Torrita di Siena: la cosiddetta “Prima Repubblica”  sviscerata da quattro ex ministri in occasione della mostra di “Carte della Politica”. Oliviero Diliberto, Rosy Bindi, Luigi Berlinguer e Riccardo Nencini chiamati a una tavola rotonda per far capire come si sia arrivati alla “rottura”  con la prima fase della politica italiana andata all’aria con “Tangentopoli”

Di Leonardo Mattioli

Tante teste bianche  hanno riempito la sala della  Fondazione della Cultura di Torrita di Siena per ascoltare e, verosimilmente,anche ricordare, i “tempi d’oro” della cosiddetta “prima Repubblica”, quella, per intenderci  che andò all’aria dopo il triste periodo  di “Tangentopoli” che fece sparire dall’orizzonte politico il pentapartito, la coalizione che con la Dc prima e con il Psi, il Psdi, Il Pri e il Pli poi ha governato l’Italia  dal dopoguerra  fino ai primi anni ’90. Quando , appunto, quei partiti vennero spazzati via dall’inchiesta contro la corruzione portata avanti dal  Pool di  “mani pulite” di Milano  , con il magistrato Antonio Di Pietro in testa. L’occasione della tavola rotonda, organizzata dall’amministrazione torritese e dalla Fondazione, è stata la presentazione di una singolare mostra dedicata alle cosiddette“carte della politica” esposte nella sede della  Fondazione stessa. Per “carte” si intende manifesti,volantini, diari, quaderni, fotografie, gigantografie e quant’altro sia collegabile alla vita dei partiti  e conservate a Torrita dalle forze politiche locali dell’epoca, come il Pci, poi Pds, quindi Ulivo e infine Pd; come la Dc, poi popolari e quindi Margherita approdata nel Pd; come il Psi e il partito d’Azione. Campeggiano foto di Occhetto e di Moro, di Fanfani, di La Pira, di Togliatti, di Longo e di Di Vittorio etc. Manca la documentazione di partitini laici come i repubblicani o i liberali e quella del Msi, allora considerato fuori dell’arco costituzionale ma presente nelle elezioni. Insomma un bella mostra vintage di “Come eravamo” con tanta nostalgia affiorata anche  durante  la tavola rotonda condotta dal prof. Alessandro Campi ( una volta potentissimo consigliere politico di Gianfranco Fini fino alla nascita , per scissione dal Pdl, del partitino “Futuro e Libertà” che ebbe vita brevissima). Dopo i saluti della presidente della Fondazione Simona Giovagnola e del sindaco Giacomo Grazi, è stato ovviamente Campi a condurre e a moderare un dibattito sicuramente avvincente per la platea di capelli bianchi e grigi e che ha portato a  riproporre a distanza di anni le identiche posizioni dei partiti dell’epoca. Assente Pier Ferdinando Casini (in Sicilia per impegni politici improrogabili), Rosy Bindi (già ministra della Sanità) ha avuto buon gioco  nel rappresentare da sola l’anima pluralista dello “scudocrociato” insistendo molto sul fatto che  quella fase politica (per lei non esiste una prima o una seconda repubblica perché la costituzione è sempre quella) ha cominciato ad esaurirsi con il 1978, quando cioè Aldo Moro venne assassinato dalle Brigate Rosse come simbolo  di un partito, la Dc, che stava traghettando nella maggioranza il Pci di Enrico Berlinguer.”L’uccisione di Moro – ha detto –  va letta in un contesto internazionale che non poteva sopportare  una maggioranza di ‘solidarietà nazionale’. E’ allora che comincia l’arresto di quella fase politica”: La Bindi ha poi rivendicato per la Dc un ruolo di partito “non di destra ma riformista proprio per evitare l’avanzata dei comunisti. La Dc è stato un partito pluralista certamente formato  da correnti ma una grande forza politica ; una grande lezione di democrazia che nessuno oggi ha imparato e lo vediamo”. Per Oliviero Diliberto (già ministro della Giustizia nei governi di centro sinistra anni ’90 in rappresentanza di Rifondazione Comunista ) invece la “rottura” con la prima fase politica italiana comincia con la caduta del muro di Berlino nell’89. “E’ allora-ha sottolineato – che comincia la furia iconoclasta contro  quei partiti.Non c’è più bisogno delle forze politiche anticomuniste imperniate intorno alla Dc perché  quel pericolo non c’è più. Certo ‘Tangentopoli’ nasce dalla corruzione ma nasce anche da un  contesto internazionale legato alla strategia nordamericana. Allora si comincia a smantellare il sistema produttivo pubblico per privatizzarlo; un sistema che reggeva  quello politico. E poi non dimentichiamoci, come emerso da alcune carte, che il magistrato Di Pietro andava continuamente a relazionare sugli sviluppi delle inchieste all’ambasciatore americano”. Per Luigi Berlinguer ( a suo tempo ministro per la Pubblica Istruzione per il Pds) il problema  è cogliere i cambiamenti della società. “ io – ha detto – non mi sento un ex, non ho nostalgie e sono  come comunista dentro il Pd. Sono dentro questa nuova organizzazione ma come comunista portandoci i miei valori della Costituzione che sicuramente vanno aggiornati perché la società di ieri oggi è cambiata”. Un altro tema sul quale   Berlinguer ha insistito molto è quello della necessità di cogliere “anche oggi, la differenza tra sinistra e destra:”è essenziale”.  Per Riccardo Nencini ,segretario del Psi ed ex ministro delle Infrastrutture,  che ha rivendicato “il ruolo significativo”del suo partito dell’epoca ,oggi mancano tre elementi fondamentali della cosiddetta “prima repubblica”: il primato della politica;un’Italia che allora era contadina-cristiana come uscita dal periodo bellico e le relazioni internazionali  che sono profondamente cambiate. “Oggi abbiamo solo annunci – ha fatto presente – abbiamo la strategia del presentismo sui social. Oggi ci sono problemi di identità come novità.  Non abbiamo saputo dare risposte alla crisi della socialdemocrazia in tutta Europa e alla crisi del ceto medio, un fenomeno che non siamo riusciti  a sanare. Serve una strategia ritornando alla divisione tra destra e sinistra ma non sono ottimista sul futuro”.  Nel dibattito è intervenuto anche, tra gli invitati alla tavola rotonda, Vittorio Mazzoni che si è definito un “tecnico analista”, in effetti  è stato sindaco di Siena e Presidente della Fondazione Mps. Quindi sicuramente un politico e di area socialista non craxiana: la sua è stata una analisi molto attenta  per arrivare a concludere che le “responsabilità di chi ci ha portato Salvini e Di Maio al governo sono del Pd che ha perso  con la sua strategia della rottamazione e non solo”.