Montepulciano: per ricordare i dieci anni dal suo arrivo nella città poliziana il parroco don Domenico Zafarana invia una lettera alla comunità,” auspico che questa città possa progredire sempre più nella ricerca del vero bene, coinvolgendo tutte la fasce della popolazione, soprattutto quelle più deboli. Che la nobiltà di Montepulciano si manifesti specialmente nell’accoglienza del povero, del debole, di colui che si trova nel bisogno, perché in esso scorgiamo il volto misericordioso di Cristo che non è venuto per essere servito ma per servire”

“Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo”. Queste parole, pronunciate il 22 ottobre 1978 in Piazza San Pietro da Papa Giovanni Paolo II, le ha scritte esattamente dieci anni fa don Domenico Zafarana alla comunità di Montepulciano il 22 ottobre 2009, giorno esatto in cui , per la prima volta, celebrò la Messa in questa comunità. Da allora , prima come diacono, quindi come vicario parrocchiale, poi come amministratore parrocchiale e oggi come parroco , don Domenico ha iniziato a camminare insieme alla comunità  tra le gioie e i dolori, le fatiche e le speranze, condividendo i singoli attimi in questa città segnata da tanti carismi e precise difficoltà. “ Grazie al Signore, dieci anni dopo- ha scritto oggi don Domenico in una lettera alla comunità-  per la presenza di ciascuno di voi che mi ha aiutato a comprendere e a scorgere il volto luminoso di Dio, pur tra le prove che hanno caratterizzato questo tempo in cui ci è stato permesso di santificarci a vicenda. Un pensiero grato rivolgo al Vescovo Rodolfo(foto) – oggi sulla cattedra grossetana – per la fiducia che ha riposto dieci anni or sono nella mia persona. La gratitudine si estende e coinvolge anche il Vescovo Stefano(foto), chiamato da pochi anni all’episcopato in questa sede di Montepulciano-Chiusi-Pienza e che, dopo pochi mesi, non ha esitato a decretare la mia nomina come parroco. Da lui, più volte, ho trovato incoraggiamento nel servizio che mi è stato affidato. Tanti eventi e tante persone ho conosciuto in questi anni ma, primariamente, ho cercato – da novello presbitero – di cogliere due ambiti di evangelizzazione, che sono diventati quelli privilegiati di questo decennale ministero: i giovani e la famiglia. Con i giovani ho provato a  dialogare, affiancando chi – mettendo da parte la paura e la vergogna – ha cercato un colloquio schietto e sincero, dentro qualche bar o nelle strade della nostra antica città, come anche nella “recuperata” Canonica. Con le famiglie in questi anni si è costruito tanto, ma molto ancora rimane da fare. Giovani e famiglia sono gli ambiti sui quali vorrei continuare ad insistere – chiedendo l’aiuto dello Spirito Santo – confidando nella disponibilità di ciascuno di voi e soprattutto nella preghiera di questa comunità cristiana che mi ha insegnato, primariamente, a valorizzare l’Adorazione Eucaristica settimanale, centro feriale di ogni attività e punto essenziale dell’intera pastorale, nonché momento rilassante in cui “a tu per tu” entriamo in colloquio col Signore Gesù. Giovani e famiglia sono oggetto della preghiera quotidiana, esercitata attraverso la Liturgia delle Ore e la celebrazione dell’Eucaristia feriale, in una delle nostre tante chiese. Nel giorno dell’anniversario della mia presenza in mezzo a voi, mentre ringrazio di vero cuore tutti e ciascuno per la pazienza, la carità e la sopportazione dimostrate in questi anni, sento di condividere – come fratello in cammino verso la santità piena e non come maestro che deve insegnare la sapienza agli alunni – due elementi che –ha scritto ancora – possono aiutarci nel cammino di crescita nella fede ma anche di sviluppo umano, pieno e completo. I due elementi che possono far crescere la comunità di Montepulciano, così come i rapporti interpersonali, sono la preghiera e la celebrazione domenicale dell’Eucaristia. Quanto