Sarteano: accolto con tanto entusiasmo lo “scultore del vuoto”, Giuseppe Guanci, che ha dato il via alla mostra diffusa in 7 siti significativi del borgo da oggi 16 aprile fino al 12 giugno. Una mostra composta da 21 opere tutte collegate ai luoghi dove sono state esposte e alle quali ha lavorato per oltre 6 mesi

Di Leonardo Mattioli

L’amministrazione comunale di Sarteano guidata da Francesco Landi ha  centrato un altro obiettivo “culturale”, ed è il secondo nello spazio di poco tempo dopo quello sul confronto tra “Annunciazioni” di diverse epoche. Questa volta, grazie al “lavoro” portato avanti dalle due “anime culturali” propositive del piccolo borgo, che sono Stella Severini e Stefano Rappuoli, ideatore e gestore del quel piccolo scrigno che è il museo privato dei “Presepi dal mondo”, il Comune è riuscito a portare a Sarteano il cosiddetto “scultore del vuoto” che è Giuseppe Guanci. Un artista pratese, unico nel suo genere, che ha creato opere apposite sparpagliate in sette siti significativi di Sarteano e che faranno da traino per il turismo  .Turismo che in questo caso vuol dire cultura sul quale il primo cittadino Francesco Landi ha investito e investirà molto (aiutato dall’assessora Flavia Rossi molto sensibile ai temi artistici innovativi) ; non a caso il sindaco ha voluto ringraziare nominandoli, all’inaugurazione della mostra, proprio Stella Severini e Stefano Rappuoli che tanto si sono spesi, insieme ad altri soggetti sarteanesi, per riportare la cultura nel piccolo borgo dopo due anni di chiusura per il Covid.”La nostra comunità – ha  detto – ha bisogno di tornare alla normalità e alla socialità , con tutte le precauzioni del caso, e questa mostra ci permette di riaprire alla cultura”. A Stella Severini poi il compito di introdurre l’artista che si è detto sorpreso e compiaciuto per l’ ampia attenzione rivolta nei suoi confronti. “Ho trovato- ha raccontato Guanci che ha lavorato per oltre 6 mesi alle opere portate  nel paesino– tanta coralità e tanta disponibilità.Non avevo mai partecipato a una mostra diffusa come questa. Sento che le opere esposte interagiscono con tutta la comunità”. Il riferimento al vuoto (questo in inglese il significato di Empty) caratterizza tutte le sculture di Guanci, realizzate con un sottilissimo filo con cui, appunto, “disegna” figure nel vuoto, un vuoto anche concettuale, da cui può emergere qualsiasi forma, sia fisica che di dialogo, altrimenti impossibile, come racconta una bellissima storia zen, se la realtà o la nostra mente sono già piene di concetti. Un dialogo che Guanci ha intavolato con le emergenze artistiche presenti a Sarteano, realizzando, o utilizzando, per ogni singolo luogo della mostra, un’opera concettualmente ad esso legata. Ecco quindi che nella Chiesa di San Martino, che ospita la sala espositiva di arte sacra, campeggia sospesa nel vuoto una rivisitazione della crocefissione, con un Cristo alto oltre due metri, realizzato con un sottilissimo filo di bronzo e rame argentato. Nel museo archeologico invece il dialogo sarà con una dei principali gioielli archeologici di Sarteano, ovvero la Tomba della quadriga infernale, di cui Guanci ha rivisitato tridimensionalmente il busto di Charun. Il Castello, ovvero la Rocca Manenti ha accolto una scultura a scala reale di una guerriera, opera in sintonia con l’attività del luogo, declinata al femminile, mentre nei livelli superiori sono state ospitate  sculture “volanti” di figure mitologiche, fantasiose e di uccelli. Il museo dei presepi dal mondo di Stefano Rappuoli invece ha  accostato alla sua collezione un bambinello della Natività (foto)  appositamente realizzato per questa mostra. Infine, nella biblioteca comunale hanno trovato collocazione due figure intente nella lettura.

 

Chi è Giuseppe Guanci

Giuseppe Guanci è un architetto/artista che realizza sculture con un sottilissimo filo metallico, che per questo motivo chiama “Tessoforme”. Ma a differenza di uno scultore tradizionale, che la lavora sul pieno della materia, lui lavora sul vuoto e senza disegni preparatori  per cui spesso viene appunto definito lo “scultore del vuoto”. Le “Tessoforme” sono quindi caratterizzate dalla ricerca sul vuoto e ciò che esso “contiene”, nel tentativo di circoscriverlo con un sottilissimo filo metallico, con cui vengono disegnate nello spazio delle figure, con una sorta di tessuto tridimensionale. Da un punto di vista concettuale fa riferimento alla filosofia orientale ed alla fisica quantistica le quali, entrambe, seppur con approcci diversi, s’interrogano sulla nostra illusoria percezione della realtà e di cui le sue opere divengono metafora, nel loro casuale intreccio di fili che pur tuttavia restituiscono delle figurazioni riconoscibili.