Siena: applausi a scena aperta per il documentario dal titolo “Stai fermo lì” della giornalista e regista Clementina Speranza che dà voce alla storia di un giovane persiano
Emozione in sala e applausi a scena aperta per il documentario dal titolo “Stai fermo lì”della giornalista e regista Clementina Speranza che dà voce alla storia di un giovane persiano. La proiezione , nella versione integrale di 60 minuti,si è svolta presso la Limonaia del Giardino Segreto del Polo Civile del Tribunale di Siena. Avvincente, rocambolesco e a tratti toccante, un racconto che lascia il pubblico con profonde riflessioni e mette a fuoco il delicato tema dell’Iran di oggi e dell’accoglienza in Europa. La pellicola racconta infatti l’esperienza positiva del protagonista prima in Italia e le disastrose vicende subite in Germania. Le inquadrature strette riprendono la commozione sul suo volto, il tono della voce è sempre pacato. Le immagini in bianco e nero sono di repertorio o inquadrano il protagonista che oggi rievoca la sua vita. Lui si chiama Babak Monazzami, è un poliedrico artista, esperto di geopolitica, naturopata e parla 6 lingue. Era presente in sala e ha risposto alle numerose domande. STAI FERMO LÌ è un documentario con taglio giornalistico in cui il giovane persiano, BabakMonazzami, racconta parte della sua vita. Vuole vivere come un giovane occidentale ma questo gli comporta molti problemi, fino a costringerlo alla fuga dall’Iran. È l’Italia il Paese che sceglie. È a Milano che inizia la sua nuova vita, ed è finalmente felice: è iscritto all’Università, realizza anche un video musicale con la cantante italiana Giusy Ferreri, fa il traduttore per la Commissione Territoriale e per il Tribunale di Milano. Ma anche da Milano sarà costretto ad allontanarsi. Per un errore della Polizia tedesca viene trattenuto per 2 anni in un campo di rifugiati, anche se era già rifugiato politico in Italia. Si parla quindi di Diritti Umani violati, prima in Iran e poi in Europa, in Germania. Un trailer finale anticipa un secondo documentario sulla vita di Babak che, nel 2022 a Berlino, durante una delle numerose manifestazioni per “Donna, vita, libertà”, subisce una brutale aggressione ed è costretto alla sedia a rotelle. La regista ha anche raccontato altri episodi e che purtroppo ancora oggi Babak è vessato, ostacolato e costretto a restare Fermo lì. “Dopo l’aggressione a Berlino, Babak viene buttato fuori dall’ospedale dopo 4 giorni e con un referto di dimissioni falsificato. La convalescenza, poi, è stata compromessa dalla ginocchiata di un poliziotto tedesco che non voleva rilasciargli un unico numero di protocollo per le varie denunce fatte negli anni per le violenze subite – afferma Clementina Speranza -… Babak è un artista, videomaker, regista ha bisogno di muoversi, creare e invece è costretto a passare intere giornate sballottato da un ufficio a un altro in Germania, seppure ha già la cittadinanza tedesca. È stato pure multato perché è venuto in Italia per ricevere 2 premi, lasciando il Paese 10 giorni”. Il documentario ha già vinto diversi riconoscimenti. È stato premiato come Miglior Film Cinemigrare, all’interno della X edizione di Via dei Corti, il Festival Indipendente di Cinema Breve. È stato sottotitolato in inglese, francese e anche coreano perché è volato fino in Sud Corea al Museo di Arte moderna di Ulsan. Ha vinto tra gli altri, il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera In Italia all’interno del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e in sala sono stati proiettati i trailer degli altri film che hanno vinto il Premio per la Pace: SHALOM-SALAAM–PEACE di Alexia Tsouni (Grecia), ÇERX di MetinEwr (Turchia), EN CAMINO di Isabella Cortese, Federico Fenucci, Giuditta Vettese (Italia). I film premiati sono di lunghezze e tematiche differenti, ma tutti uniti da comune denominatore: il messaggio di pace.
Clementina Speranza ha recentemente vinto il Premio USSI 2025 (Unione Stampa Sportiva Italiana) proprio per STAI FERMO LÌ nella quale sono presenti 3 episodi che riguardano lo sport: 2 il calcio e uno il badminton.










