Paola Barni e il suo ricordo dei 50 anni della Filarmonica Città di Chiusi
50 anni della Filarmonica Città di Chiusi: dopo il concerto di S. Cecilia di domenica scorsa e la presentazione del calendario 2026, sui social cittadini e musicanti continuano a pubblicare ricordi e commenti sul mezzo secolo della banda musicale. È il caso di Paola Barni, che suona il clarinetto e che è figlia dell’indimenticato presidente Paolo Barni. Ha scritto un post su Facebook e ci ha chiesto di pubblicarlo.
Ecco il suo post
“Ho rivissuto emozioni profonde legate alla mia esperienza e a quella di mio padre, Barni Paolo, che ne fu consigliere e poi Presidente. Amava la musica e aveva fatto parte anche della Filarmonica precedente alla rifondazione del 1975, quella diretta dal Maestro Monni. I ricordi tornano indietro nel tempo, fino a quel 1975 in cui, insieme a molti uomini ma anche a diversi bambini e ragazzi, fu posato il primo “mattoncino” della nuova Filarmonica. Facevamo già parte da tre anni di un corso di solfeggio e teoria musicale organizzato dal Provveditorato agli Studi, con il Maestro Vicari, nella stanza accanto. Un giorno arrivò un nuovo Maestro, Franco Giannotti: elegante, appassionato, determinato a ricostruire la banda cittadina. Alcuni di noi bambini si avvicinarono subito a lui, fra cui io stessa, che già studiavo solfeggio. In breve tempo diventai una sua giovane collaboratrice e allieva. Da lì iniziò una fase nuova e vivissima: ogni giorno arrivavano bambini incuriositi dalla musica, desiderosi di capire se quella strada potesse essere la loro. La mia scelta, invece, era già chiara. In quel momento attraversai per la prima volta la porta della sala della Filarmonica che rinasceva, illuminata da un raggio di sole tra la polvere del tempo. Come una Fenice, tornava a vivere. Sapevo che qualcosa di grande stava prendendo forma. Ezio Bosso diceva che la vita è fatta di stanze, porte che si aprono e si chiudono, momenti che ci definiscono, frammenti di ciò che siamo. Anche la nostra Filarmonica ha attraversato molte stanze: volti che non ci sono più, passati nella “stanza accanto”, come scriveva Sant’Agostino, altri che hanno preso strade diverse e non partecipano più a questa realtà. Tutto ciò che è stato raccontato, ricordato e commemorato porta con sé sorrisi, lacrime, amori, perdite. È il percorso naturale di una comunità viva, fatta di passaggi e di rinascite. Il mio augurio va a tutti i componenti del Consiglio e al Presidente Gherardi: che il loro lavoro prosegua in modo armonioso e ricco di soddisfazioni. Paola Barni”










