I “Grandi dell’Amiata” : Franco Tassi, il professore che da anni sta portando avanti un nuovo grande progetto, il Parco Nazionale del Monte Amiata

Di Antonio Pacini
L’Amiata non solo ha fatto nascere grandi personaggi ma ne ha attratti altrettanti. Il vulcano è generoso e dona i suoi frutti a tutti: legna, energia, acqua, frescura, funghi, prodotti di eccellenza. Ma non tutti meritano la sua generosità, visto che viene ripagato con discariche, soffioni geotermici, acqua intubata per dissetare centinaia di migliaia di persone, che per lo più non sanno neppure da dove arrivi la sorgente della loro vita. Ma a chi sa ascoltare meglio, il vulcano regala qualcosa di più: ispirazione, felicità, sogni, segreti. Sono pochi quelli che l’hanno capito davvero, molti di meno degli avventori della domenica che lo assaltano d’estate con un certo disprezzo, o d’inverno pensando che il suo valore sia equiparabile a un semplice servizio sciistico. Ma sta a quei pochi cercare di spiegare alla moltitudine cosa rappresenta un vulcano verde nel cuore dell’Italia, in una regione tra le più belle del mondo. Spetta sempre a pochi l’arduo compito di spiegare quanto sia povera l’intelligenza di guardare a un ambiente in termini di pali o cippato, o di business a vantaggio di pochi ricavato – ad esempio – da vergognosi certificati verdi. Chi persegue ancora questa perversa strada, non va condannato: ma in un mondo che ritrova se stesso, deve essere isolato, affinché non infetti gli altri con la sua pulsione di morte. Alla guida devono andare altri, con ben diversi progetti, che siano di vita e per i quali valga la pena vivere. Ma ancora l’umanità continua a crocefiggere i suoi salvatori, e a innalzare le rappresentazioni peggiori di se stessa. Tuttavia, sempre quei pochi che non hanno smarrito la via maestra, hanno fatto molto per preparare il momento in cui molti altri potranno poi percepire: la sconcertante bellezza del mondo. Dalla scala planetaria a quella amiatina, i personaggi guida sono comparsi, non a caso, come custodi propizi di quanto abbiamo di più prezioso. Non il conto in banca, non il potere sugli altri, ma il nutrimento fisico e spirituale – che poi si scopriranno essere la stessa cosa. Abbiamo parlato di Lazzaretti, che fu inspirato e unì la povera gente facendola diventare forte, restituendole dignità e incutendo paura nell’ordine costituito; abbiamo parlato di Kurze, che trovò nell’Abbazia del Santissimo Salvatore la sua patria e parleremo di molti altri ai quali il vulcano si è rivelato. Ma non abbiamo ancora parlato del Professor Franco Tassi, con cui tutta la Natura d’Italia, non solo quella dell’Amiata, risuona. Il professor Franco Tassi ha una lunga storia nel campo della Conservazione della Natura in Italia, una storia avvincente e ricca di lotte, proprio come quella dei guerrieri delle tragedie greche. I suoi successi al servizio dell’ambiente del nostro Paese hanno portato non pochi malumori tra i potentati malavitosi. Infatti l’Amore per il Creato porta tanto in alto, quanto in basso fa cadere chi ormai lo ha perduto, e ha in odio le menti che ancora brillano, in un mondo che vorrebbero cupo e triste solo per consolarsi. Franco Tassi, per chi non lo ricorda o non lo sa, è stato Direttore per trentatrè anni del più antico e importante Parco Nazionale del Bel Paese, il Parco D’Abruzzo. Nel campo scientifico, egli si distingue per l’instancabile lavoro divulgativo di pubblicazioni avvincenti, capaci di destare interesse sia in campo accademico, che a livello popolare. Il segreto di questo notevole successo risiede nella personalità dell’autore, curiosa, indagatrice, incline a non dar mai nulla per scontato, e affascinata dai misteri che ancora la natura custodisce, ben lontani dall’essere percepiti da tutti. Una natura che si difende: come la misteriosa Lince appenninica, celata nelle scogliere più impenetrabili, che non lascia molti segni di