Ad Arcidosso aperta la prima residenza artistica. Al Castello Aldobrandesco l’incontro di avvio con l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, il sindaco Jacopo Marini, Accademia Mutamenti, WAV-e e artisti selezionati
Il Castello dei Mutamenti – Arti, Paesaggi, Utopie è entrato nel vivo al Castello Aldobrandesco di Arcidosso. Con l’incontro Benvenuti al Castello! è iniziata la prima residenza artistica promossa da Accademia Mutamenti e WAV-e. La giornata ha segnato il passaggio dalla fase di selezione alla fase operativa e ha visto la presenza dell’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti. La partecipazione della Regione Toscana accompagna l’avvio di un percorso realizzato nell’ambito del PR FSE+ Toscana 2021-2027, con il sostegno di Regione Toscana e Giovanisì e il cofinanziamento dell’Unione Europea, pensato per sostenere la crescita professionale di giovani artisti e curatori e per attivare nuove pratiche culturali nei luoghi del patrimonio.
“Con l’avvio della prima residenza il progetto entra nella sua parte più viva – dichiara Giorgio Zorcù, Accademia Mutamenti –. Il Castello Aldobrandesco diventa uno spazio di lavoro, ascolto e confronto, dove giovani artisti e curatori possono misurarsi con un luogo ricco di storia e con una comunità reale. È un’esperienza che nasce dal rapporto tra arte, natura e paesaggio e che ad Arcidosso trova un contesto ideale per sviluppare nuove visioni, nuove relazioni e nuovi linguaggi”.
“Con questa prima residenza artistica prende forma un progetto che interpreta pienamente la visione della Regione Toscana: investire sui giovani, sulla creatività e sulla cultura come motore di sviluppo dei territori. – continua Cristina Manetti assessora regionale alla cultura – Il Castello Aldobrandesco diventa un luogo vivo, in cui il patrimonio storico dialoga con i linguaggi del contemporaneo e con il paesaggio dell’Amiata, generando nuove opportunità di ricerca, formazione e partecipazione. Sostenere percorsi come questo significa offrire ai giovani artisti occasioni concrete di crescita professionale e, al tempo stesso, valorizzare la Toscana diffusa, trasformando i nostri borghi e i luoghi della cultura in laboratori di innovazione, inclusione e confronto con le comunità”.
“Per Arcidosso è un passaggio significativo – afferma Jacopo Marini, sindaco del Comune di Arcidosso – perché il Castello Aldobrandesco si conferma un luogo aperto alla cultura contemporanea e alla progettazione artistica. Accogliere giovani artisti e curatori significa investire su competenze, energie nuove e processi culturali capaci di dialogare con il nostro patrimonio, con il paesaggio dell’Amiata e con la comunità”.
La prima residenza si svolge dal 1 luglio al 31 dicembre 2026 e coinvolge sette partecipanti: gli artisti Aldo Scarpitta, Erica Gariboldi, Anna Rolfi, Sabrina Oliviero, Valentino Baudis, Isabel Rodriguez Ramos e la curatrice Valentina Minoletti.
Aldo Scarpitta è artista sonoro, attivo tra ricerca acustica, installazioni e processi partecipativi.
Erica Gariboldi è una visual artist che intreccia arti visive, video e progettazione grafica.
Anna Rolfi lavora tra grafica d’arte, progettazione visiva, fotografia, e pratiche performative.
Sabrina Oliviero è artista visiva, legata alla pittura, alla fotografia e al rapporto tra arte e natura.
Valentino Baudis, tedesco, è artista interdisciplinare, che attraversa installazioni ambientali e progetti collaborativi.
Isabel Rodriguez Ramos, vincitore dei New European Bauhaus Awards 2025, lavora tra scultura, materiali naturali e pratiche partecipative.
Valentina Minoletti è architetta e ricercatrice multidisciplinare, con un percorso internazionale tra architettura, paesaggio, progettazione sostenibile e pratiche territoriali.
Durante la residenza i partecipanti avranno accesso a spazi di lavoro dedicati, incontri, seminari e laboratori con artisti, docenti e professionisti, momenti di confronto con la comunità e occasioni di produzione site-specific. Il percorso si svilupperà anche attraverso il rapporto con il tessuto locale, con l’obiettivo di costruire opere, pratiche e narrazioni capaci di restituire nuove letture dell’Amiata e del suo patrimonio culturale, ambientale e umano.










