Siena:inserimento bambini stranieri nella scuola primaria; Elisabetta Ravaglia( Lega), “si dedichino risorse per un sistema di alfabetizzazione propedeutico all’inserimento degli stessi nelle varie classi”

Da Elisabetta Ravaglia , responsabile provinciale Dipartimento Scuola Lega  di Siena, riceviamo e pubblichiamo

“Le principali difficoltà che i bambini stranieri incontrano, arrivando nella nostra nazione e frequentando le scuole, nascono principalmente  dalla difficoltà di interagire e comunicare con i pari età e con gli insegnanti,  a causa della scarsa, o meglio del tutto assente, comprensione della lingua italiana. Prendiamo, come ultimo esempio, i bambini Ucraini. Si sono ritrovati, loro malgrado,  nel bel mezzo di una guerra che in un attimo ha messo  fine ai loro sogni. Per la maggior parte di loro, la soluzione ritenuta più idonea, ma anche ipocrita,  è stata quella di inserirli nelle classi ad attività iniziate, senza alcuna forma di alfabetizzazione di base, senza dar loro  modo di capire dove fossero, cosa accadesse e quali fossero i meccanismi del nostro sistema scolastico; da un parte, il calore e i sorrisi  di tutta la comunità scolastica che li ha accolti con affetto, e dall’altra il silenzio della solitudine (posti sconosciuti, parole sconosciute e facce estranee).  Mi chiedo come si possa, per il loro bene, ma anche per  quello degli alunni frequentanti tali classi, ritenere utile inserirli ad attività iniziate senza alcuna forma di alfabetizzazione di base. Procedere secondo le linee guida, di fatto isolando il bambino o provare a farlo interagire, insegnandogli le prime basi della lingua, ma, ovviamente e inevitabilmente rallentando il programma di studio degli altri.  Succede quindi, ogni anno, che il corpo insegnante si trovi a dover gestire la superficialità e l’ipocrisia della società che si lava le mani con la falsa moralità dell’accogliamo tutti, ma, di fatto, non dando loro e agli insegnanti che li accoglieranno, degli strumenti immediati e necessari per superare le prime barriere.Ecco perchè, seppur vicina alle varie difficoltà e vicissitudini di ogni singolo bambino, senza alcuna forma di distinzione di religione, cultura o pensiero, per il bene soprattutto di chi arriva da noi per “bisogno”, sostengo fermamente che si dedichino risorse per un sistema di alfabetizzazione propedeutico all’inserimento degli stessi nelle varie classi. L’inclusione non può avvenire a prescindere, ma solo con la conoscenza e la consapevolezza, seppur minima, di cosa accade  e non solo “scaraventando” un bambino in una classe, chiedendo all’insegnante di farlo coesistere in un micro sistema già solido.”