Cetona: l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese ha commemorato le vittime delle Foibe per il “Giorno del Ricordo” con una iniziativa condivisa da centrosinistra e da centrodestra con sfumature diverse che non hanno fatto mancare qualche battibecco
Di Leonardo Mattioli
L’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese ha celebrato il ‘Giorno del Ricordo’ delle vittime delle Foibe,(ricorrenza istituzionale riconosciuta da una legge dello stato oltre 20 anni fa) a Cetona con una riflessione aperta all’intera comunità per conoscere e preservare la storia delle tristi vicende avvenute durante e dopo la seconda guerra mondiale e la memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all’esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Si parla di una cifra tra i 250 e i 300 mila esuli. All’incontro , aperto dal padrone di casa, il sindaco Roberto Cottini che ha inquadrato l’iniziativa,hanno preso parte ,da remoto, anche la Presidente della provincia di Siena Agnese Carletti (“ occorre conoscere bene quei fatti perché troppo spesso sono stati motivo di scontro politico”), dal Presidente dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Edo Zacchei (“un fatto quello di oggi segno di maturità e di lettura vera dei fatti tragici del secolo scorso”) e, inaspettatamente (perché non previsto), dal deputato senese di Fratelli d’Italia Francesco Michelotti (“condivido lo spirito di questa giornata; iniziative come questa servono a rafforzare il confronto e a ricordare che nelle foibe hanno perso la vita tante persone solo perché italiane”). A intervenire anche altri rappresentanti delle istituzioni locali come, Gianluca Sonnini, Sindaco del Comune di Chiusi, secondo cui “non esistono morti di serie A e morti si serie B. Quando si parla di memoria non bisogna farne motivo di speculazione politica. La memoria è una e eguale per tutti. La tragedia delle foibe va contestualizzata e occorre arrivare a una pacificazione per evitare di compiere altre tragedie”. A intervenire anche il capogruppo dell’opposizione di Cetona Antonello Niccolucci di Fdi, tra l’altro promotore a suo tempo di una mozione per la celebrazione delle foibe, respinta, che ha insistito sul fatto che “molte persone sono state uccise solo perché italiani. C’è stata voglia di pulizia etnica. Oggi i tempi sono cambiati e l’‘oscurantismo’ che c’è stato su questa tragedia va cancellato”. Subito dopo hanno preso la parola non solo il capogruppo di maggioranza di centrosinistra Diego Guerri ma anche il sindaco Cottini per replicare a Niccolucci sul tema della mozione respinta: “ non ci furono forme oppositive alla mozione ma l’esigenza di un analisi storica approfondita”. A creare qualche battibecco sono state le ricostruzioni storiche dell’intera area che hanno portato alla tragedia delle foibe fatte dallo storico Riccardo Bardotti e dal giornalista Paolo Franchi, tra l’altro direttamente interessato perché nipote di esuli di Zara. Ricostruzioni che non sono piaciute ad alcuni rappresentanti delle istituzioni come il consigliere comunale di maggioranza Gianfranco Torroni, anche diretto discendente di esuli dalmati, che è sbottato uscendo dalla sala dove si teneva il convegno esclamando :”ma tutto questo che c’entra con le foibe!?”. Anche il consigliere di minoranza Marcello Piscitello (Fdi) ha fatto per andarsene ma è stato trattenuto da Niccolucci: “speravo si celebrassero i morti delle foibe , invece qui – ha poi spiegato -si fanno ricostruzioni storiche quasi a giustificare quella tragedia”. A lui ha replicato il primo cittadino difendendo le ricostruzioni storiche come “una giusta cornice di riferimento di quegli eventi tragici”.
Il “Giorno del ricordo” è stato istituito con legge n. 92/2004 del 30 marzo 2004, secondo la quale la Repubblica Italiana riconosce in questa giornata il rinnovo della memoria di una tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Le violenze legate alle foibe, la persecuzione e le intimidazioni da parte delle autorità jugoslave così come l’instabilità politica, costrinsero centinaia di migliaia di italiani a fuggire dalle loro case.










