Sinalunga:  solo tre parrocchie su sette possono contare su sacerdoti effettivi. La scarsità di vocazioni ha prodotto un bilancio negativo. Mancano i sacerdoti necessari e poi la divisione delle parrocchie è  articolata su due diocesi

Di Massimo Tavanti

Il  cosiddetto “campanilismo parrocchiale” sotto al quale si riconoscono gli abitanti dei piccoli borghi sta vacillando. La scarsità di vocazioni che ha prodotto un bilancio estremamente negativo a livello nazionale, dove manca un terzo dei sacerdoti necessari rispetto alle parrocchie esistenti, ha un importante riflesso anche a Sinalunga dove a fronte di 7 parrocchie soltanto tre possono contare su sacerdoti effettivi che portano avanti regolarmente le attività dei sacramenti, del culto, dell’oratorio e quelle sociali che più particolarmente coinvolgono tutta la cittadinanza. Infatti se  la Parrocchia di San Martino nel centro storico di  Sinalunga può contare sulla costante presenza di Don Tonino e quella di Pieve di Sinalunga su Don Claudio che gestisce autonomamente quella di San Pietro ad Mensulas, il discorso è completamente diverso per le altre frazioni. E’ il caso di Don Osman Cruz, da poco tempo parroco di Bettolle che è anche amministratore apostolico di Guazzino e di Scrofiano che lo obbliga a gestire con un programma spezzatino le attività parrocchiali. Ma la geografia clericale è da queste parti ulteriormente complicata perché le altre due frazioni di Farnetella e Rigomagno, entrambe prive di un parroco effettivo, non sono ricomprese nella diocesi di Montepulciano-Chiusi e Pienza bensì  nella circoscrizione di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Cosicché in quella di Farnetella, nella chiesa di San Giovanni Battista risalente al 1400,  svolge saltuariamente le funzioni religiose il parroco di Serre di Rapolano, alternando di domenica in domenica anche gli orari delle messe nelle rispettive chiese, e nel caratteristico borgo di Rigomagno, addirittura quello di Marciano della Chiana che deve conciliare la sua attività anche con la chiesa di Badicorte, distante una ventina di chilometri con un inevitabile dispendio di energie e di tempo. Non vorremmo tanto che alla fine il cosiddetto giro delle sette chiese, il pellegrinaggio formalizzato nel 1500 da San Filippo Neri  che poi è diventato anche un modo di dire, diventasse il viaggio quotidiano di un solo parroco  obbligato a districarsi sulle sette parrocchie in cui è diviso il territorio comunale.