È morto Giorgio Armani, il genio che ha rivoluzionato la moda italiana e il modo di vestire il mondo; recentemente aveva acquistato lo storico locale di Forte dei Marmi “La Capannina”

Di Stefano Magi

Giorgio Armani è morto oggi nella sua casa di Milano a 91 anni. La maison ha diffuso la notizia parlando di “infinito cordoglio”. Da mesi lo stilista era convalescente e aveva saltato le ultime sfilate, segno di una fragilità che teneva lontana dai riflettori. Con lui se ne va “Re Giorgio”, il creatore che più di ogni altro ha saputo cambiare la moda italiana e renderla linguaggio globale. Armani ha trasformato l’eleganza in un segno universale, ha fatto di Milano una capitale, ha imposto un’estetica sobria e senza tempo che ha influenzato cinema, sport, cultura e società.

 

Pochi giorni fa il gruppo Armani aveva annunciato l’acquisto de La Capannina a Forte dei Marmi, storico locale della Versilia nato nel 1929. Non un’operazione come le altre. Armani lo aveva definito “un ritorno alle origini”. Proprio lì, negli anni Sessanta, aveva conosciuto Sergio Galeotti, il compagno di vita e il socio con cui nel 1975 fondò Giorgio Armani S.p.A. La nuova gestione del locale sarebbe dovuta partire dall’estate 2026.

 

Nato a Piacenza l’11 luglio 1934 Armani si trasferì a Milano nel dopoguerra. Cominciò come vetrinista alla Rinascente, poi approdò all’ufficio stile di Nino Cerruti. Galeotti lo spinse a rischiare, persuadendolo a vendere la sua Volkswagen Beetle per raccogliere i primi fondi per finanziare i primi passi. Nel 1975 nacque la maison Giorgio Armani, che in pochi anni sarebbe diventata un marchio globale.

 

La rivoluzione di Armani si concentra inizialmente in un capo, la giacca destrutturata. Tolse imbottiture e rigidità, la rese leggera e naturale, la fece scorrere sul corpo. Prima simbolo del guardaroba maschile, negli anni Ottanta divenne uniforme femminile nei luoghi del potere. Armani aprì così la strada a una nuova stagione del vestire, con un’estetica fondata sulla sottrazione. Diceva che “l’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”.

 

Linee pulite, colori neutri come grigi, beige, blu e nero, tessuti morbidi e silhouette rilassate diventarono la sua cifra. Ha imposto il “greige” come colore universale, ha rifiutato l’ostentazione, ha creato un abito che dura nel tempo, senza cedere alle mode passeggere.

 

Nel 1980 arrivò la consacrazione con il film American Gigolo. Richard Gere in abiti Armani divenne un’icona internazionale. Da allora i suoi capi entrarono in oltre cento film, da Gli Intoccabili a The Dark Knight fino a The Wolf of Wall Street. Sophia Loren, Julia Roberts, Cate Blanchett, Leonardo DiCaprio, Martin Scorsese. I red carpet di Hollywood, Venezia e Cannes consacrarono Armani come il primo a comprendere il legame tra moda e immaginario cinematografico.

 

Accanto al prêt-à-porter non rinunciò mai all’alta moda. Nel 2005 nacque Armani Privé, la linea haute couture che sfila a Parigi. Nel 2015 aprì Armani/Silos a Milano, museo e archivio permanente che racconta quarant’anni di collezioni organizzate per temi. Parallelamente costruì un impero diversificato con Emporio Armani e Armani Exchange, occhiali ed essenze in licenza a EssilorLuxottica e L’Oréal, ristorazione e hotellerie con l’Armani Hotel Dubai inaugurato nel Burj Khalifa nel 2010 e l’Armani Hotel Milano aperto l’anno successivo, Armani/Nobu e gli Emporio Armani Caffè.

 

Forte anche il legame con lo sport. Dal 2008 era proprietario dell’Olimpia Milano, la squadra di basket più titolata d’Italia. Con EA7 Emporio Armani aveva vestito la Nazionale italiana di calcio a diverse edizioni dei Giochi, da Londra 2012 a Parigi 2024.

 

La filantropia fu un tratto costante. Dal 2010 promosse Acqua for Life, progetto per l’accesso all’acqua potabile in decine di Paesi. Durante la pandemia riconvertì i propri stabilimenti per produrre camici monouso e destinò milioni agli ospedali italiani. Nel 2002 era stato nominato Goodwill Ambassador dell’UNHCR.

 

Armani ha difeso fino all’ultimo l’indipendenza della sua maison, una rarità in un settore dominato da grandi gruppi internazionali. Nel 2016 istituì la Fondazione Giorgio Armani per garantire la continuità del marchio e tutelarne i valori. La successione era stata pianificata come passaggio graduale a familiari e collaboratori, tra cui Leo Dell’Orco.

 

Con Armani se ne va il maestro che ha dato alle donne un guardaroba di potere senza ostentazione, agli uomini un’eleganza rilassata, alla cultura pop un lessico di sobrietà e misura. Ha cambiato il modo di costruire un vestito, di rappresentarlo al cinema, di gestire un marchio nel lusso. La sua eredità è uno stile senza tempo, un impero globale rimasto indipendente e un segno culturale riconoscibile che continuerà a parlare al mondo. Il suo ultimo gesto è l’acquisto de La Capannina di Forte dei Marmi. Ritorno al luogo dove tutto era cominciat