Toscana : elezioni regionali; intervista con Gian Maria Rossi di Sarteano, infermiere di famiglia e di comunità ,candidato come capolista di “Noi Moderati-Civici per Tomasi”. “Ho accettato di candidarmi- spiega- perché il programma elettorale di Noi moderati è molto centrato sulle questioni sanitarie, soprattutto parla di sussidiarietà che nel mio ambito professionale è proprio quello che rende merito e giustizia al nostro lavoro.”

Di Fabrizio Camastra

Gian Maria Rossi di Sarteano, di professione infermiere, è candidato alla Regione Toscana capolista di ‘Noi moderati, civici per Alessandro Tomasi’. È l’ Infermiere di Famiglia e Comunità nella zona dell’ Amiata Senese e Val d’Orcia e ricopre anche un incarico professionale come Specialista della provincia di Siena in Cure Primarie e territoriali, lavora alla USL Toscana sud est.

D.Cosa le ha fatto accettare la candidatura alle regionali, quale molla è scattata?

R.Il programma elettorale di Noi moderati è molto centrato alle questioni sanitarie, soprattutto parla di sussidiarietà che nel mio ambito professionale è proprio quello che rende merito e giustizia al nostro lavoro.

D.Non voglio metterla in difficoltà con la sua azienda ma possiamo provare a spiegare meglio.

R.Si, vivo per il mio lavoro e per la gente che assisto e raggiungo grazie al mio lavoro. La mia professione è particolare, lavoro a domicilio di chi soffre a causa di problemi di salute. Fare bene il mio lavoro significa creare dei rapporti umani, di complicità, confidenziali. A volte quando vengo via da casa di un paziente mi chiedo se lo rivedrò. Questo mi pone nella condizione umana di stare completamente dalla parte dei pazienti.

D.Quindi di avvertire oltre che le loro sofferenze anche le difficoltà di relazionarsi con un sistema sanitario sempre più chiamato a guardare i conti.

R. Esatto è così, e cerco di superarmi ogni giorno per portare assistenza ma non conosco altro modo di entrare nella casa della gente se non di stare dalla loro parte.

D.Quindi il suo apporto politico è di puntare i piedi per quanto attiene alle questioni legate alla sanità?

R.Non solo. La sussidiarietà deve diventare il principio guida dell’azione amministrativa, solo così si dà un senso al regionalismo, si raggiunge la gente e si danno risposte concrete a problemi reali e non risposte aleatorie a problemi posticci.

D.Dice che c’è uno scollamento dalla realtà?

R.Si. Guardi ai fondi europei in agricoltura. Lo sa quanti ne perdiamo a causa di modelli di domanda che mettono al centro la burocrazia stessa e non gli imprenditori che necessitano di finanziamenti per andare avanti e non chiudere ? Tantissimi ogni anno. Si potrebbe arrivare ad ipotizzare che la farraginosità richiesta dalla burocrazia sia strumentale a far perdere possibilità piuttosto che darne.

D. Lo stesso si potrebbe dire in altri ambiti. Cosa ne pensa del programma di governo Pd-M5S ?

R .Che se vincono lo attuano perché è un accordo ‘romano’ fatto sulle nostre teste. E sarebbe una tragedia perché noi toscani siamo gente che lavora e una cosa come il reddito di cittadinanza regionale rappresenterebbe un vulnus che condannerà le future generazioni a elemosinare aiuti dallo Stato piuttosto che essere messe in condizioni di lavorare e progredire.

D.Oltre alla sussidiarietà e alle tematiche legate alla sanità c’è dell’altro ?

R.Bè si. Sono padre di tre figli. La Toscana vede ogni anno flussi migratori in uscita delle nostre meglio gioventù. Una percentuale altissima di giovani che vanno via a studiare o lavorare fuori, che non tornano più. Di questo si parla poco. Anzi niente. Ecco, vorrei che la Toscana rappresentasse una opportunità per i giovani, ma fino a quando ci saranno politiche clientelari ciò non sarà possibile perché il clientelismo è sempre a favore del potere e contro la meritocrazia. Così chi è bravo e sa di valere va via e non torna. E ogni giovane toscano che perdiamo è una sconfitta per il futuro di questa regione .