Caterina Sforza, la “Tigre di Forlì”
Di Gilda Faleri
Nipote di un valoroso capitano, Francesco Sforza, madre di un grande condottiero, Giovanni dalle Bande Nere, Caterina Sforza, soprannominata “la Tigre di Forlì”, è una delle figure più affascinanti del Rinascimento. A differenza di Isabella d’Este che viene ricordata come grande donna di cultura e Isabella di Castiglia, simbolo femminile di azione pratica, Caterina ha in sé le peculiarità di entrambe queste straordinarie donne a lei contemporanee. Nata a Milano nel 1463, fuori dal matrimonio, frutto dell’amore tra Galeazzo Maria Sforza e la sua amante Lucrezia Landriani, Caterina viene riconosciuta dal padre e cresciuta dalla nonna Bianca Maria Visconti e dalla matrigna Bona di Savoia. Fin da piccola ama tirare di spada, cavalcare liberamente e andare a caccia, senza mai trascurare l’arte e la cultura. A otto anni segue il padre che è duca di Milano, a Firenze, per incontrare Lorenzo il Magnifico e questo viaggio sarà illuminante per Caterina, che in quel momento non sa che il suo nome, in futuro, si legherà a quello dei Medici e alla città di Firenze. Poco tempo dopo essere tornata a Milano, viene promessa in sposa a Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV. A soli dieci anni deve sottostare ai piaceri carnali del marito, molto più grande di lei, ma sarà l’ultima volta che obbedirà a qualcuno. Dopo il matrimonio diventa la signora di Imola e Forlì, un territorio cruciale per tutti gli spostamenti da nord a sud. La coppia, però, vive a Roma dove Girolamo Riario è Capitano dell’Esercito Pontificio. Quando muore il Papa, a Roma iniziano contestazioni e disordini, così Caterina, incinta di sette mesi, si mette a capo dell’esercito del marito e occupa Castel Sant’Angelo, per ben 12 giorni, chiedendo al Conclave di eleggere un nuovo Papa, favorevole ai Riario, per assicurarsi i feudi romagnoli. Solo l’accordo del marito, preso a sua insaputa, la fa desistere dal proseguire la sua battaglia. La coppia fa ritorno a Forlì e poco dopo Girolamo viene assassinato da una congiura ordita da notabili locali. Caterina si difende dalla Rocca di Ravaldino e non cede nemmeno quando le viene detto che i suoi figli rapiti saranno uccisi, resistendo fino all’arrivo dell’esercito mandato da suo zio Ludovico Sforza. Ripreso il controllo della città, Caterina governa per conto di Ottaviano, il suo primogenito ancora minorenne, riducendo le tasse, controllando l’esercito e i confini, amministrando saggiamente tutto il sistema dei suoi territori. Nel frattempo inizia una storia con un giovane, Giacomo Feo, dal quale avrà il suo settimo figlio. Anche questo secondo marito farà una brutta fine: l’uomo viene ucciso da un complotto, quando la popolazione, la famiglia di Caterina e i notabili della città iniziano ad interrogarsi sul troppo potere nelle mani del giovane. La reazione di Caterina è devastante, intere famiglie vengono sterminate, la ‘Tigre di Forlì’ non riesce a placare la sete di vendetta. Alcuni anni dopo, Giovanni de’ Medici, del ramo Popolano, in qualità di Ambasciatore della Repubblica di Firenze, entra nella vita di Caterina e nasce un amore che li porterà presto alle nozze. La coppia mette al mondo un bambino, Ludovico, chiamato così in onore dello zio materno Ludovico il Moro, che in futuro prenderà il nome del padre e diventerà un valoroso condottiero. Caterina sembra aver ritrovato la serenità ma dopo poco tempo, Giovanni muore di malattia e lei è di nuovo sola a governare e a crescere otto figli. Nel frattempo, in Italia cambiano le alleanze e anche il Papa: sul trono di San Pietro siede Papa Alessandro VI della famiglia Borgia. Suo figlio Cesare vuole le terre di Caterina a qualsiasi costo. Caterina non si piega e mentre per Borgia sarà facile conquistare Imola e Forlì, non sarà la stessa cosa per la Rocca di Ravaldino, dove la Sforza, indossata l’armatura da guerriera, guida personalmente il suo esercito. La ‘Tigre di Forlì’ resiste fino all’ultimo anche se l’esercito di Cesare Borgia è molto più forte ,soprattutto numericamente, e alla fine riesce a spuntarla. Caterina viene fatta prigioniera e dopo un periodo di presunti abusi da parte del Borgia,viene portata a Roma dove sarà rinchiusa a Castel Sant’Angelo. Riesce a sopravvivere e dopo mesi, viene scarcerata grazie all’intervento francese. Così rientra a Firenze dai figli e lì cerca di riappropriarsi dell’eredità del marito e combatte per avere la tutela dell’ultimo figlio, riuscendo a vincere. Trascorre gli ultimi anni nelle ville Medicee del Trebbio e di Castello, completando il suo libro Experimenta, un testo unico con oltre 450 ricette di botanica e alchimia, ma la morte sopraggiunge quando Caterina è ancora giovane, nel 1509, a 46 anni. Degna del cognome che porta, Caterina non si arrende mai e poco prima di morire afferma: “Se potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo”.









