Città della Pieve: sabato 12 luglio, alle ore 21, al Teatro degli Avvaloranti la proiezione del documentario, “Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato”  della regista Anna Testa. Introduce la proiezione la regista Mimma Nocelli

Sabato 12 luglio, alle ore 21, al teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, si terrà la proiezione del documentario, “Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato”  della regista Anna Testa (foto). Introduce la proiezione la regista Mimma Nocelli. Il documentario è stato realizzato in occasione dei sessant’anni dalla nascita di Porto Rotondo (1964-2024). “ Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato” è il primo documentario sulla storia di uno dei più iconici borghi sul mare famosi in tutto il mondo.L’autrice e regista Anna Testa ha scritto e diretto un film che racconta i sei decenni di una località d’eccezione, dalla fondazione ad opera di due nobili fratelli veneziani, i Donà dalle Rose,fino al rapporto con il territorio le cui origini affondano nella storia secolare della Gallura. Siamo agli inizi degli anni ’60, da poco la Sardegna è stata bonificata dalla malaria dalla Fondazione Rockefeller. Due giovani fratelli veneziani, Nicolò e Luigino, rampolli della rinomata casata veneziana Donà dalle Rose, trascorrono le estati in barca sulle coste della Sardegna gallurese. Qui scoprono, a pochi chilometri da Olbia, uno specchio d’acqua perfettamente rotondo e completamente selvaggio, che viene chiamato Poltu Ridundu. I Donà dalle Rose acquistano allora tutto lo specchio d’acqua che negli anni ’60 e ‘70 diventerà una delle località turistiche più conosciute al mondo: Porto Rotondo, il paradiso in terra. Le trattative per l’acquisto dei terreni, tutti appartenenti a varie famiglie galluresi con lo stesso cognome – i Deiana – è la parte più interessante dell’operazione immobiliare che porta Nicolò e Luigino a contatto con una civiltà millenaria fatta di pastori che hanno sempre vissuto il mare come un nemico da cui difendersi, un orizzonte portatore di assalti pirateschi. Ed ecco che improvvisamente il mare da nemico diventa amico soprattutto per quelle donne sarde che avevano ricevuto in eredità i terreni sul mare perché considerati di scarso valore.Proprio quei terreni, ora, valgono molto di più di quelli dell’entroterra e i compratori devono vedersela con giovani donne che si trovano fra le mani un tesoro.Il  sogno dei Donà è quello di creare non un semplice insediamento turistico ma un museo a cielo aperto, un borgo sul mare all’insegna della filosofia della polis greca.

