Sarteano: sindaco Landi; uno dei due Cas del territorio ha chiuso e i 35 richiedenti asilo presenti sono stati trasferiti nei comuni vicini. “Ho ricevuto chiamate da 7 imprenditori sarteanesi di diversa tipologia (edilizia, artigianato, somministrazione, ricettività) per capire se – ha informato il sindaco -fosse possibile agevolare il ritorno a Sarteano dei ragazzi che, in presenza di regolare contratto, incontrano difficoltà a recarsi a lavoro dai luoghi dove sono stati trasferiti ”
Uno dei due CAS (Centri d’accoglienza straordinaria) di Sarteano ha cessato l’attività a causa della scadenza del contratto d’affitto fra il proprietario delle mura e la società di gestione che si era aggiudicata la gara indetta dalla Prefettura di Siena. Circa 35 richiedenti asilo, di varie nazionalità, principalmente Bangladesh ma anche Costa d’Avorio e dai 20 ai 40 anni, sono stati trasferiti dalla Prefettura in strutture analoghe di comuni vicini, sempre nella Provincia di Siena. A darne notizia su Fb il sindaco Francesco Landi informando di aver ricevuto chiamate da 7 imprenditori sarteanesi di diversa tipologia (edilizia, artigianato, somministrazione, ricettività) per capire se fosse possibile agevolare il ritorno a Sarteano di altrettanti ragazzi che, in presenza di regolare contratto, incontrano difficoltà a recarsi a lavoro dai luoghi dove sono stati trasferiti a causa della chiusura del Centro Accoglienza sarteanese.
“Racconto, in maniera asettica, questi fatti, intanto – ha aggiunto Landi -per informare la mia comunità sull’accaduto. Allo stesso tempo per cercare di offrire un punto di vista diverso sulla questione dell’accoglienza che, per esclusivo tornaconto elettorale, in TV o sui social viene spesso trattata con una semplificazione disarmante e senza mai ricordarsi che stiamo parlando di persone.
I CAS sono stati istituiti nel 2014 per far fronte alle emergenze migratorie e di accoglienza dei rifugiati. La logica del Governo di allora – condivisibile a mio modo di vedere – e di quelli successivi, attraverso le diramazioni sui territori delle Prefetture, è stata quella di redistribuire i grandi flussi di migranti e rifugiati capillarmente su ogni comunità in modo da rendere maggiormente sostenibile l’integrazione nelle comunità ospitanti. In un primo periodo le politiche di accoglienza prevedevano anche un budget dedicato all’apprendimento della lingua e formazione dei rifugiati per agevolare e ridurre i tempi del processo di integrazione e, quindi, anche di ricerca lavoro. Attività soppressa nel 2018 – scelta davvero scellerata a mio modo di vedere -.I sindaci sono stati chiamati dai Prefetti a fare la loro parte e a favorire l’insediamento delle nuove strutture all’interno delle mura dei paesi che amministrano. Negli ultimi 8 anni Sarteano ha fatto (e continuerà a fare) la propria parte e, al di là di qualche timore o diffidenza, non ricordo episodi significativi di disordini o situazioni complesse da affrontare dal punto di vista della sicurezza. Piuttosto ricordo di storie di uomini, spesso drammatiche e di sofferenza, e di percorsi di integrazione che hanno portato alcuni di loro a trovarsi un lavoro, a uscire del percorso d’accoglienza, a cercarsi prima un affitto e poi, in qualche caso, anche a riuscire a stipulare un mutuo e ad acquistare casa contribuendo alla crescita del nostro paese. Grazie a chi li ha accolti e aiutati, ovviamente, ma affrontando davvero tante difficoltà.L’immigrazione, come il cambiamento climatico o l’avvento dell’intelligenza artificiale, sono e saranno sempre più fenomeni presenti nella nostra società. Complessi, pieni di insidie, criticità e che la politica deve cercare di affrontare con progetti seri e di lungo respiro. Non certo con slogan.Non esistono soluzioni semplici a temi così complessi e chi crede alla favola che sia possibile “rimandarli a casa”, oltre a non avere un briciolo di umanità, si renderà presto conto – ha concluso -di combattere una battaglia contro i mulini a vento”.










