Oggi pubblichiamo la 2° puntata  de La Divina Commedia “rivisitata”da Piero Strocchi

02
Mi trovavo“nel mezzo del cammin della mia vita”,
E su quel monte non sarei riuscito più ad arrivare.
Piuttosto ritornai da dove ero partito, lungo quel tragitto – goffamente rotolando per la paura – quando intravvidi un’ombra che forse mi avrebbe potuto aiutare.
Per meglio dire, mi sembrava si trattasse di una “figura particolare”, che però io non conoscevo, ma che senza indugiare,
Per proprio conto mi si venne a presentare.
“Non sono più un uomo in vita, bensì sono un abitante del Limbo, son figlio di lombardi e presso Mantova son nato,
Il mio nome è Virgilio:visto che hai paura della lupa, possiamo fare il percorso insieme, però un diverso percorso, se dalla mia anima vuoi essere accompagnato”.

Un po’ stupito gli risposi con la dovuta deferenza: “Sei stato il mio Maestro, Virgilio, dalla tua poesia ho attinto benefici e stile poetico,

In parte il tuo stile l’ho fatto mio trovando anche un mio percorso letterario, e con quel che ora ti ho detto, non pensare che io nei tuoi confronti sia retorico”.
Proseguì Virgilio: “Però la tua vita potrai salvare solo se con me inizierai un diverso viaggio, nell’al di là: io ti potrò guidare lungo il tragitto per l’Inferno e per il Purgatorio: quanto invece al Paradiso,
Io non essendo credente in Cristo ad esso non potrò esser destinato.

In Paradiso ti guiderà Beatrice, che tu hai tanto amato in vita e ancora ami

Ma che non hai potuto fare tua perché già sposata ad un uomo, e quindi non poteva mantenere altri legami”.

E sulla lupa della quale poco prima gli avevo parlato, Virgilio mi precisò: “La lupa è una bestia selvaggia, che per soddisfar la propria fame può uccidere chiunque trovi sul suo percorso, ove il suo istinto in quel momento lo ritiene,

Ma ti dico che non tarderà ad arrivare un veltro, cioè un cane da caccia, che la ucciderà con molto dolore, ricacciandola all’Inferno, lì da dove proviene”.

Ed io convinto gli risposi: “Bene Virgilio, io sono pronto, possiamo iniziare il nostro viaggio”.

03 (canto n. 2) (Virgilio narra a Dante di Beatrice)
Però già mi parve che a quel viaggio io volessi rinunciare,
Ma Virgilio fermo, mi accusò di esser vile, e non me lo mandò di certo a dire:
“Sei vile come una bestia, che solo al veder la propria ombra già si spaventa.
Ero nel Limbo – precisò Virgilio –  quando Beatrice che lì mi raggiunse, mi chiamò a questa missione che magari la follia rasenta,

In ragione del vostro trascorso amore disinteressato
Di un amore mai emerso, e quindi mai appagato,

Mi chiese di offrirti il mio sostegno, in ragione del suo amore disinteressato e perso in vita”.

Io le replicai: “Ma non temi a venir tra le anime dannate, o mia Beatrice ?”

“No – mi rispose Beatrice – io sono un’anima beata, e non posso lasciar cadere Dante nel peccato, per lui sarebbe finita”

Riprese ancora Virgilio: “L’amore tra te e Beatrice
Restò un amore platonico nella sua irrealizzata cornice
Non potendo né l’una, né l’altro, in base agli impegni già assunti
Del vostro agir che esser coerenti.
Entrambi quindi ben consapevoli,
I vostri animi tra loro rimasero benevoli,
Sia da parte tua Dante, seppur con grande dolore,
Che da parte di Beatrice che continuò a provar per te un grande amore”.
E proseguì Virgilio: “Beatrice da me era giunta, per volontà divina, per salvarti dall’umano peccato,
Indicandomi la retta via che avresti dovuto percorrere per andar verso la tua salvezza, bene in avanti,
E di trovare per questo fine, le parole più giuste ed eleganti.
Ma non solo il buon Dio il suo pieno diritto aveva esercitato:
Ancor mi aggiunse Beatrice, ma anche Santa Lucia, che quando tu eri giovane ti salvò la vista, tu potendo quindi proseguir per la tua strada,
Era stata invitata dalla Madonna a farmi visita per trovare la migliore soluzione, a che tu «nel peccato più non cada».
Quindi almeno tre donne hanno a cuore la tua salvezza, caro Dante, e per il tramite Beatrice mi hanno richiesto di essere lungo questo percorso insieme a te nell’al di là, la tua «guida» e il tuo «patriarca».
Richiesto quindi il mio ausilio, quella donna beata,
Che tu in cuor tuo hai sempre amata,
Con gli occhi velati dalle lacrime,
Mi fece capir – che dovevo esser rapido nel mio agire – in modo davvero sublime.
Ed alla fine aggiunse che rientrando in Paradiso, spesso il mio nome avrebbe lodato,
Per la mia disponibilità essendo stato molto apprezzato.
Così mi mossi subito alla tua ricerca”. 

