Una famiglia borghese anni ’70

Di Fiorenza Aureggi

Negli anni ’70 frequentavo un Liceo romano molto politicizzato.Le lezioni erano spesso interrotte da assemblee degli studenti e da scioperi a cui partecipavamo in massa. L’ideologia di sinistra spinta fino agli estremi faceva parte della nostra vita scolastica e noi eravamo la storia dei nostri tempi. La mia compagna di banco e amica inseparabile era Bianca Berlinguer, con lei sognavamo un futuro lontano, andavamo alle manifestazioni femministe e studiavamo sempre insieme.Spesso i temi di ribellione al “Sistema” trattati a scuola li riproponevamo nelle nostre rispettive famiglie confrontandoci con i genitori come atto di sfida.Questo accadeva immancabilmente all’ora di pranzo seduti intorno a un tavolo “Fratino” a casa mia e a un tavolo “Tondo” a casa Belinguer .La differenza del confronto oltre alla diversità del tavolo che ci accoglieva stava nel fatto che a casa di Bianca si discuteva animatamente ma il padre Enrico Berlinguer con infinita calma cercava di spiegarci le cause del tempo che stavamo vivendo e le  possibilità di intervenire senza gli estremismi che proponevamo. A casa mia invece dove a pranzo c’era immancabilmente anche la zia di mio padre rimasta signorina (all’epoca si diceva zitella) come a casa Berlinguer parlavamo allo stesso modo di rivoluzione,di femminismo,di amore libero.La zia si faceva tre volte il segno della croce, mio fratello ci prendeva in giro, mio padre tentava di spiegare e mia madre buttava tutto in rissa! A quel punto papà non riuscendo a ristabilire la calma si alzava e tuonava” adesso basta!” Quindi con un gesto di forza alzava il tavolo facendo cadere tutte le stoviglie a terra. La zia Zelinda atterrita diceva “ma che maniere!!”.La calma comunque era ristabilita, non per timore ma perché eravamo tutti intenti a raccogliere da terra i resti del pranzo e a smacchiare dal muro qualche schizzo di salsa di pomodoro. Un giorno arrivò sotto casa mia un grosso furgone e quattro giovani uomini portarono al nostro piano un tavolo “Fratino” da sostituire al vecchio, il nuovo era di legno di quercia, massiccio, pesantissimo. Mia madre alle mie domande mi disse di non farne parola con mio padre che distratto e preso dal lavoro non si sarebbe accorto del cambio. Immancabilmente qualche tempo dopo sempre con Bianca al mio fianco a tavola si riaccese una discussione politica, la zia Zelinda era già pronta ad afferrare il suo piatto per evitare che finisse a terra .Mio padre come da copione si alzò e con le fatidiche parole “adesso basta!” Afferrò il tavolo per alzarlo, provò una, due, tre volte senza riuscirci. Tutti muti lo guardavamo per vedere la sua reazione. Lui si sedette stremato dallo sforzo inutile, il tavolo non si era mosso di un centimetro. Iniziammo a ridere e mio padre ancora più divertito ci chiese ”Ma avete cambiato il tavolo?”.A quel punto le risate furono irrefrenabili! Il nostro tavolo “Fratino” è tuttora a casa nostra ci ha visti riuniti nei giorni belli e in quelli brutti.E’ ancora solido e accogliente come lo è stata la mia famiglia.