I “Grandi dell’Amiata”: il premio Nobel per la Letteratura Giosuè Carducci che abitò anche ad Abbadia San Salvatore nel 1945. La stessa Piazza Santa Croce in passato si chiamava “Piazza Giosuè Carducci”, ma poi fu deliberato il cambio di nome
di Antonio Pacini
I poeti non sarebbero tali se non fossero ispirati dai luoghi che hanno frequentato. L’Amiata ha ispirato molti artisti, pensatori, letterati, musicisti e anche poeti. Lo abbiamo visto con Mario Luzi o ancor prima con il Papa umanista Pio II. Ne abbiamo beneficiato con le parole incredibili di Edward Hutton o con i versi di altri poeti cosiddetti “minori”. Il vulcano è stato molto influente anche per talenti musicali o per personalità mistiche e ribelli. Ma forse non ci siamo mai soffermati abbastanza su quanto possa aver lasciato il segno in uno dei poeti più grandi, in una delle personalità di spicco dell’800 italiano: Giosuè Carducci. Sappiamo, sì, che il “Poeta d’Italia” ha abitato e frequentato i nostri luoghi, che ha trascorso dei periodi con il padre –medico condotto- in servizio dalle nostre parti, ma tutto ciò passa inosservato. Il padre di Carducci fu medico a Celle sul Rigo e a Piancastagnaio. Nel secondo paese è presente una lapide commemorativa del poeta con i suoi stessi, sublimi versi raccolti nell’opera “Juventilia” che recitano:
Candidi soli e riso di tramonti
mormoreggiar di selve brune, ai venti
con sussurrio di fresche acque cadenti
giù per li verdi tramiti dei monti.
Ed Espero che roseo sormonti
nel profondo seren de’ firmamenti,
e chiara luna che i sentier tacenti
inalbi e scherzi entro laghetti e fonti.
Questo m’era nei voti. Or miei desiri
pace ebber qui tra fiumi e tra montagne
delle secure muse in compagnia:
(Giosuè Carducci, “Juventilia” Libro I)
Il futuro premio Nobel per la letteratura frequentò i nostri luoghi in gioventù; quella gioventù della quale avrà nostalgia e che celebrerà ricordando quanto i monti e la maremma lo condizionarono da ragazzo. Infatti il contatto con la natura e la celebrazione del paesaggio lo accompagneranno sempre. A Piancastagnaio è stato dato un piccolo spazio al suo illustre ospite. Ma quanti sanno che Carducci ha abitato anche ad Abbadia San Salvatore?
Mentre era studente universitario il padre aveva preso in affitto una casa nel centro storico badengo. La stessa attuale Piazza Santa Croce in passato si chiamava “Piazza Giosuè Carducci”, ma poi fu deliberato il cambio di nome. Il giovane Giosuè venne nell’estate del 1945 nel paese amiatino, dove rimase per oltre due mesi tra i badenghi stringendo delle fervide amicizie. A farcelo presente è l’Avvocato Giovanni Volpini nel suo libro “Abbadia San Salvatore, storia del monastero e del paese”. Volpini riporta chiaramente l’indirizzo dell’abitazione dove risiedeva allora il poeta. Abitava –scrive Volpini- col padre in Via Filippo Neri, a quei tempi Corso Maggiore, al numero civico 48, in una casa di proprietà di Mammolotti Giovanni”. “Qui –prosegue- contrasse dimestichezza con due nostri compaesani anche essi allora studenti, Francesco Forti che fu poi avvocato ed Agostino Pacchierini, che fu poi Notaro, e qui iniziò la sua carriera poetica con un ammirabile sonetto che l’autore poi incluse nei Juventilia”.In passato chi scrive provò a fare delle ricerche per individuare l’abitazione in questione, iniziando con il cercare il motivo per cui l’attuale Piazza Santa Croce si fosse precedentemente chiamata “Piazza Giosuè Carducci”. Contattò l’ufficio preposto all’archivistica dell’Unione dei Comuni Amiata-Val D’Orcia dal quale, con professionalità, furono ricercati e trovati tutti i documenti inerenti. Tuttavia il fatto che il più grande poeta d’Italia avesse abitato da noi non impressionò nessuno e per indirizzare meglio le ricerche venni invitato ad andare in Comune ad Abbadia per consultare un inventario ma, dopo aver fatto quanto richiesto, non trovai granché. Poi dall’ufficio furono mandati dei moduli da riempire; alla fine mi arresi. Forse una ricerca del genere poteva entusiasmare gli addetti dell’ufficio, ma sarebbe stata un’illusione. Adesso lanciamo la proposta all’Amministrazione Comunale di Abbadia e all’Assessore alla cultura: Troviamo la casa del poeta Giosuè Carducci e mettiamoci una targa. Come ormai sappiamo il nostro paese insieme alla Montagna hanno influenzato grandi personalità e generato cambiamenti che, poi, si sono amplificati su larga scala. La memoria ritrovata di certi fatti può riattivare la nostra volontà e la vitalità amiatina a compiere azioni positive ed innovatrici. Se ci ricordiamo dei grandi personaggi che hanno trovato inspirazione nel vulcano saremo anche noi, a nostra volta, predisposti all’inspirazione; se sapremo frequentare i luoghi che hanno abitato e i soggetti dove hanno attinto la loro penna magari ci avvicineremo al loro stato d’animo. Ogni pietra, ogni vicolo, ogni scorcio, una volta liberati dalla patina dell’indifferenza -e magari dalle gettate di bitume sulle pietre medievali- ridiventano poesia. Da qualche parte quassù si può ancora udire il mormoreggiar di selve brune ai venti, nel silenzio che tanto manca a quelli della città, o inseguire un paesaggio giù per laghetti e fonti fino a tuffarsi con lo sguardo nel mare sentendosi ancora, nonostante tutto, un po’ poeti.










