La scatola dei ricordi : il racconto della domenica di Patrizia Patrizi        

Tutti al mare (2)

Nelle piccole comunità, si sa, ci si conosce tutti e ci scambiamo informazioni, consigli e aiuti di vario genere.  Gli adulti si conoscono tra loro e i bambini pure. Nascono amicizie fin dalla tenera età che continuano fino a che la vita divide i percorsi, non per questo, però, ci si dimentica dell’affetto che ci ha unito.  La mamma della mia amichetta del cuore d’infanzia, veniva spesso a casa nostra per parlare con la mia, oppure s’incontravano nella grande piazza di Cetona e facevano su e giù per ore. Quella signora aveva due figlie: una più piccina di me di un anno, l’altra più grande di uno. Io e la più piccola eravamo inseparabili da bambine; con quella più grande diventerò più amica durante l’adolescenza, quando condivideremo le stesse idee e avventure.  A quei tempi, si usava lasciare le bambine a giocare insieme, ora in una casa ora in un’altra, dopo la scuola,e in ciascuna di esse, trovavamo pane con pomodoro strusciato o pane mollo con lo zucchero per merenda preparato sul tavolo di cucina. Smettevamo di giocare e ci abbuffavamo come se non avessimo mangiato da ore.   La domenica mattina, le mamme ci vestivano a festa e ci portavano alla Messa. Sedevano nella panca della chiesa con noi in mezzo che ci divertivamo a scambiarci ora una collanina, ora un braccialetto ora i fermagli dei cappelli, per questo era un continuo dire, sottovoce: “ buone, zitte, ferme!”  Un giorno, la mamma mi raccontò che io avevo fatto cadere dal passeggino la mia amichetta quando ero piccina, per questo, da quel giorno, volevo sempre stare con lei.  E così è stato per dodici anni.  Quando partivo per il mare l’estate, volevo che venisse con me in vacanza per continuare a stare insieme. Invece non era possibile: il suo babbo era abbastanza severo, non la lasciava venire né ci portava la famiglia al mare, perché il suo lavoro non concedeva ferie, diceva.  La mamma della mia amichetta d’infanzia era una donna “tosta”,oltre che simpatica e battagliera. Mi pare che solo lei, nel paese, a quei tempi, avesse la patente della macchina. Era audace, coraggiosa e non le mandava a dire nemmeno al marito; nell’occasione della nostra partenza per il mare, ne ebbi la conferma. I miei genitori avevano previsto di partire per Follonica il sabato mattina, primo agosto. Il venerdì sera, la mamma della mia amichetta venne a casa nostra con la scusa della “veglia”, come faceva sempre. Le valigie erano preparate nel salotto, disposte in fila insieme all’ombrellone e alle sdraio;in cucina, sul tavolo erano poggiate varie borse con le bottiglie di olio, di aceto e di vino, più una cesta di vimini con i ciambelloni preparati dalla nonna. Io, la mia sorellina e i miei genitori controllavamo se tutto era stato preso.  Erano circa le nove di sera quando sentimmo bussare al portone di casa e senza attendere risposta, la mamma della mia amichetta salì le scale, aprì la porta della cucina, si mise a  sedere con le mani ai fianchi e, come a continuare una battaglia verbale in cui la voleva vinta ancora,esordì dicendo  tutto di un fiato: “ domani mattina parto anch’io per il mare con le figlie; prendo la macchina e vi vengo dietro; te, Franco, mettiti un pochino più su del mio garage che io esco con la macchina e si parte”. Il babbo la guardò allibito, la mamma si mise a ridere e disse: “ ma gliel’hai detto a tuo marito?” Lei rispose: “ gli ho detto che io domani mattina partirò per Follonica con le figlie insieme a voi, lui si arrangiasse”. Ci disse che non gli aveva risposto, forse pensava scherzasse.  Io dissi:“Così si fa! Le mammecomanderanno qualcosa o no?”.  Lei mi rispose: “ Certo che si!”   Rimediai un’occhiataccia dal babbo che perplesso le disse: “ non mi fa discutere con tuo marito eh!”. Lei rispose di non preoccuparsi e io andai a letto con una grande eccitazione che dormii a malapena.  La mattina caricammo la macchina e ci avviamo al luogo dell’appuntamento stabilito la sera prima. L’amica della mia mamma stava uscendo dal garage con la macchina con dentro le figlie, tutte e due sistemate dietro, si accodòdietro di noi e nel momento che stavamo partendo,il marito si affacciò dalla terrazza di casa e urlò alla moglie: “ dove credi di andare?” E lei, con la testa fuori dal finestrino, rivolta a mio babbo, disse “ Franco parti!” Mentre ci stavamo muovendo la vidi alzare la testa e la sentii cantare: “ luglio con il bene che ti voglio, la lala”. Era il 1 agosto ma la canzone ci stava benissimo.  Quel giorno non facemmo che ridere, anche il babbo non poté farne a meno, anche se le disse: “ vedrai quando torni!…” Intuendo si riferisse al marito, la mamma della mia amichetta rispose: “se vuole chi gli fa da mangiare, chi gli accudisce la sua mamma, chi pulisce la casa e chi lo aiuta nell’affari, vedrai starà zitto!”  Qualche anno dopo, io e la figlia più grande dell’amica della mamma, gridavamo: “ siamo marea che non si fermerà, vogliamo diritti e libertà”!  Ma questa è un’altra storia…