Sarteano: in bicicletta fino a Parigi in 14 giorni pedalando per quasi mille e 700  Km. Andrea Gori ha mantenuto così una promessa a una ragazza fatta nel 2005. In paese ora tutti lo chiamano “Parigi”

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Di Leonardo Mattioli

Lui è Andrea Gori , per gli amici  da sempre “Jei”, ma ora il soprannome è “Parigi”. Un ‘ragazzo’ di 42 anni molto eclettico e non nuovo a imprese strabilianti. A Sarteano lo conoscono bene. Ma all’ultima avventura nessuno ci credeva perché ne stava parlando da anni e poi veramente l’ha compiuta. Si è fatto quasi 1700 km in 14 giorni in bicicletta per arrivare a Parigi  partendo da Sarteano. E con una bicicletta degli anni ’70 neanche tanto ben funzionante per via dei reni che “frenavano” poco. In più due portapacchi carichi. Più di una quarantina di chili  che ,oltre al “peso” della bici, hanno costretto Andrea a uni vero “tour de force” soprattutto all’inizio della sua avventura. E si, c’è da dire che non era neanche allenato. Comunque il ritorno lo ha fatto in treno perché gli impegni sarteanesi urgevano. Lo incontro appena rientrato dal tour parigino,stanco ma sorridente, pronto a ripetere l’impresa e sempre più convinto che “con le idee chiunque può fare qualsiasi cosa”. E’ una sua massima alla quale crede moltissimo, da sempre. Andrea il tuo soprannome da “Jei” sta cambiando in “Parigi” a quanto ho sentito in giro. Di te parlano un po’ tutti in paese. Che effetto ti fa essere al centro dell’attenzione?. “Nessuno, per la verità. Io sono sempre lo stesso e mi sono sentito di compiere questa avventura perché mi andava e soprattutto per mantenere una promessa fatta nel 2005 a una mia amica che studiava con me a Bologna dove io mi sono laureato in Statistica. Le avevo detto che sarei andato a trovarla a Parigi in bicicletta. Dopo tanti anni ho mantenuto la promessa”: A proposito  per arrivare a Parigi  in 15 giorni hai pedalato per quasi mille e 700 chilometri , ma non sono un po’ troppi? Hai sbagliato strada?. ”No, in effetti sono molti di più di quelli che avrei dovuto  fare andando direttamente a Parigi ma sono voluto arrivarci passando per Mentone, Montecarlo, Nizza, Cannes, la Costa Azzurra, l’Alta Provenza, Avignone, poi seguendo il Rodano dopo Lione e verso Digione, quindi lungo i canali che portano verso la Senna e infine Parigi. Ho allungato ma ho preferito pedalare su terreni meno impervi e poi avevo anche un carico niente male da portarmi dietro, quasi 60 chili!”. Che difficoltà hai incontrato lungo la strada?”Difficoltà solo i primi giorni: Tantissimi crampi già a San Quirico d’Orcia, poi a Buonconvento ma dopo i primi tre giorni non ne avevo più e sono andato tranquillo”. Un viaggio in solitudine. Ti ha pesato?”Assolutamente no, Avevo dei ‘compagni di viaggio’ tramite il cellulare, una trentina che mi seguivano passo passo.Tutti amici ‘scelti’. Il cellulare è stato utilissimo, era continuamente ricaricato da un pannello solare che avevo montato sulla bici”. Come ti sei organizzato durante il viaggio per dormire e mangiare?.”Semplice , ho sempre dormito nel sacco a pelo (la tenda non l’ho mai usata) tranne una volta quando ha diluviato e mi sono rifugiato  in una struttura ricettiva. Per mangiare ho fatto la spesa nei supermercati e mi cucinavo da solo”.. Il viaggio in bici in Francia come è stato, come ti hanno accolto?”Benissimo perché i francesi amano molto i ciclisti. Tutti mi hanno incoraggiato e mi hanno dato una mano a orientarmi, soprattutto quando sono arrivato alla periferia di Parigi e lì era difficile trovare la strada giusta per entrare in città . Ma un ciclista parigino, che aveva capito le mie perplessità si è affiancato a me e mi ha aiutato a trovare la strada giusta fino a quando sono arrivato in vista della Tour Eiffel e lì mi sono orientato da solo perché anni addietro ero stato già a Parigi”. Ora che sei rientrato a Sarteano che intendi fare? “Intanto trovare un lavoro. FIno ad oggi ho fatto sempre lavori stagionali. Per anni sono stato anche uno dei responsabili dell’allestimento delle competizioni cicliste in Italia. Ma mi piacerebbe impegnarmi nel monitoraggio satellitare ambientale”.