Monteroni d’Arbia: un ponte tra Sardegna e Toscana a Suvignano per l’inaugurazione dello ‘Spazio della Narrazione dell’Emigrazione Sarda nel Centro Italia’

Due giornate intense, partecipate e ricche di significato hanno animato a Monteroni d’Abria la Tenuta Suvignano che è stata teatro dell’inaugurazione ufficiale dello “Spazio della narrazione dell’emigrazione sarda nel centro Italia”. Un progetto che intreccia memoria e futuro, comunità e identità, e che ha trovato nella sinergia tra Sardegna e Toscana la sua forza propulsiva. Sabato 29 marzo si è svolto il convegno “Pastori migranti. Mezzo secolo di pastorizia sarda in Centro Italia. Ricerche e prospettive”, che ha visto il coinvolgimento di importanti studiosi ed esperti di transumanza, emigrazione e antropologia. Un’occasione per riflettere sulla storia e sul contributo della pastorizia sarda nella rinascita economica, sociale e culturale delle campagne del centro Italia, e per guardare alle sue prospettive future in ottica di sostenibilità e innovazione. Ma è nella giornata di domenica 30 marzo che il progetto ha toccato il suo culmine con l’inaugurazione ufficiale dello Spazio della narrazione, allestito nella Sala della Legalità della Tenuta di Suvignano. A tagliare il nastro sono stati due ospiti d’eccezione: la Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Alessandra Todde e il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Entrambi hanno sottolineato il valore simbolico e culturale di questo progetto come testimonianza viva dell’incontro tra due terre unite da storie di migrazione, fatica e riscatto. Questo spazio è un tributo alla resilienza e alla dignità del popolo sardo, che ha saputo radicarsi in nuove terre senza perdere il legame con le proprie origini. È un’opera di memoria attiva, che parla al presente e guarda al futuro. La memoria della Sardegna si abbraccia con la Toscana, che ha saputo accogliere e valorizzare un sapere pastorale antico che ha contribuito a dare nuova vita a territori e terreni dimenticati. Il dialogo tra le due comunità è dunque un patrimonio prezioso da custodire e coltivare. Il percorso espositivo nasce proprio dalle testimonianze raccolte: foto, lettere, documenti, video e oggetti donati dalle famiglie dei migranti, ora alla seconda e terza generazione, che hanno contribuito attivamente a costruire una narrazione collettiva. Si tratta di un luogo vivo in cui dialogano diverse generazioni, dove le storie familiari diventano racconto pubblico, patrimonio condiviso e stimolo per nuove riflessioni identitarie e culturali. Il progetto, sostenuto dalla Regione Autonoma della Sardegna e realizzato con il supporto della Regione Toscana e dell’Ente Terre Regionali Toscane, è il frutto di un grande lavoro collettivo. In prima linea il Circolo Peppino Mereu di Siena con la sua presidente Dina Meloni, che ha guidato con passione l’intero percorso. Fondamentale il contributo del comitato d’indirizzo, composto da rappresentanti dei circoli sardi del Centro Italia, della Regione Sardegna e della Regione Toscana.