Quella di “Ci sedevamo sul tappo” è una storia affascinante e con risvolti inediti, raccontata in prima persona dai fondatori Luigino Donà dalle Rose e Chiara Donà dalle Rose – figlia di Nicolò, scomparso dopo la tragica morte del figlio – e dallo scrittore Marcello Fois che rappresenta la voce della Sardegna che ha visto sempre con sospetto la smeraldizzazione delle  coste.Tra gli altri intervistati figurano Nicola Pietrangeli, Carolina Rosi, Enrico Vanzina, gli eredi delle famiglie galluresi che vendettero i terreni e tanti altri personaggi i cui destini sono legati a Porto Rotondo. Nel mezzo si innestano vicende personali, aneddoti e tante storie: i rapimenti, le faide tra famiglie, gli incendi, le scorribande da rotocalco, il fallimento economico dei Donà, la nascita della Certosa di Berlusconi fino al blocco del mercato immobiliare e l’avvento dei Russi.  Tra gli intervistati  Luigino Donà dalle Rose, Chiara Donà dalle Rose, Marcello Fois scrittore, Paola Dalla Valle, Gianni Gamondi, Pier Andrea Nocella, Marella Giovannelli, Piero Pes, Gian Battista Borea d’Olmo, Enrico Vanzina, Nicola Pietrangeli, Carolina Rosi, Giancarlo Cruciani, Marco Carniti, Mimma Nocelli, Augusto Ditel, Giuseppe Carteri, Consuelo Davoli, Franca Deiana, Enzo Deiana, Michelino Masala, Elisabetta Villaggio, Emanuele Salce, Emmanuel Chapalain. “Ispirandomi al racconto di Paola Dalla Valle Noi di Porto Rotondo, ho voluto raccontare – spiega la regista Anna testa- un’avventura unica, una storia che oggi non sarebbe più possibile fatta veramente di un sogno che si è realizzato in un’epoca contraddistinta dalla gioia di vivere. Facendo riferimento agli elementi fondanti della polis greca – il porto, la piazza, la chiesa e il teatro –Porto Rotondo, edificata agli inizi degli anni ’60, si trasforma nel corso degli anni e da semplice villaggio  vacanze sboccia in un borgo ricco di identità e cultura. Questo documentario racconta la straordinaria evoluzione di questa località resa unica dalla combinazione tra la tradizione millenaria gallurese e l’impronta artistica lasciata dai Maestri lanciati dalla Biennale degli anni ’60, quali Mario Ceroli, Andrea Cascella e Giancarlo Sangregorio, e più tardi l’artista bretone Emmanuel Chapelain. Attraverso la loro creatività, con l’apporto di architetti quali Alessandro Pianon e Gianni Gamondi,  nasce un borgo che è essenzialmente un museo a cielo aperto, una mostra permanente. Utilizzando un avvincente intreccio di interviste e immagini d’archivio, abbiamo voluto narrare fuori dagli stereotipi la profonda metamorfosi sociale e culturale che ha trasformato Poltu Ridundu in Porto Rotondo, una realtà che non è solo glamour e copertin, ma un innesto tra la millenaria cultura Gallurese e la ventata di innovazione portata dal boom economico degli anni ’60.Le scelte musicali, molto precise, sono- aggiunge – un elemento narrativo che diventa linguaggio e si integra nel ritmo del montaggio in un’unica armonia. Le musiche inedite, composte e eseguite con l’armonica a bocca dal musicista sardo Moses Concas, evocano note ancestrali che sembrano fondersi perfettamente con le immagini del documentario. Infine abbiamo aggiunto un elemento fumettistico con le illustrazioni di Mauro Moretti la cui capacità nel catturare lo spirito dell’epoca con pochi tratti suggestivi contribuisce a restituirlo più vero che mai. Non potevano mancare alcune sequenze tratte dal mitico film di Alberto Sordi, Le coppie, con l’episodio La stanza girato proprio a Porto Rotondo negli anni ’70.Nel documentario il film è raccontato direttamente da una delle interpreti, la famosa “principessa” che sotto lo sguardo interrogativo di Giacinto e Erminia Colonna, scalza, attraversa la sala dello Sporting di Porto Rotondo dopo una notte di bagordi.”

Anna Testa, autrice e regista specializzazione in Storia del Teatro, ha lavorato come giornalista e realizzato diversi documentari tra cui Pietro Perugino il pittore rivoluzionario,di cui è ideatrice con la regia di Pappi Corsicato (produzione Mompracem),Regine di Quadri Maria Bellonci – Isabella d’Este le due donne del Rinascimento italiano di cui è autrice e regista(produzione Coevolutions), documentario finalista ai Nastri d’Argento nel 2024 e selezionato al Torino Film Festival 2023. Ci sedevano sul tappo– Porto Rotondo il borgo inventato prodotto da Amarcord Production, è la sua ultima produzione .Oltre all’attività cinematografica ha scritto diversi libri tra cui Magnetica Mariangela sulla grande Mariangela Melato e Lavia il Terribile sul regista e attore Gabriele Lavia, entrambi Manfredi Edizioni. L’attività giornalistica annovera un programma sul teatro condotto su Sky, Le stanze del Teatro. Ha lavorato come assistente di Giorgio Albertazzi realizzando il documentario Giorgio Albertazzi ritratto d’artista, edizioni Rai-Eri, e Buonasera Aroldo, Buonasera Giuliana, documentario e libro sulla famosa ditta del teatro italiano Aroldo Tieri e Giuliana Loiodice edito da BCDalai. Attualmente sta lavorando ad alcune sceneggiature e ha in produzione altri documentari. Ama gli aforismi, tra cui la celebre frase di Voltaire sulle trappole della mistificazione: «Tutto ciò che i tiranni delle anime desiderano è che le persone che essi addestrano abbiano la mente equivoca». 

“Ci sedevamo sul tappo – Porto Rotondo il borgo inventato” è un documentario scritto e diretto da Anna Testa, prodotto da Amarcord Production. Tatiana Forese è la produttrice esecutiva, Ludovico Cantisani il direttore di produzione. Il film è realizzato inoltre con il contributo del Ministero della Cultura.