sé, tranne a chi sappia mettere insieme gli indizi per arrivare a lei. Ma dalla moltitudine ignorante arriva soventemente lo scherno, la derisione, lo scetticismo tipico dello scientismo dominante, ben diverso dalla vera scienza che – da che mondo è mondo – si fa molte più domande, delle risposte scontate di certi suoi sedicenti rappresentanti. Il Professor Franco Tassi ricopre una notevole influenza sul campo naturalistico italiano, un’influenza indiscussa conferitagli dagli argomenti, dalla calma interiore con la quale riesce a portarli avanti, e dalla rettitudine nel seguire gli obiettivi di interesse per la natura e le comunità. Per questo gli avversari del bene comune hanno in passato architettato i peggiori progetti per farlo fuori dal centro della scena, con l’aiuto di molti – ma non di tutti – dei giornalisti da riporto, senza tuttavia riuscirci come volevano. Le “colpe” del professore sono, ad esempio, quelle di esser riuscito, insieme a pochi altri, a tutelare il territorio italiano per almeno il 10% con aree protette, o di aver scongiurato l’estinzione del Lupo appenninico, e di aver reso il modello del Parco Nazionale D’Abruzzo un fulgido esempio a livello internazionale. La sua vita è stata un susseguirsi di impensabili sfide vinte contro ogni pronostico e contro ogni ostacolo, grazie a una perseveranza scaturita, forse, proprio da quella Natura che pochi sanno interrogare per ricavarne energie e risposte. I motivi veri per cui la calunnia si è spesso abbattuta sulla sua figura sono inconfessabili. Non si è trattato solo di rivalse per aver impedito il gioco speculativo di chi voleva distruggere il Parco Nazionale d’Abruzzo, non si è trattato solo della disfatta dei piani di potenti lobby di palazzinari e cacciatori, o del rifiuto categorico di Tassi ad ogni lusinga ammaliatrice in stile semi-mafioso. Il motivo principale della “macchina del fango” è stato forse l’invidia, il disagio frustrante che i profeti del malaffare sentivano accanto a qualcuno che non si piegava come loro, e che non fingeva di essere ciò che non era. Queste campagne denigratorie e calunniatorie sono state veramente imperdonabili. Oggi sappiamo come è andata tutta la storia dei trentatrè brillanti anni di Direzione al Parco d’Abruzzo. Il professor Tassi mieteva riconoscimenti, aumentava il prestigio del Parco e le condizioni economiche delle sue comunità, mentre veniva ricoperto di denunce rivelatesi totalmente infondate. Alla fine, ogni menzogna e calunnia è stata dissipata, ma il tempo sottratto alla causa naturalistica non lo restituirà nessuno. La lunga esperienza del Parco D’Abruzzo – una incredibile avventura, narrata nel libro “Avventura Parco”, a cura di Francesco Mossolin- oggi è un prezioso patrimonio per tutti, e noi sull’Amiata possiamo approfittarne. Infatti Franco Tassi da sempre conosce la Montagna Sacra degli Etruschi, con il suo immenso valore naturale, e come sempre è pronto a spendersi affinché non vada perduto. Da qualche anno, nel silenzio calcolato della mala-politica, insieme a pochi adepti sta portando avanti un nuovo grande progetto: il Parco Nazionale del Monte Amiata. La risposta che ha avuto è stata sorprendente, ma non da parte delle evasive Istituzioni locali, bensì da tante persone fuori dal comprensorio amiatino. Ci sono stati prestigiosi convegni a Roma e a Firenze per esporre il progetto, alla presenza delle Istituzioni, così come ce ne sono stati sull’Amiata, dove però le piccole rappresentanze politiche – benché invitate – nella maggior parte dei casi non si sono viste. E’ stata ormai avviata sull’Amiata l’attività de “L’Università dei Parchi”, che porta giovani e meno giovani a formarsi nella nostra montagna, grazie a stage e seminari, e sono ormai tante le pubblicazioni presentate da noi in questo senso, richiamando interesse e forestieri. Il fronte del Parco sembra non perdere minimamente di forza, e ogni mese arriva un