Siena: elezioni comunali; candidato a sindaco Massimo Sportelli risponde alle illazioni di Cerretani, “Appalti? Questione di volontà politica. Portiamo rispetto agli elettori”

Da Massimo Sportelli, candidato a sindaco di Siena, riceviamo una lettera inviata al Sig. Cerretani, che pubblichiamo

“A differenza Sua, non sono assolutamente stupito di ciò che ha dichiarato circa le mie affermazioni pubbliche e confesso che mai sarei riuscito a rappresentare meglio ciò che in realtà osteggio, cioè codesto modo supponente e arrogante di gestione della cosa pubblica.Ho dichiarato che voglio “CERCARE di fare dei lavori, commissionare degli appalti che siano eseguiti da ditte POSSIBILMENTE del territorio” ed è di tutta evidenza che se ho usato il verbo “cercare” e l’avverbio “possibilmente”, ho fatto una semplice manifestazione di volontà politica e l’affermare che per farlo voglia contravvenire a norme imperative è assolutamente una forzatura.Le norme devono essere rispettate non solamente circa il loro dispositivo, ma bisogna anche essere umili e rispettare la complessità della loro natura oppure avere l’accortezza di rimanere generici (ed è ciò che ho fatto io) e rimandare interpretazione e applicazione al momento in cui si porrà in essere la volontà politica, perché di questo si tratta, VOLONTA’ POLITICA.In questa sede, mi preme evidenziare solamente che ogni ogni legge, è soltanto uno strumento che produce conseguenze direttamente riferibili al proprio artefice (che è poi colui che le applica).Al riguardo, chi cita pochi estratti di un corpo normativo così complesso come quello del Codice degli Appalti, per cercare di trasmettere un messaggio inveritiero, affermando che sia impossibile compiere scelte politiche nelle modalità di assegnazione degli appalti, toglie di ogni rispetto gli elettori che sono ormai disincantati.In realtà, ogni legge si presta a molteplici interpretazioni e la prima interpretazione la dà proprio chi la applica. Il D. lgs. 50/2016 prevede l’applicazione delle procedure ordinarie di appalto (quelle con pieni vincoli) solo per gli appalti con un valore ricompreso da (€ 1.000.000 ad € 5.250.000); ma all’ art. 36 la stessa legge, prevede poi espressamente la possibilità di “appalto sotto soglia” con procedure anche a chiamata diretta ovvero a procedura negoziata, oppure mediante procedura negoziata di cui all’articolo 63.Quindi la normativa lascia spazio per le scelte politiche, tant’è che all’art. 3 vengono previste le definizioni per microimprese e per le piccole e medie imprese; e sempre all’art. 3, il legislatore si preoccupa anche di dare la definizione di «lotto funzionale» (quale specifico oggetto di appalto da aggiudicare anche con separata ed autonoma procedura ….); ma anche di «lotto prestazionale», (quale specifico oggetto di appalto da aggiudicare anch’esso con separata ed autonoma procedura, definito su base qualitativa). Prevedendo anche l’adozione di «sistema dinamico di acquisizione», e la previsione di un «mercato elettronico».La legge quindi, come sempre, consente più “percorsi” mettendo dei “paletti” e lasciando all’amministrazione la possibilità di scegliere purché siano rispettate le regole.E’ ben possibile quindi realizzare servizi, fare interventi attraverso percorsi legittimi con ricaduta sul territorio, basta ci sia la volontà politica di farlo. Deve essere studiata la fattispecie e commissionare ed appaltare i relativi lavori nel pieno rispetto normativo, scegliendo a secondo della pubblica convenienza se utilizzare lo strumento dei “lotti funzionali”, dei “lotti prestazionali”, ovvero ricorrere a “sistemi dinamici di acquisizione”, riservandosi di utilizzare le forme ordinarie di Appalto quando occorrente, favorendo, se del caso, la costituzione di ATI per sopperire a quella carenza di SOA del territorio imputabile grandemente alla cecità delle pregresse amministrazioni. Voglio auspicare, Ing. Cerretani, dirigente di una importante partecipata che si è candidato in una lista civica in appoggio al Partito Democratico, che se dovrà in futuro occuparsi di appalto pubblico, rammenti l’inapplicabilità delle norme che cita anche alle aggiudicazioni effettuate “in house”, ossia nei casi in cui tra amministrazione appaltante e soggetto appaltatore vi siano rapporti di controllo (art. 5) e principalmente che si preoccupi maggiormente di interpretare le norme verso un vantaggio della propria comunità, piuttosto che spendersi per la tutela degli interessi delle grandi aziende che sono comunque a cuore al partito che lo appoggia e che perseguire i tali interessi ha già attuato scelte politiche scellerate per questo territorio”.