Torrita di Siena: sold out al Teatro degli Oscuri per il nuovo dizionario del dialetto chianino. Molto interesse per l’iniziativa partita dall’amministrazione guidata da Grazi per salvaguardare  i dialetti e i vernacoli del territorio

Di Leonardo Mattioli

Si va dalla A di “abbaluccà”(attrarre qualcuno con la promessa di qualcosa di piacevole) alla Zeta di “zucchetta” (budello cieco di bue o di bufalo utilizzato per fare i salami). Questi e altre centinaia di termini sono contenuti in più di duecento pagine  del nuovo dizionario del dialetto chianino promosso dall’amministrazione di Torrita di Siena e presentato a un numeroso pubblico che ha riempito letteralmente il piccolo teatro degli “Oscuri” con tanta gente in piedi. Segno eloquente che si  tratta di un argomento molto sentito dalla comunità chianina  che va ( e questo è bene chiarirlo) da Sinalunga a Chianciano passando per Torrita,Montepulciano,Acquaviva, Montallese e Chiusi . Un territorio ristretto  e molto omogeneo sotto questo profilo del  modo di parlare; un territorio, hanno tenuto a rivendicare  i redattori del nuovo dizionario, che si può identificare solo, come recita il sottotitolo, “Di qua dal fosso”, intendendo il fosso come il Canale Maestro  e “di qua” come la parte occidentale dell’area chianina senese proprio per differenziarsi da quella aretina orientale  con un dialetto definito “chianaiolo”. Rispetto alla prima edizione del dizionario uscita otto anni fa questa nuova pubblicazione con oltre cento pagine in più, curata sempre dall’associazione culturale “Ottagono”, include anche Chianciano e Chiusi.  Ne restano fuori Sarteano, Cetona e San Casciano dei Bagni. Borghi appollaiati sul Monte Cetona e probabilmente con modi di dire diversi  rispetto a quelli della pianura. Tornando alla presentazione del nuovo dizionario aggiornato, ampliato e “ricutinato” nel senso di “rimesso in ordine”, il primo cittadino Giacomo Grazi, spalleggiato dall’assessore alla cultura Paolo Tiezzi Maestri e dalla presidente della Fondazione Cultura Torrira Simona Giovagnola,  ha  avuto buon gioco nel dire che “se si hanno a cuore le sorti di una comunità se ne devono prendere a cuore le sue caratteristiche culturali, in primis il modo con il quale essa si esprime, cioè il linguaggio”. Tra i tanti applausi del pubblico, presenti  anche molti rappresentanti degli altri comuni come  Andrea Rossi sindaco di Montepulciano e presidente dell’Unione dei comuni della Vadichiana senese o come l’assessore alla cultura di Chianciano Danila Piccinelli, Tiezzi Maestri ha anche lanciato il “Comitato in difesa della parola babbo”  rispetto a quella di “papà”. “Difendere i nostri modi di dire è fondamentale – ha fatto  presente Andrea Rossi appena rientrato da un lungo giro promozionale all’estero -; siamo orgogliosi di utilizzare i nostri termini dialettali perché così difendiamo le nostre origini. E anche per questo da qualche anno a questa parte la Valdichiana senese è conosciuta in tutto il mondo”. E’ toccato poi ai redattori del dizionario  guidati da Silvia Cassioli , entrare nei dettagli di questa ricerca arricchita con  ambizioni un po’ meno scientifiche ma con un taglio un po’ più discorsivo per andare incontro ai lettori che in questi anni hanno loro scritto per  sollecitare, proporre,approfondire alcuni termini. Nel dizionario infatti si trovano  non solo le parole del passato contadino  ma anche quelle del “chianino del nuovo millennio”. Tra i redattori notevole il lavoro  di Giancarlo Cherubini, Mariano Fresta, Gianpiero Giglioni, Arnaldo Goracci, Mariangela Leotta e Norberto Oldrini.  Molto apprezzato anche l’impegno dei professori  universitari Massimo Fanfani dell’Accademia della Crusca( “i dialetti sono vivi e vegeti e questo dizionario lo dimostra”) e dell’antropologo Pietro Clemente ( “ricerche fatte sui bruscelli e sulle lotte contadine”).