Montepulciano: il Parroco Don Domenico, ai tempi del Coronavirus, scrive una lettera ai ragazzi sotto forma di un dialogo tra lui e una lepre dal nome “Fortezza” incontrata davanti a San Biagio. Una lepre che gli svela le sue qualità : “coraggiosa, ferma e paziente”. “coraggiosa vuol dire- spiega la lepre – che ho dentro di me quella forza che mi fa superare la paura. Ferma vuol dire essere convinta di operare per il bene, essere perseverante nel fare il bene. Paziente vuol dire  essere forte nel sopportare le prove mantenendo lo sguardo fisso su Gesù e offrendo tutto a Dio”

Ecco di seguito la lettera inviata ai ragazzi da Don Domenico Zafarana:

“Carissimi ragazzi,  vi ho pensato tanto in questi giorni: vedere il prato di San Biagio come un deserto mi rattrista tanto e non potere sentire le vostre voci e vedere i vostri sorrisi rende tutto diverso. Ogni pomeriggio mi reco in chiesa per pregare e celebrare la Messa: è come se – nonostante la chiesa vuota – vedessi tutti voi, tutti insieme. E’ una sensazione strana e nel contempo rasserenante. Ma, chiudendo al termine della Messa la grande porta della nostra chiesa, qualche giorno fa ad attendermi c’era una lepre, che mi guardava fissa negli occhi. Si, avete capito bene: una lepre…sul murello esterno della chiesa! “Ciao” mi disse salutandomi con le due grandi orecchie. Ovviamente le ho chiesto subito: “Come ti chiami?” e lei, senza esitare, come è nel suo stile, mi ha risposto velocemente: “Io sono Fortezza!”. “Fortezza? E che nome è Fortezza? Che significa il tuo nome?” ho domandato quasi incredulo. E lei, sempre velocemente, mi ha risposto: “Significa che sono capace di vincere la paura e di affrontare tutte le prove che la vita, in mezzo alle campagne, ogni giorno mi riserva”. Ovviamente sono rimasto senza parole: non avrei mai pensato in vita di mia di parlare con una lepre. Mi sembrava di essermi catapultato nel magico mondo di Harry Potter. “Tu conosci le mie qualità?” mi ha domandato mentre stavo incamminandomi verso il pozzo, per sedermi un po’ e pregare. Non sapevo cosa rispondere! Ero davvero in difficoltà! Allora lei stessa, la lepre, mi ha anticipato: “Io sono come tutte le mia compagne: coraggiosa, ferma e paziente”. “Però – dissi tra me e me – guarda oggi che fortuna ho avuto, quella di parlare con un animale, con una lepre”. E mi domandavo cosa volesse significare essere coraggioso, fermo e paziente mentre il Coronavirus ci sta mettendo tutti a dura prova. Leggendomi nel pensiero – entrambi vicini al pozzo – mentre nessuna macchina o persona passava per San Biagio, ha continuato a parlarmi con quelle orecchie lunghe lunghe e quel muso allungato: “Ti spiego, caro prete, cosa vuol dire essere coraggiosa: vuol dire che ho dentro di me quella forza che mi fa superare la paura e, con umiltà, mi rende capace di mettermi davanti alle sfide della vita, come quelle voi umani state affrontando in queste settimane”. “Beh – risposi io – adesso spiegami cosa vuol dire essere ferma, tu che sei abituata a correre di giorno e di notte!”. E lei, con quella strana calma che difficilmente si vede in una lepre: “Essere fermi vuol dire essere convinti di operare per il bene, essere perseveranti nel fare il bene nonostante le tempeste che ci sono, grazie anche all’aiuto di mamma e di babbo”. In quei grandi occhi vedevo una lepre coraggiosa e pensavo che anche voi ragazzi l’avreste dovuta conoscere. Le ho  chiesto infatti di  ritornare dopo Pasqua, non appena torneremo ad incontrarci. “E senti cara Fortezza – le dissi un po’ spaventato, pensando che qualcuno potesse vedermi e prendermi per matto, dato che non tutte le persone ogni giorno parlano con una lepre – cosa vuol dire essere paziente?”. “Vuol dire – rispose lei con tanta calma ed educazione – essere forte nel sopportare le prove mantenendo lo sguardo fisso su Gesù e offrendo tutto a Dio”. Ero rimasto senza parole! Per due motivi: il primo perché avevo incontrato una lepre e il secondo perché avevo incontrato una lepre che mi stava insegnando cosa significasse la parola Fortezza. E ho capito che la Fortezza ce l’hanno le persone coraggiose, ferme e pazienti. Mi auguro che possiate conoscerla come ho fatto io; mi auguro che anche voi abbiate questa fortuna di incontrarla, un giorno, nel verde prato di San Biagio. In questo giorno ho pensato anche a chi vi ha dato la vita, alle vostre mamme che vi hanno portato nove mesi nel grembo e vi stanno aiutando a crescere giorno dopo giorno, spesse volte con tanto sacrificio. Ho pensato a loro perché oggi, per noi cristiani, è festa; oggi ricordiamo il giorno in cui l’Angelo Gabriele va da una ragazza di nome Maria per portarle l’annuncio della nascita di Gesù. E allora festeggiamo perché Maria ha detto “si”, perché è stata una “donna forte”, come quella lepre di San Biagio. Fate gli auguri alle vostre mamme e dite loro: “Grazie perché mi hai fatto nascere e crescere!”. Io, non avendo la mamma vicina, spero di incontrare di nuovo la lepre Fortezza nel prato e così dirle la mia gratitudine per avermi parlato, per avermi aspettato dopo la Messa e per avermi spiegato cosa vuol dire il suo nome. Auguro anche a voi, abbracciandovi con la preghiera, di essere coraggiosi, fermi e pazienti; sperando davvero di rivedervi molto presto per fare festa, tutti insieme (magari con Fortezza), nel prato di San Biagio. 25 marzo 2020  nella festa dell’Annunciazione dell’Angelo Gabriele a Maria “donna forte”.vostro, don Domenico

P.S. Ho chiesto a Fortezza se potevamo fare un selfie ma – come è nello stile di ogni lepre – è scappata velocemente…pazienza…ci riproveremo. E’ invece stata velocissima nell’illustrare questa lettera la prof.ssa (e amica) Isaura Barbieri, alla quale sono molto grato”.