Montepulciano: oggi 8 dicembre  torna in scena Alessandro Zazzaretta  con il suo successo,  la replica di “ Italia – Brasile ’82 ovvero 604.500 e un gelato”

Oggi domenica 8 dicembre, alle 17.15, alle Stanze delle Associazioni Poliziane (citazione da Angelo Ambrogini, detto il Poliziano, per indicare gli ex-Macelli), replica di ‘Italia – Brasile ’82’, one man show di Alessandro Zazzaretta. Chiusino, fisioterapista  con un’inesauribile passione per lo spettacolo ed un lunghissimo curriculum alle spalle (dal 2005 ricopre il ruolo di Cantastorie nel Bruscello di Montepulciano, di cui è stato anche regista nel 2018), in questa intervista Zazzaretta approfondisce alcuni temi relativi allo spettacolo.

D.Italia – Brasile ’82 ovvero 604.500 e un gelato. Come è nata l’idea?

R.“L’idea è nata da un’esperienza personale realmente vissuta nel pomeriggio 5 luglio 1982 sul treno locale 6917 Siena – Chiusi mentre a Barcellona, allo Stadio Sarrià, si giocava Italia-Brasile, secondo turno eliminatorio della Coppa del Mondo di calcio. Fu un’esperienza talmente intensa da rimanermi profondamente impressa ma la custodii intimamente, tanto che non ne avevo mai parlato neanche a mia moglie Anna. Poi, nel 2008, a Chiusi, prima di un’esibizione in pubblico, incontrai una persona che avevo visto quel giorno, mi presa la voglia di raccontarla e poi di trasformarla in uno spettacolo”.

D.Perché una partita del 1982 continua ad essere evento che anima gli italiani?

R.“Perché, a mio giudizio, cadde in un periodo molto particolare per l’Italia, nei cosiddetti “anni di piombo”, tra stragi, attentati, lutti collettivi, paura, fortissime tensioni sociali. C’era quindi più voglia di riunirsi, di godere di un evento sportivo che accomunava e rasserenava. Oggi questo non è più possibile, non esistono più i momenti clou, tutto è “spalmato” e al tempo stesso immediatamente fruibile, senza emozioni, pathos, attesa. Non a caso mentre si continuano a ricordare Italia-Germania 4-3 del ’70 e i mondiali dell’82, nessuno parla di quelli, ugualmente vinti, del 2006, ma che erano già proiettati in una diversa dimensione sociale”.

D.Può una partita influire su una nazione?

R.“Un evento sportivo ha forza sufficiente per agire sui fenomeni sociali. Viene spontaneo pensare alla vittoria di Bartali nel Tour de France del ’48 che sembrò magicamente salvare l’Italia da una guerra civile scatenata dall’attentato a Togliatti. Ma personalmente ero al Giro d’Italia del ’99, a tifare per Marco Pantani: quando trionfò sul Mortirolo l’entusiasmo era alle stelle, ci sentivamo tutti fratelli; il giorno dopo, quando fu sospeso per doping, la tensione era altissima: un fatto sportivo può influire in maniera impressionante sui fenomeni di massa. Non dimentichiamo che il godimento generale dell’82 fece “digerire” agli italiani, ancora emozionati, un aumento delle tasse dopo poco deciso dal Governo-Craxi”.

D.Lei racconta la partita come vissuta sulla linea Chiusi Siena: perché questa ambientazione?

R.“L’impressione è esatta, per quel ragazzo di 20 anni che viaggiava su un treno locale la partita non si stava giocando a Barcellona ma proprio su quelle carrozze. E dunque il secondo gol di Rossi per il protagonista viene segnato ad Asciano, non al Sarrià. E la partita per lui finisce 4-2 (non 3-2) perché, nessuno gli dice che  il gol di Antognoni, di cui ha avuto notizia alla fermata di Torrita, è stato ingiustamente annullato, fino ache non ferma alla successiva stazione di Montepulciano. Comunque l’ambientazione è reale, perché su quel treno ci stavo veramente, perché il viaggio in treno non è mai banale, non è solo spostamento, avvicinamento alla meta, il treno è un ottimo posto per pensare e lavorare, è comodo, e ci si può riposare. E poi il viaggio ferroviario è una perfetta metafora della vita, con le sue fermate, le sue partenze, i cambi di compagni di percorso e soprattutto per l’impossibilità di tornare indietro”.

D.Se oggi la partita coincidesse con un altro suo viaggio su questa linea, varrebbe la pena di raccontarla?

R.“Credo di no, non ci sono le stesse condizioni, non ci si fronteggerebbe ad armi pari con gli strumenti di informazione, seguirei la partita attraverso il telefono, le emozioni arriverebbero subito, sarebbero meno “sofferte”, intense quindi non susciterebbero né ricordi né idee di spettacolo. E per di più non guarderei neanche il paesaggio dal finestrino, come oggi veramente non fa più nessuno”.

D.Quale sarebbe il percorso oggi? Il mondo è cambiato: anche la linea Chiusi Siena oppure no? E lo scenario del calcio?

R.“La linea Siena – Chiusi non è cambiata molto, sono cambiate le motrici ma, proprio di recente, ho avvertito le stesse emozioni di allora. Mi era piaciuta molto l’idea dell’allora Sindaco di Siena Franco Ceccuzzi che era quella di trasformare questa ed altre linee ferroviarie minori in una sorta di metropolitana provinciale di superfice: tante fermate (quanto quelle di una metropolitana), economica, frequente, risolverebbe moltissimi problemi di mobilità, invogliando ad utilizzare meno i mezzi privati. Se penso al calcio di oggi mi prende lo sconforto, mi sono allontanato, lo seguo, si, ma non riesco più ad entusiasmarmi, troppi gli interessi che hanno stravolto lo sport. Solo il ciclismo mantiene questo magnetismo, grazie alla possibilità di vedere “l’uomo solo”.

Non a caso Zazzaretta da adolescente ha disputato gare di ciclismo (racconta che si allenava anche a gennaio, la sera alle 6 e mezza, montando una piccola torcia sul manubrio e tenendo un catarifrangente nella tasca posteriore della maglia); poi intorno ai venti anni ebbe un grave incidente in seguito al quale decise di intraprendere il lavoro di fisioterapista.Tuttora va in bici ma è fermo da tre mesi il tempo, cioè, che sta dedicando (nei fine settimana) alla preparazione di questo spettacolo.