Sarteano: la poetessa Luisa Trimarchi protagonista di un incontro letterario con il suo diario poetico “Versi della dimenticanza”

“Versi della dimenticanza” è un intenso e continuo diario poetico, offerto  oggi domenica 25 luglio a Sarteano, dalla poetessa Luisa Trimarchi in un dialogo con Rosaria Sorrentino, dell’Associazione culturale SarteanoViva.Dipanando una complessa topografia sentimentale l’autrice ha la capacità di esplorare il cuore in libera pienezza. A dispetto del titolo dell’opera, tuttavia, il ricordo non s’attarda a restaurare immagini perdute nel fondo della memoria, ma ricerca la vibrazione attuale di quelle immagini. Ché da quel “sentire” perviene ad un energico riscoprimento del proprio dolore, talora perfino sconosciuto, ma generatore di volontà salvifica e occasione di nuova poesia.I pensieri affittiscono, dunque, in un sentimento crescente fatto di dato storico e tempo narrativo, unendo la vita al suo risentirsi, al suo sangue oscuro. La poesia di Trimarchi è davvero un “Aggrovigliarsi nel Pensiero”. Ma non solo: si attorce anche nelle ossa, nei capelli, nel ventre. È tangente a un terrore e ad una pace amniotici, dunque fiabeschi. una selvaggia, furiosa lotta tra l’espressione e la parola, che ossessiona.“Ossessione /Delle ossessioni / Cessare – infine – / Di vivere nelle / Ossessioni”, recita un’attrice  del gruppo Arrischianti. Ma una volta libera sbocciano immagini, cariche finalmente di silenzio:“Si compie sulla pelle / l’incanto delle parole / vive come certe sere /- nel cielo d’estate –/ dopo la pioggia che / infuria e poi tace”. Eppure Trimarchi non sa – e forse neppure vuole – abbandonarsi a quel distacco immaginifico nel quale il poeta brama entrare durante il dialogo prolungato con le proprie domande: ad un certo punto è come scordasse i punti di approdo e, spinto da quelle ma disappigliato, iniziasse egli stesso ad orbitare intorno al cuore. Ne deriva una esplorazione complessa e completa, di sguardi sempre diversi, contrastanti forse ma mai incoerenti. Così, senza capire la propria enorme memoria, o forse perfino spaventata da essa, l’autrice si contenta del suo continuo rigetto, di essa e della sua eco tagliente, del sangue che la sconvolge e la fa donna. Si sviluppa una lunga, prodigale, intensa affezione, per cui la sua scrittura ha forza disvelante in una emergenza vera e cruda, ancorché a tratti misteriosa, ammantata di tutte le trepidità di questa avvertenza.La memoria corre fino a Sarteano, luogo d’infanzia, di esperienze artistiche, di studio e di scrittura. Un luogo non neutro, insomma, non semplice fondale ma complice e protagonista esso stesso di un percorso in quattro sezioni, più una conclusiva. Ognuna fa parte del tutto, l’infanzia riflessa nel lago di Chiusi o Montepulciano, la terra cretosa dell’adolescenza, il cielo terso nei mesi estivi, per tentare in realtà di giungere oltre questi tre elementi, nella quarta sezione, dove si superala linea di confine,in un viaggio faticoso che conduce alla liberazione.Con sensibilità d’artista e affetto di padre la coglie Ennio Trimarchi, pittore e fotografo, che dai “Versi della dimenticanza” sa trarre una collezione di opere grafiche, esposte in occasione dell’incontro. Sono istantanee metafisiche dove la parola si fa finalmente tangibile e esperibile, piena di avvenimenti nuovi e di meraviglia. La decantazione del sentimento esce dallo spazio della narrazione per divenire emergenza positivamente e felicemente cosmica, ancorché la loro fisicità sia perennemente in bilico tra l’evidenza oggettuale e materica di cromie straordinariamente vigorose e il progressivo prevalere di una dimensione astratta e mentale.