bisogno abbiamo oggi di preghiera, di silenzio, di parlare con Dio attraverso la nostra coscienza! Quanto bisogno ha questa comunità di preghiera, mentre il moltiplicarsi delle iniziative cittadine – molte delle quali lodevoli – favorisce i rapporti tra persone per le quali è necessario un clima collaborativo e umano. Preghiera è far tacere la bocca per aprire il cuore e la mente verso Dio. Preghiera è accompagnare il giovane rattristato, l’ammalato che non può uscire di casa, la famiglia che vive un momento di forte crisi, l’adulto che non comprende più il proprio figlio, il ragazzo che necessità la comprensione e l’affetto paterno e materno. La preghiera è, principalmente, l’atto supremo di carità – che non costa nulla – per mezzo del quale possiamo entrare in comunione reciprocamente e fare del bene in una misura inaspettata. Anche a distanza; anche se non ci conosciamo bene; anche se non siamo degli ottimi amici. La preghiera tutti unisce! Per questo motivo mi è sembrato opportuno – già dai tempi in cui vivevo questa città come vicario parrocchiale, essendo parroco il caro don Azelio Mariani – insistere con l’Adorazione Eucaristica ogni giovedì pomeriggio nella Chiesa del Gesù. E’ il momento del silenzio, è il momento del dialogo con Dio, è il momento dell’ascolto del proprio cuore. E’ il momento della settimana che ripropongo a ciascuno di voi! Diversi momenti poi, singolarmente, si possono trovare per la preghiera.  Il secondo elemento che può far crescere questa comunità cristianamente ma anche e soprattutto umanamente – quanto più saremo umani tanto più saremo cristiani – è la celebrazione comunitaria della Pasqua settimanale, ossia l’Eucaristia domenicale. In questi anni ho notato non semplicemente un aumento numerico dei partecipanti alla celebrazione festiva quanto un miglioramento qualitativo della preparazione e della celebrazione stessa dell’Eucaristia domenicale, con riferimento particolare alla Chiesa di San Biagio dove il gruppo di famiglie – unito alla saggia guida del gruppo delle catechiste – collabora concretamente nel curare ogni minimo dettaglio della celebrazione. Anche il gruppo dei ministranti, sorto per volere della Provvidenza e per il quale non smetto di rendere grazie pregando che perduri nel tempo, ha concorso a rendere più bella la celebrazione domenicale all’interno di quello che è diventato il punto d’incontro delle diverse fasce d’età: dai bambini agli anziani passando per gli adulti. Anche la celebrazione nella Chiesa del Gesù, al mattino della domenica, è animata dalla Suore Figlie del Divino Zelo che si sono rese disponibili, ormai da diversi anni, pure nell’animazione dell’Adorazione Eucaristica del giovedì pomeriggio. Credo – ne sono profondamente convinto – che l’Eucaristia della domenica debba essere il punto nevralgico della vita parrocchiale, lì dove in pienezza si manifesta l’essere Chiesa, l’essere comunità viva che cammina nel tempo incontro a Cristo Risorto. Invito dunque ciascuno a valorizzare la domenica come occasione di ritrovo della comunità, mettendo da parte anche quanto di “urgente” possa esserci.  Amici e fratelli della nostra amata città: dieci anni or sono, con inesperienza, iniziai il cammino in mezzo a voi, fiducioso nella Provvidenza, nella sicura assistenza di Maria, Madonna del Buon Viaggio, e del nostro protettore san Giovanni Battista, l’amico dello sposo che, con umiltà e discrezione, ha indicato ai suoi contemporanei la via da seguire. Un amico speciale che ho sempre invocato in questi anni si chiama san Gandolfo. E’ un francescano della prima ora, nato al cielo nel 1260 e protettore dei polizzani, della mia mai dimenticata città di Polizzi Generosa, sulle Madonie. Egli, da Binasco, nei pressi di Pavia, in terra lombarda, lasciò la sua casa natale, i suoi amici, la sua storia, per andare a predicare la Pasqua in Sicilia. Lì, fuori casa, si fece santo! Con