Siena: operazione Digos contro estremismo di destra: segreteria Pd senese, “sottovalutare sarebbe un errore gravissimo. Perché la storia insegna che l’odio organizzato non nasce mai all’improvviso: cresce nel silenzio, nell’indifferenza, nelle minimizzazioni”

La segreteria del Pd di Siena ha scritto su fb;
“Non è una bravata. Non è folklore nero da social network. Non è una “ragazzata” liquidabile con una scrollata di spalle.
L’inchiesta coordinata dal Tribunale per i Minorenni di Firenze e condotta dalla Digos di Siena racconta qualcosa di molto più grave e profondo: adolescenti che si muovono dentro un universo fatto di propaganda neonazista, culto della violenza, razzismo sistematico, ossessione per le armi e linguaggi di odio normalizzati fino a diventare identità. Secondo quanto emerso dalle indagini, dodici ragazzi e una ragazza utilizzavano chat chiuse e piattaforme di messaggistica per condividere contenuti inneggianti al fascismo e al nazismo, materiale razzista e violento. Tra le accuse contestate figurano apologia di fascismo e nazismo, propaganda fondata sull’odio etnico e razziale e contro le differenze di genere, detenzione illegale di armi e diffusione di materiale pedopornografico. La stessa Polizia di Stato di Siena scrive che gli investigatori hanno individuato chat dal nome inquietante e inequivocabile: “Partito repubblicano fascista”. Luoghi virtuali nei quali, oltre all’interesse per le armi, venivano esaltate figure come Hitler e Mussolini mentre gli immigrati erano bersaglio costante di insulti e linguaggi carichi d’odio.
Chi pensa che tutto questo non riguardi la città, la scuola, la politica o le famiglie sta scegliendo di non vedere.
Perché nessuno nasce neonazista. Nessuno arriva da solo a trasformare l’odio in linguaggio quotidiano. Questi fenomeni crescono dove il vuoto educativo incontra la propaganda permanente, dove la violenza viene banalizzata, dove il disprezzo dell’altro smette di suscitare scandalo e comincia lentamente a sembrare normale. E allora il problema non sono soltanto tredici adolescenti. Il problema è il clima culturale dentro cui certi immaginari riescono oggi a sedimentarsi perfino tra i più giovani. Sottovalutare sarebbe un errore gravissimo. Perché la storia insegna che l’odio organizzato non nasce mai all’improvviso: cresce nel silenzio, nell’indifferenza, nelle minimizzazioni. E quasi sempre comincia proprio così, come qualcosa che qualcuno aveva deciso di non prendere sul serio.”