Chiusi: il Festival Orizzonti prosegue alla grande registrando anche per la seconda giornata il tutto esaurito con due spettacoli diversi tra loro , uno teatrale con “Cappuccetto Rosso nel Bosco” e l’altro in prosa con“300 metri di Memoria”
Di Giulia Benocci
Anche il secondo giorno del Festival Orizzonti di Chiusi ha registrato il tutto esaurito con due spettacoli diversi tra di loro :uno teatrale all’interno del Chiostro di San Francesco e l’altro in prosa nel suggestivo Parco dei Forti, di recente ristrutturazione. Il primo spettacolo ha riguardato la favola di“Cappuccetto Rosso nel Bosco”, ma non è stata raccontata come la solita storia per bambini, piuttosto come un’allegoria per attraversare l’ignoto e le paure, per riuscire a superare gli ostacoli e le sfide fin da bambini. L’altro spettacolo, quello serale, a cura del regista Alessandro Manzini è stato uno spettacolo itinerante all’interno del Parco dei Forti in cui gli allievi di Teatro della Fondazione Orizzonti d’Arte hanno recitato in prosa sopra una stoffa lunga 300 metri. La particolarità di questo spettacolo è che è stato fatto in maniera itinerante, in cui il pubblico a piccoli gruppi ha seguito il percorso dietro gli attori dislocati in tutta la grandezza del parco. Passeggiando nel parco gli spettatori hanno così ascoltato le storie della Città di Chiusi, dalla sua fondazione a storie più contemporanee. “L’idea è nata fin dall’anno scorso nel momento in cui abbiamo visto che cominciavano a chiudere tutto; allora con il gruppo di teatro abbiamo pensato di andare a raccontare il territorio che ci stavano togliendo da sotto i piedi e abbiamo cominciato a lavorare a queste storie. La voglia era di raccontarle dal vivo, camminando tutti insieme con il pubblico – ha sottolineato il regista Alessandro Manzini –. I 300 metri di telo partono da un’idea della Pedagogista Maria Montessori che aveva realizzato questi 300 metri di stoffa neri con un ultimo centimetro rosso per raccontare ai bambini quanto la storia dell’uomo sia piccola rispetto alla storia della terra. Avevo paura che ci fossero molti tempi di attesa nel pubblico, invece ho visto che è stata vissuta nella maniera in cui avevamo proposto e in modo molto informale, mi sembra che la serata sia andata bene e sia piaciuta”.Andando avanti con la storia, gli attori vestiti tutti di nero creano un gioco di luci con il lungo telo e delle torce: raccontano la storia della Stazione nell’autunno del 1943. Era uno snodo importante sia per i tedeschi che per il rifornimento delle truppe al fronte, ma il 21 novembre in bombardieri alleati anglo-americani scaricarono 27 tonnellate di bombe e il fabbricato fu completamente raso al suolo. Il racconto è nella memoria dei ferrovieri e dei caduti nel bombardamento della stazione. La terza parte dello spettacolo si è svolta nel ‘Bosco dei tradimenti’ in cui il pubblico è stato diviso a piccoli gruppi secondo il numero di appartenenza che era stato dato ad ogni persona all’ingresso. Le scene durante tutto il percorso si sono alternate tra episodi comici come ‘una tipica mattinata’ al passaggio al livello di Chiusi Scalo nel ’69 a scene più commoventi, in cui sono stati proiettati spettacoli passati al Teatro Mascagni, quando prima del Covid i teatri erano aperti e gremiti di persone. Così hanno voluto ricordare i 300 metri di memoria per riportare nelle menti di tutti l’identità e un percorso sia della Fondazione di Teatro che dell’intera città.