contributo, un nuovo “Rifugio Naturalistico”, una presa di posizione importante. Sta crescendo lentamente, ma inesorabilmente la consapevolezza di cosa sia davvero il vulcano nel cuore d’Italia, che mette a nudo chi predica  di ambiente con parole vuote, mentre razzola sempre con gli speculatori. Ma ora è tempo di alzare l’asticella, non basta più assistere, fare il tifo o mettere like su facebook. Ora è il tempo di schierarsi davvero. Chi vuole il Parco deve prendere posizione, e chi vuole la svalutazione deve venire a galla. Anche l’Europa sembra essersi risvegliata con il suo “Green Deal”, che prevede fiumi di fondi per le aree da proteggere, con conseguente opportunità di lavoro per tanti giovani. L’UE, finora dormiente e ingiusta, prevede adesso una strategia per la biodiversità per arrivare a coprire il 30% del territorio comunitario di aree protette. Il tutto facendo leva prevalentemente sulle “Aree Natura 2000”, di cui, tra Amiata e immediati dintorni, se ne contano ben quattro. Tutto questo fa pensare che sia arrivato il momento del riscatto per la “Montagna Sacra degli Etruschi”, dove potremo ritrovare il privilegio e la gioia di vivere. Ma se i lettori ci fanno caso, si nota uno strano silenzio. E’ il silenzio dei nostri politicanti locali, che per ora tacciono. Che cosa ne pensate, cari assessori? Dove siete, mentre il mondo nella sua tragicità ha bisogno di conservare oasi come l’Amiata e, per assoluta necessità, sta per premiarci? Cari uomini della politica, dopo non varrà saltare sul carro del vincitore. Esprimetevi adesso. Chissà che, contro ogni pronostico, non possa avvenire il miracolo anche con voi, e che il Vulcano, che molti vedono solo come industria o reparto del bruciatore della Regione Toscana, non possa rivelarsi anche ad alcuni dei vostri seguaci. Se volete un consiglio, fatevi trovare pronti per quando arriverà il momento. Ad ogni modo, abbiamo tutte le carte in regola, le persone, le esperienze e le intelligenze per andare avanti da soli. Il Professor Tassi con i suoi collaboratori si è portato più avanti di quanto si poteva pensare qualche anno fa. Il Parco Nazionale dell’Amiata sarà realtà: ed è tempo, per tutti, di decidere da che parte stare.
Intanto nel silenzio delle selve inesplorate, nella notte più buia dentro a irraggiungibili scogliere, due occhi brillano nel buio. Il misterioso “lupo cerviero” è al sicuro, sa che può contare su alcuni amici anche tra gli umani. E’ il simbolo della Natura indomabile, della sagacia e della saggezza che prevarranno sempre sulla stupidità degli uomini. Infatti della presenza della Lince Appenninica  – questo il nome datole dal suo scopritore Franco Tassi – ci sono molte prove e sarà un simbolo del futuro Parco Nazionale dell’Amiata: un luogo dove il messaggio prevalente sarà quello di rispettare gli spazi inesplorati, senza la smania di conquista, ma con il ritrovato fascino verso luoghi inviolati, da cui dipendono i destini delle civiltà più di quanto ancora pensiamo. E’ nella dimensione protetta del mistero, del mito e della meraviglia che bellissimi animali trovano ancora la possibilità di muovere i loro passi felpati e di consegnarci, con la loro presenza, l’energia creativa e spirituale di cui abbiamo bisogno. Il Parco Nazionale dovrà promuovere questo comportamento, per dare un’altra possibilità agli uomini di essere in equilibrio, e non cellule impazzite del meraviglioso spettacolo del mondo vivente. La misteriosa Lince appenninica ci aspetta al sicuro nel futuro Parco Nazionale del Monte Amiata, pronta a guidarci in una montagna che il materialismo ci aveva impedito di guardare, ma che rimane la fonte della nostra vita.
Chi vuole contribuire alla nascita del Parco si faccia avanti!
Libri Consigliati
Avventura Parco, Gli anni d’oro del Parco Nazionale d’Abruzzo –a cura di F. Mossolin; Stella Mattutina Edizioni
Misteriosa Lince – Franco Tassi; Stella Mattutina Edizioni