Val di Paglia: ancora parere negativo per la nuova proposta di impianto geotermico. La Soprintendenza boccia il progetto per la centrale geotermica nel comune di Abbadia S. Salvatore. Intervista con Nicoletta Innocenti, presidente di “Opera Val d’Orcia”, che annuncia anche la realizzazione di un “Osservatorio permanente” su Val d’Orcia, Valdichiana e Amiata

di Monica Paglicci

La Sovrintendenza archeologica belle arti e paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo ha espresso ancora parere negativo alle modifiche progettuali contenute nella documentazione integrativa presentata in Regione dalla società Sorgenia Le Cascinelle  srl relativamente all’impianto geotermico Val di Paglia nel comune di Abbadia San Salvatore, a ridosso dell’area UNESCO Val d’Orcia. Il fatto clamoroso è che la società proponente aveva dovuto rivisitare il progetto iniziale  e  si era rivolta allo studio di architettura di  Stefano Boeri , noto architetto  a livello nazionale ed internazionale per redarre un progetto più coerente a livello paesaggistico ed ambientale. Ma l’intervento audace dell’archistar non ha sortito l’effetto dovuto. Le modifiche progettuali proposte sono migliorative, ha scritto la Sovrintendenza, ma non superano le criticità espresse nel parere negativo del 9 gennaio 2020. Approfondiamo l’argomento rivolgendoci  alla dottoressa Nicoletta Innocenti, Presidente di Opera Val D’Orcia, significativa associazione culturale del territorio,  che ha come obiettivo non solo quello  di tutelare il patrimonio ambientale e paesaggistico ma anche di relazionarlo con gli obiettivi e le aspirazioni di un territorio che punta alle eccellenze.

D. Presidente cosa sta succedendo in Val d’Orcia? Una pezzo di Toscana Patrimonio dell’Unesco preso d’assalto per progetti di Centrali Geotermiche, depositi di scorie nucleari…Cosa servirebbe per tutelare ancora di più questo territorio?

R.”La questione  in sostanza, paradossalmente, non vede  territori che possono considerarsi “salvi”. Una delle ragioni principali è determinata del fatto che  alla luce della crescente ‘Green Economy’ saranno sempre più presenti investimenti, sicuramente importanti qualora vengano condivisi con le comunità localo, ma non sempre adeguati ai territori: investimenti non più rivolti alle aree industriali e metropolitane ma alle campagne, territori meno popolati e con carattere rurale. Così Opera Val D’Orcia, insieme a molte altre associazioni ha inaugurato un nuovo modo di lavorare insieme per i nostri territori e per il futuro delle comunità locali. Insieme a Legambiente Circolo Terra e Pace, Italia Nostra Toscana e Italia Nostra Siena, Club Unesco Siena, i comitati di Radicofani, quelli dell’Amiata e molte altre realtà locali, insieme a Amministratori locali, imprenditori, cittadini, categorie ha costituito il Coordinamento “Ecosistema Val d’Orcia”, che ha peraltro prodotto anche importanti momenti di approfondimento scientifico e conoscitivo come il Convegno a Palazzo Chigi del dicembre 2019. L’obiettivo e l’impegno costante è preservare il territorio non come luogo statico ma come luogo di proposizione e progettualità nella direzione di buone pratiche e sostenibilità, dove le scelte devono essere condivise con le popolazioni locali e non più calate dall’alto, come troppo spesso fatto in passato.  Ma tornando alla questione della centrale geotermica Le Cascinelle,  l’impianto geotermico presenta enormi criticità per il sito, per la coincidenza (pochissimi metri alla buffer zone) all’area UNESCO Val d’Orcia, per la prossimità alle sorgenti termali di Bagni San Filippo, per il fatto che va ad impattare con un’area archeologica di rilevanza strategica per la via Francigena, per l’impatto che avrebbe per chi dalla via Cassia (via longitudinale di fondamentale spostamento turistico) entrerebbe in Toscana, per la sismicità e micro sismicità, per il fenomeno già rilevato in area delle subsidenza, per gli aspetti idrogeologici e per molte altre ragioni. L’intervento proposto altererebbe in modo permanente e irreversibile il contesto ambientale, paesaggistico e culturale di una importante area del sud del senese.E’ evidente che molti imprenditori ragionano esclusivamente su una logica di profitto, spesso speculativo, e su economie di scala “asettiche” applicabili qui come altrove, ma ciò troppo spesso è drammatico per i luoghi individuati per gli interventi e non tiene conto dei reali benefici per territorio. Bisognerà sempre più pensare all’economia in termini di eticità e meno di profitto.Con i finanziamenti europei i nostri territori saranno sempre più  oggetto di progettualità, molta potrà portare benefici ma molta altra sarà da vagliare attentamente, per scongiurare attacchi indiscriminati alle zone rurali.  Poi c’è anche un aspetto politico. Perché le zone della Toscana rurali non rappresentano molto spesso pacchetti di voti particolarmente significativi e quindi sacrificabili, certamente in una logica per noi inaccettabile. Ciò ha sempre rappresentato il limite delle aree marginali che non gli ha permesso di per ottenere un adeguato potere contrattuale. Ma ora le cose sono cambiate, aree come la Val d’Orcia sono ormai l’icona della Toscana nel mondo e ciò rappresenta una grande nuova forza per le comunità locali”.

D. Quindi sempre più impegno da parte vostra?

R.” In effetti si . La bellezza che abbiamo avuto la fortuna di preservare, grazie in realtà alla grande povertà delle nostre terre fino alla fine degli anni 70, è oggi la nostra straordinaria energia. Questi fino a poco tempo fa erano gli elementi che, insieme all’Unesco, pensavamo che potessero preservarci e cautelarci, ma costatiamo che non è così, vedi anche l’ipotesi di creare un sito per le scorie nucleari tra Pienza e Trequanda. Per questo serve impegno, coordinamento, idee chiare e progettualità nella direzione giusta.  Non ne abbiamo ancora parlato ufficialmente con i media, ma è in corso di valutazione l’idea di un “Osservatorio Permanente” sulle dinamiche di compatibilità ambientale e sociale di un area vasta del sud del senese, intendendo i nostri territori, intendendo Val d’Orcia, Valdichiana e Amiata. E’ ancora un’idea embrionale, ma ci stiamo lavorando, con l’obbiettivo inclusivo di ascoltare tutti coloro che vorranno partecipare e fornire idee e progettualità”.

D. Questa è una novità. Ce la spieghi meglio

R.” L’Osservatorio dovrebbe avere anche una forte credibilità scientifica con un comitato tecnico scientifico costituito da geologi, paesaggisti, agronomi, vulcanologi, storici, archeologi ecc…, oltre ad una struttura orizzontale che comprenda dagli amministratori fino ai cittadini, passando per le associazioni a tutela del territorio, le categorie, gli imprenditori. Ma di questo ne parleremo più avanti, quando l’attuale struttura embrionale prenderà forma, se condivisa da tutti gli attori. Intanto impegno, passione e chiarezza di obiettivi. Il futuro delle nostre terre deve poter essere determinato dai cittadini con processi partecipativi e con grande senso della responsabilità verso le generazioni che ci succederanno, alle quali dobbiamo poter consegnare territori migliori di quelli che abbiamo ereditato e non certo peggiori..