Toscana: medicina; Enrico Rossi, “E’ un delitto politico non garantire la formazione dei medici”

di Tiziano Carradori

“Siamo di fronte ad un vero e proprio delitto politico commesso dal Governo che non ha programmato e non programma la formazione dei giovani medici laureati. Che una volta soltanto si parli di un barchino di migranti in meno e si dedichi l’attenzione a risolvere il problema degli 11.000 camici grigi che ci sono nel nostro Paese, medici che chiedono di essere formati e che ricevono in cambio la porta chiusa in faccia. E’ per questo che la Regione Toscana ha fatto il massimo di ciò che poteva fare, finanziando con proprie risorse la formazione di 132 medici che per 5 anni si impegneranno a lavorare in Toscana”.E’ determinato, ma anche arrabbiato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, quando illustra il provvedimento approvato dalla Giunta regionale e salutato con soddisfazione dai tre atenei toscani e dall’Ordine del medici di Firenze.”Siamo di fronte – aggiunge Enrico Rossi – ad una carenza colpevole non soltanto di questo, ma anche dei Governi precedenti. Abbiamo giovani disposti a specializzarsi e manchiamo di medici specialistici. Ma vi pare una situazione sostenibile? Noi abbiamo fatto più di tutti e tutto il possibile, ma il problema non è risolvibile se non in dimensione nazionale. Chiedo che il Governo ne discuta nel merito e con pacatezza, per rimediare a questa colpevole mancanza di programmazione che mette il Servizio sanitario in ginocchio”.Il presidente Rossi annuncia infine che la Regione Toscana organizzerà in autunno un conferenza nazionale dedicata a questo tema.”La Regione ha compiuto uno sforzo importante – sottolinea l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – che ci fa fare un salto di qualità anche rispetto al pur ingente impegno assunto lo scorso anno. In particolare abbiamo cercato di programmare guardando al futuro, attraverso un’analisi dei fabbisogni, ragionando quindi in termini di un quinquennio. Sappiamo infatti che ci sono delle aree da rafforzare, dei settori cruciali per il servizio sanitario come quello dei medici di famiglia, dell’emergenza, di pediatria solo per citarne alcuni, che già oggi o nei prossimi anni sono destinati ad assottigliarsi”.Sull’importanza della programmazione degli accessi universitari interviene anche la vicepresidente e assessore a università e ricerca Monica Barni che nei mesi scorsi aveva tenuto una relazione per conto delle Regioni nel corso di un’audizione alla Camera: “rimuovere il numero chiuso, nella situazione attuale, non risolverebbe i problemi strutturali dell’università italiana, ma peggiorerebbe una situazione già critica. La mancata programmazione degli sbocchi, come è il caso di medicina, incide negativamente sulla crescita complessiva del sistema, già gravato da scarsità di fondi, insufficiente ricambio del personale docente e adeguamento delle strutture. Più che concentrarci sulla cancellazione del numero chiuso, sarebbe fondamentale, oltre a fare una programmazione capace di uno sguardo lungo sul futuro, rendere i test di accesso idonei a mettere in luce conoscenze e attitudini degli studenti”.