Vittoria della Rovere, la quinta Granduchessa di Toscana
Di Gilda Faleri
L’ultima erede della nobile casata dei della Rovere, Duchi di Urbino, nasce a Pesaro nel 1622. Figlia di Federico Ubaldo della Rovere e Claudia de’ Medici, Vittoria viene affidata fin da piccola alle cure della nonna Cristina di Lorena e della zia Maria Maddalena d’Austria, reggenti del Granducato di Toscana. Cresce a Firenze, nel monastero della Crocetta, ricevendo un’educazione rigorosamente cattolica. Come è usanza dell’epoca, a un anno di vita viene promessa in sposa al cugino Ferdinando de’ Medici, futuro Granduca di Toscana. Il matrimonio, celebrato ufficialmente nel 1637, non è felice: due anni dopo viene al mondo il primo figlio, Cosimino, che muore poco dopo la nascita, come avviene nel 1641 con una bambina alla quale non viene dato il nome. Finalmente nel 1642 nasce l’erede, il futuro Granduca Cosimo III, ma la coppia poco dopo si separa per un lungo periodo, durante il quale Vittoria si dedica alla religione e alla vita austera. Pare che la Granduchessa abbia sorpreso il marito insieme ad un paggio, un certo Bruto della Molara. La sua reazione è molto forte e la coppia si vede insieme soltanto in pubblico, sostanzialmente i due conducono una vita da separati in casa. Nonostante ciò, dopo molti anni, nel 1660nasce un secondo figlio, Francesco Maria, destinato a diventare cardinale. Gli storici fin da subito criticano molto Vittoria, già nel 1781 Jacopo Riguccio Galluzzi definisce il suo carattere un insieme di “orgoglio, vanità, bigottismo ed intolleranza”. Negli ultimi anni però, grazie a studi basati soprattutto sulla sua corrispondenza, la figura di Vittoria della Rovere è stata rivalutata. La Granduchessa è sicuramente una donna vanitosa, visti anche i molti ritratti che abbiamo di lei, ma è anche una mecenate e una grande collezionista. Alla morte dell’ultimo della Rovere nel 1631, Vittoria porta a Firenze una straordinaria collezione d’arte, tra cui opere di Raffaello, Tiziano e Piero della Francesca, che oggi arricchiscono gli Uffizi e Palazzo Pitti. Sostiene artiste come Giovanna Garzoni, Camilla Guerrieri e la poetessa pisana Selvaggia Borghini che le dedica diverse opere nell’arco degli anni, ma Vittoria mantiene anche molti contatti con gli intellettuali del suo tempo. Diventa anche la patrona dell’Accademia delle Assicurate, un circolo letterario femminile di Siena. Nel rapporto tra Vittoria e Firenze c’è anche una preziosa sparizione a lieto fine. Nel 1685, la Granduchessa commissiona una preziosa corona per la chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. Questo gioiello, considerato perduto per secoli, viene ritrovato nel 2010 grazie allo studioso Piero Pacini. La corona commissionata agli orafi Giovanni Comparini e Giuseppe Vanni è un capolavoro dell’arte orafa seicentesca. Realizzata in filigrana d’oro, ben 30,12 once, la corona è impreziosita da oltre 600 gemme: 412 diamanti, 80 smeraldi e 114 rubini per un costo totale di 1800 scudi, che al cambio attuale significherebbero diverse centinaia di milioni di euro. Durante il XIX secolo, la corona scompare, lasciando dietro di sé solo descrizioni e rappresentazioni pittoriche. Nel 2010, lo studioso Piero Pacini ne annuncia il ritrovamento, confermando l’autenticità del gioiello attraverso documenti storici. Il luogo esatto del ritrovamento rimane riservato, ma si sa che la corona appartiene al patrimonio ecclesiastico. Un altro lascito da parte di Vittoria della Rovere che muore a Pisa il 5 marzo 1694. La sua eredità artistica e culturale è ancora visibile a Firenze, nelle collezioni d’arte e nei palazzi dove ha vissuto.









