Il testamento di Siena di San Francesco
Il “Testamento di Siena” o “Piccolo Testamento” – secondo la “Leggenda Perugina” (un’antica biografia)- fu dettato da S. Francesco a frate Benedetto nella primavera del 1226 (aprile-maggio), quando il santo è già gravemente malato. (Francesco scriverà nello stesso anno, in settembre, a pochi giorni dalla morte, un più “grande” e articolato Testamento).
Mentre dunque S. Francesco si trovava nella città di Siena, cominciò a sentirsi male con continui sbocchi di sangue e lancinanti dolori allo stomaco, come già avveniva da tempo. Tutta la notte penò in tale situazione fino all’alba, tanto che i suoi fratelli, vedendolo sfinito, in lacrime gli dissero: “Padre, che cosa possiamo fare? Benedici noi e gli altri tuoi fratelli e indicaci quali siano le tue ultime volontà. ” Ed egli disse: “Chiamatemi Fra Benedetto di Piratro”. Quando arrivò, il beato Francesco disse: “Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni. Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro, sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà, sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa Madre Chiesa”. S. Francesco, nel Testamento di Siena, riassume e ci ricorda tre valori fondanti della vocazione francescana:
– l’amore fraterno;
– l’amore e l’osservanza di nostra signora la santa povertà;
– la fedeltà e la sottomissione alla santa madre Chiesa.