città importante!” –