Matilde di Canossa, la Grancontessa protagonista del Medioevo

Di Gilda Faleri

Matilde di Canossa è una delle donne più potenti del Medioevo e quando è ancora molto giovane si trova a gestire un vastissimo territorio: dalla Toscana alla Lombardia e anche alcune terre d’oltralpe, in Lorena.  Nata nel 1046 in un luogo imprecisato, anche se le città più gettonate sono Mantova e Lucca, la Grancontessa, così passerà alla storia, come altre donne di potere, non sceglie il suo destino, ma si ritrova a gestire il patrimonio e le terre di famiglia, destinate ai fratelli maggiori prematuramente scomparsi, e lo fa con forza e fermezza in un periodo in cui alle donne viene insegnato solo ad essere brave a custodire il focolare domestico. “Moglie di”, “figlia di” sono descrizioni che non fanno al caso suo ,Matilde è una donna padrona delle proprie scelte e del proprio destino.  I Canossa sono una delle più importanti famiglie feudali: il padre Bonifacio è marchese di Toscana e la madre Beatrice di Lorena è imparentata per linea diretta con l’imperatore. Quando muore il padre, Matilde è l’unica erede e gestisce le sue terre, prendendo insieme a sua madre le decisioni. Rimasta poi sola, riuscirà a governare senza l’aiuto di nessuno, in solitudine. Grazie alla sua enorme ricchezza fonda chiese e sostiene opere filantropiche e culturali. Eccezione in tutto per una donna del suo tempo, ha una buona educazione e conosce quattro lingue: il francese, il tedesco, il volgare italiano e il latino. Contrae anche due matrimoni a cui lei stessa, entrambe le volte, decide di porre fine. Una leggenda racconta che ogni volta che incontra un suo pretendente porta con sé una mucca grassa, dimostrando così di non aver bisogno di un uomo per vivere. Una donna energica in grado di guidare un esercito molto grande, circa trentamila uomini, che lei comanda in difesa degli interessi di Papa Gregorio VII, nato Ildebrando di Soana.  Matilde lotta contro la corruzione imperiale ed ecclesiastica e si schiera con il Papa quando l’imperatore del Sacro Romano Impero cerca di strappare il potere alla chiesa, ma è anche una donna dotata di grande arguzia, che utilizza stratagemmi e tattiche per mantenere il dominio sui suoi territori. Data la sua abilità nella negoziazione e il suo numeroso esercito, si guadagna sempre più indipendenza, perché il pontefice non può fare a meno di lei per mantenere il potere. Grazie alla fede e al sostegno economico e spirituale nei confronti del papato, Matilde è una delle poche donne ad essere sepolta, – la salma viene traslata in un secondo momento – per volere di Papa Urbano VIII, nel 1632, nella basilica di San Pietro e viene, addirittura, onorata con una tomba monumentale, opera di Gian Lorenzo Bernini. Il prestigio di questa figura ha affascinato tutte le epoche a lei successive, coniando anche un’espressione comune: “Andare a Canossa”, un atto di pentimento umiliante. Questo modo di dire nasce da uno dei fatti più famosi del Medioevo. L’imperatore Enrico IV, andando a Canossa a chiedere perdono al Papa dopo essere stato scomunicato, rimane fuori dal castello della Grancontessa per tre giorni al freddo, in mezzo alla neve vestito solo di un umile e gelido saio. L’attesa e la richiesta di perdono sono un’umiliazione clamorosa per l’imperatore, anche se si scoprirà poi essere un gesto finto e calcolato, ma che alla fine sul momento gli permette di essere perdonato da papa Gregorio VII, anche grazie all’intercessione di una vera protagonista della storia: Matilde di Canossa.