inesperienza continuo questo cammino in mezzo a voi, con voi e per voi, provando a farmi santo e a fare santi, certo che non mancherà la preghiera di tanta gente che, viva o vivente in Dio, ha a cuore questa nostra città e la terra alla quale essa appartiene. Sento di ripetere a ciascuno, dai piccolissimi che da poco sono stati battezzati agli anziani che faticano ad uscire dalle proprie case: “Non abbiate paura”. “Non abbiate paura” della situazione sociale odierna, delle fobie generate da un sistema disumano che mira a screditare la vita fragile in nome di una logica tesa al profitto. “Non abbiate paura” dei grandi sistemi che vanno a discapito delle cose “piccole”, che sono essenzialmente quelle più significative e vere per la vita di tutti i giorni.    La Provvidenza, nella sua magnanimità, mi ha dato di assistere in Vaticano alla chiusura del Grande Giubileo dell’anno Duemila, a pochi passi dalla Porta Santa. Era la solennità dell’Epifania, nell’anno 2001. In quel giorno, alla Chiesa e all’intera umanità che si affacciava nel terzo millennio, papa Giovanni Paolo II disse: “Duc in altum – Prendi il largo”. Vorrei, con umiltà ma con forza, ripetere queste parole in ogni casa di Montepulciano, ad ogni cuore credente o non credente, ad ogni mente disponibile al dialogo perché aperta ed intelligente nel comprendere che l’altro è occasione di crescita e di arricchimento. Vorrei ripetere a ciascuno, al bambino come al ragazzo, all’adolescente come al giovane universitario, all’adulto come all’anziano, a chi ha il compito di governare questa città come a chi svolge un qualsiasi lavoro tra di noi: “Prendi il largo”.  Sii certa, cara città di Montepulciano, che solo in Cristo è il futuro. La storia bimillenaria della Chiesa te lo insegna. I santi te lo insegnano. Umili e poveri cittadini, di ogni dove, hanno dimostrato che l’umiltà unita al coraggio è capace di generare miracoli che hanno arricchito umanamente persone e territori. “Prendi il largo” Montepulciano, non temere il cammino che hai davanti! Con umiltà e coraggio ti invito a perseverare facendo memoria del ricco passato che ti ha resa “perla”, donandoti in eredità monumenti, palazzi e chiese, ma anche ben consapevole del presente fatto di tanta gente volenterosa che, con silenzio e professionalità, lavora per la tua crescita umana e spirituale. “Prendi il largo” nel vasto mare della storia certa che solo aprendoti al mondo – mai chiusa in te stessa – potrai ricevere molto più di ciò che tu stessa pensi di donare. Mentre col cuore colmo di gioia, gratitudine e speranza faccio memoria, con la mia amata città di Montepulciano, dei dieci anni di presenza al suo completo servizio, vorrei abbracciare e ringraziare di cuore chi, in questo decennio, è stato supporto forte ma anche voce critica e rispettosa; chi c’è stato nella vita quotidiana e chi, con il proprio carattere talvolta chiuso, non ci ha compreso forse perché non ci ha conosciuto abbastanza. Vorrei ringraziare tutti e ciascuno, a partire da don Giovanni – nostro vicario parrocchiale – fino all’ultima dei nati, perché, ognuno nella propria maniera, ha reso e rende questa permanenza ancor più bella, entusiasmante e appassionante. Auspico che questa città –conclude la lettera – possa progredire sempre più nella ricerca del vero bene, coinvolgendo tutte la fasce della popolazione, soprattutto quelle più deboli. Che la nobiltà di Montepulciano si manifesti specialmente nell’accoglienza del povero, del debole, di colui che si trova nel bisogno, perché in esso scorgiamo il volto misericordioso di Cristo che non è venuto per essere servito ma per servire e ha chiamato “amici” i suoi discepoli. Buon cammino, Montepulciano, insieme. Il Signore ti dia pace.  Dato a Montepulciano, presso la Canonica di San Biagio, il 22 ottobre 2019, nella memoria del santo papa Giovanni Paolo II. don Domenico Zafarana  Parroco”