 

04
Nel sentir queste parole,
Ebbi una profonda fitta dentro al cuore,
E spinto dall’amore verso Beatrice, che sulla terra non avevo potuto manifestare,
Con rinnovato entusiasmo a quella missione andai a partecipare.

 

05 (canto n. 3) (Ignavi) (Papa Celestino V°)
Luogo – (Antinferno);
Custode – (Caronte);
Categorie – (Gli Ignavi, i Pigri, i Codardi, gli Uomini senza infamia e senza lodi);
Pena – (Gli Ignavi, i Pigri, i Codardi, gli Uomini senza infamia e senza lodi corrono nudi inseguendo una qualsiasi bandiera, e sono punti da vespe e da mosconi);

Contrappasso – (Gli Ignavi, i Pigri, i Codardi, gli Uomini senza infamia e senza lodi in vita evitarono ogni fatica ed ogni ostacolo, non avendo avuto ideali: ora gli Ignavi, i Pigri, i Codardi, gli Uomini senza infamia e senza lodi,corrono nudi inseguendo una qualsiasi bandiera, e sono punti da vespe e da mosconi);

Personaggio – (Papa Celestino V°).
Ecco, io e Virgilio che eravamo nell’Antinferno, giungiamo di fronte alla porta dell’Inferno,che varchiamo: lì dove si entra, ma poi non più si esce.
È il regno delle anime dannate,
Degli ignavi, dei pigri, dei codardi, e degli uomini senza infamia e senza lodi.
Nel loro correr dietro una bandiera, almen così appariva, quelle anime dannate venivano tormentate da vespe e da mosconi: ad essi il sangue colava in volto, con un dolore che mai finiva.
Il loro sangue in gocce si trasformava, e cadendo a terra solo vermi ripugnanti ne erano gli eterni custodi.
Intravvidi Celestino V° tra le anime dannate degli ignavi a cui ho sempre dato addosso,

Per il suo “gran rifiuto del papato”,
Per secoli per questo essendo stato da molti condannato,
Per poi forse esser stato meglio compreso quando un altro Papa, sette secoli dopo, fece pur se nella forma di “rinuncia al papato”, quel suo stesso passo.

Sento l’esigenza di fornirti, mio lettore

Qualche dettaglio ulteriore

Su Celestino V°, un monaco benedettino che chiamavano Pietro da Morrone.

Era un eremita per propria scelta, che viveva quella vita per il proprio cristiano intendimento,

Sulle montagne del monte Morrone, per intendersi quelle che si scorgon da Sulmona, a meditar pregando:

Queste erano le sue giornate, spartane, e senza aggi.
Peraltro era nativo di Isernia, e neanche di Sulmona o dei suoi paraggi.
Papa Niccolò IV°, il Papa che lo precedette in quel difficile ministero, era già morto nel 1292, e ci vollero oltre due anni tra pesti, indecisioni ed altre malattie, per nominare il suo legittimo successore.
Fu proprio Pietro da Morrone a sollecitar la nomina di un nuovo Papa, ma mai avrebbe immaginato di poter esser proprio lui il prescelto: tanto che quando venne elevato alla soglia pontificia, davvero fu tanto anche il suo stupore.
Alla fine dell’agosto del 1294, Pietro da Morrone divenne quindi Papa Celestino V°:
Ma anche in quella veste non fu diverso il suo personaggio, da come lo si conosceva e da come l’avevano dipinto.
Dopo che nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio venne consacrato alla carica papale,
Carlo d’Angiò, il gran regista di quella operazione, gli fece trasferir la sede pontificia a Napoli, e tutto questo a Celestino V° fu fatale.
Perché non avendo la sua indole modificata,
Essendo lui rimasto un eremita,
Restò avulso dal mondo e da ogni programmato o losco affare, oltre che da questioni di curia o di corte,
Con tutte le relative dinamiche contorte.
Sopportò il tutto però soltanto per un anno: aveva ormai deciso di voler abdicare
Perché il Papa a quelle condizioni non lo poteva proprio più fare …
Bonifacio VIII° fu eletto qual suo successore, con i voti dei filo-angioini e dei francesi.
È pur vero però che su Pietro da Morrone c’erano stati fin dall’inizio troppi malintesi …
La storia di quest’uomo tristemente si concluse
Prima ad Anagni dov’era residente il Caetani, cioè il nuovo Papa Bonifacio VIII°, ma sol per poco:
Poi venne sempre da Bonifacio VIII°rinchiuso nella rocca di Fumone, dove fu trovato morto circa un anno dopo.
Colui che fece per viltade il gran rifiuto”così io lo descrissi, forse esprimendo nei suoi confronti un giudizio troppo tagliente.
Papa Celestino V° era rimasto comunque in cuor suo un eremita:

La sua vita divenne una vita inseguita.

Diversamente non poteva finir quell’esperienza, che così com’è finita, per lui amaramente …