Sarteano: presentato il libro di Maria Antonietta Calabrò “Moro, il caso non è chiuso”. Parte bene il primo degli appuntamenti culturali di “VogliAmo leggere”organizzato da comune, da “SarteanoViva” e dall’Arci

di Leonardo Mattioli

E’ partita alla grande l’iniziativa culturale “VogliAmo leggere” organizzata dal Comune di Sarteano, dall’associazione “SarteanoViva” e dal circolo Arci per promuovere la lettura. con cinque appuntamenti. Il primo, svoltosi all’interno del Teatro degli Arrischianti con un pubblico molto scelto e presentato dall’assessore Flavia Rossi, ha visto salire sul palco la giornalista del Corriere della Sera Maria Antoniettà Calabrò che, in  anteprima assoluta, ha presentato il suo ultimo libro (verrà presentato al Senato solo il 4 ottobre prossimo) “Moro, il caso non è chiuso”.Una presentazione avvenuta non a caso a pochi giorni dalla proclamazione a santo di Papa Paolo VI (grande amico dello statista democristiano) e a quarant’anni da una vicenda che ha segnato il destino dell’Italia, quella appunto del rapimento e dell’uccisione da parte delle Brigate Rosse del Presidente dello Scudocrociato Aldo Moro. Insieme a Maria Antonietta Calabrò (coautrice del libro con Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione d’inchiesta sul rapimento di Aldo Moro nella XVII legislatura), c’era  anche monsignor Fabio Fabbri, a quei tempi numero due dei cappellani delle carceri e testimone diretto e in qualche caso indiretto ( è stato il braccio destro di don Cesare Curioni ispettore generale dei cappellani delle carceri, allora in stretto cantatto cin il Papa) della trattativa che lo stesso Paolo VI tentò per salvare il suo amico Moro ( 10 miliardi di lire), il cui esito negativo accelerò la morte del Pontefice. A moderare il dibattito Simone Marrucci .Nel capitolo “La Villa Pontificia” del libro “Moro, il caso non è chiuso” si ricostruisce per la prima volta – al di là di ogni ragionevole dubbio, e nonostante anche alcune recenti ricostruzioni contrarie – che questa trattativa vaticana c’è stata ed è durata fino al 9 maggio, giorno dell’assassinio di Moro, e che si è svolta proprio nella residenza estiva dei Papi a Castelgandolfo, anche con la raccolta di dieci miliardi delle vecchie lire( donate da un imprenditore delle scarpe israeliano) per un eventuale riscatto da pagare alle Brigate Rosse, di cui ha testimoniato monsignor Fabbri in Commissione. Nel libro si ricostruisce Il ruolo vaticano nei 55 giorni, che fu tra luci ed ombre, visto che dai lavori della Commissione è emerso che la prima prigione di Moro fu certamente in un palazzo di proprietà dello Ior, la cosiddetta banca vaticana, e uno dei membri del commando era Alessio Casimirri, figlio del numero due della Sala stampa vaticana fino al 1972, tuttora latitante. Paolo VI morì di fatto di crepacuore tre mesi dopo Moro, il 6 agosto 1978. A differenza di altre pubblicazioni edite in occasione del quarantennale dell’assassinio di Moro, “Moro il caso non è chiuso” è basata solo su fatti e documenti raccolti e vagliati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, per quattro anni, dopo la desecretazione ( durante il governo Renzi) di un milione di file di documenti da parte di servizi segreti, forze dell’ordine, e da parte dei vari ministeri coinvolti in base a una legge del 2014. Un contributo essenziale alla ricostruzione della verità che Maria Antonietta Calabrò ha tentato di ricostruire. Ha svolto un lavoro certosino mettendo in collegamento tutti gli atti e la documentazione emersi con la desecretazione : una ricostruzione che capovolge tutte le altre  emerse nel corso di questi anni solo con l’obiettivo di mettere fine alla stagione degli “anni di piombo” secondo quanto stabilito con il Patto di Yalta tra occidente e oriente e che “non poteva essere violato”. Lo statista democristiano con  le sue intuizioni sul compromesso storico era un ostacolo da rimuovere.